Archeologia Mondelliana




Sedersi, si era seduto, questo se lo ricordava. Sapeva di essere sulla spiaggia di Mondello e che era inverno. L’amico che lo ospitava in quella breve vacanza scavata per ritrovare sé stesso, lo aveva lasciato lì, andando a fare una passeggiata. “so quanto ti piace stare solo a guardare il mare fuori stagione”, gli aveva detto con una dolcezza imprevista, quasi protettiva. Aveva tirato fuori il suo foglietto, si ricordava anche questo, quel pezzo di carta, nonostante il vento giaceva contorcendosi vicino a lui. Non era fuggito, non lui. Guardò quella improvvisata lista di “cose da fare”. 


Due erano già spuntate a penna: 1-far pace con la tua città dopo anni di lontananza e non accusarla più ingiustamente di non averti voluto; 2-andare a Mondello. 


Dicembre è un mese clemente spesso e solo a Palermo. Questo fa male a chi la deve lasciare. Si era disteso le fasce muscolari del collo, aveva lasciato entrare un po’ di odori e profumi finalmente distinguibili dalla calca sudorifera agostana. Si ricordava, aveva chiaro anche il suo ultimo pensiero, voleva scrivere un pezzo per il giornale cui collaborava, un altro ritratto appena tracciato di uno degli eroi della sua memoria, coloro che avevano sacrificato la vita contro la mafia. 


All’improvviso un dolore lancinante, qualcosa si staccò da lui con un rumore di legno spezzato, da dentro di sé una bestia feroce lo aveva azzannato. Da lui era uscito qualcosa che faticava a capire di che specie fosse. Questa bestia era andata a caccia lungo tutto il periplo, lasciandolo esanime sul bagnasciuga. Quando si era rianimato aveva trovato qualcosa abbandonato sulla sabbia e una sensazione di dolore alle ossa del petto. Si era chinato a guardare, aveva davanti a sé i ricordi del mare della sua infanzia. Il panino ri carni e muddica, strategico, se ti cadeva sulla sabbia, l’impanatura si confondeva con la rena, le gabbine, la cui dimensione ipotetica variava a seconda del proprietario, per qualcuno era un semplice bugigattolo dove spogliarsi, per i più era un appartamento di duecento mq, ove soggiornare fino a notte, completo di cucine, doppi servizi, sala giochi e  vasta terrazza vista mare. La litania in stile arabo cantilenata per le fatidiche tre ore della digestione ai genitori dai loro figli,mipozzufariubagnupapà mipozzufariubagnupapà …? I pranzi luculliani che mancu tri ghiorna p’addiggiriri avutru chi tri uri.I tentativi delle mamme di minacciare la congestione ai propri figli per i tuffi anticipati dall’orario previsto esibendosi in acrobazie italiane, piuttosto che ricorrere al dialetto, p’un fari mala fiura cu ddà stracchiola rà gabbina nfacci; varianti che andavano da “convissione” a “commissione”, qualcuna più audace arrivava alla “cognizione”. 


Gli spostamenti dal fondo sabbioso alle rocce di Capo Gallo o l’Addaura, in corrispondenza dei primi amori e dell’esigenza di appartarsi. Le lunghe nuotate col padre, la pesca al largo con lo zio. U panellaru, tipico esempio palermitano di modalità di smaltimento e riciclo continuo di olio usato, nel senso che sicuramente friggeva con oli di macchina e sicuramente non li sostituiva prima di un’era geologica, un ambientalista ante litteram, sorvolando sulle sua modalità salivari di controllare se l’olio era caldo. Gli amici incastonati in quelle gite fuori porta, che adesso la vita stenterebbe anche a far riconoscere.


Lo fece riprendere del tutto il ritorno dell’amico. “andiamo?” gli chiese. Si alzò, per terra di quello che aveva visto non c’era più niente. Forse un onda più audace si era trascinata via tutto, come quando la schiuma del mare, dispettosa, annulla le scritte e le impronte sulla sabbia. Si ostinava a non voler pensare a un’allucinazione. La sua anima si era davvero sguinzagliata alla ricerca dei suoi ricordi sepolti a pelo di litorale, adesso aveva fatto ritorno, lasciandogli solo il dolce dolore della malinconia.
“che pensi?” , chiese l’amico porgendogli il casco del “motore”
“che i ricordi sono come il pane con la milza, che siano schietti o maritati, ci metti una vita a digerirli e quando pensi di esserci riuscito, ritornano su”


L’amico avrebbe anche sorriso di quella battuta da basso avanspettacolo, lo avrebbe fatto. Se, rialzando lo sguardo, non avesse intercettato sul suo volto due lacrime rivolte a quel bagnasciuga. 



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