Palermo e ritorno

Piazza della vergogna, sentimento a volte prepotente per te..




Cara Città con la C maiuscola, come ti chiama uno scrittore tra i più bravi a narrare di te, ovvero Roberto Alajmo, ti scrivo queste poche righe in vigilia di partenza, le vacanze sono finite e devo lasciarti, visto che ormai mi hai qualificato come turista. Lasciarti è sempre forte e facile allo stesso tempo, contraddittorio, lo so, ma è colpa tua che mi hai insegnato che non esistono sentimenti netti e precisi. Forse in altre in altre città si ama o si odia, si soffre o si è felici, il tutto in una giusta alternanza emotiva che rende equilibrati. Da te non si fa a tempo a gustare una sensazione che subito tu fai assaggiare il suo opposto, come passare dal pane con la milza alla cassata senza prima avere preso fiato o bevuto un bicchiere di Corvo Glicine bianco ghiacciato.
Con questa ambivalente sensazione tra mal di mare e desiderio di salsedine che vado via. E devo dire che ti odio, no, anzi ti amo. Non lo so. Mi sfuggono tante cose di te, almeno quante ne passano davanti a un marito cornuto mentre la moglie bona esce vestita di tutto punto solo per andare a prendere il pane, pur se il fornaio è sotto casa ci mette una vita. Forse, come un marito cornuto, io faccio finta di non vedere e macero. Per esempio non capisco perché ami chi ti usa, chi non ti capisce, chi vuole solo soldi da te e poi non ti contraccambia. Invece quelli che per te avrebbero dato più di una vita, se ne fossero stati dotati di esistenze plurime come i gatti, li lasci andare, oppure li fai lavorare sul filo del rasoio, li uccidi o li tieni reclusi in stanze blindate a guardarti a distanza mentre quelli che dovrebbero marcire in galera si fanno fare liberi un sacco di servizietti gratuiti da te. Quelli che vanno via magari mentre stanno partendo tu sei li che li guardi con il sorrisetto malizioso a metà tra “tihopresoperilculounaltravolta” e fattirivederegiàmimanchi”.
Tu mi hai lasciato andare quasi otto anni fa. Che per me sono trascorsi a sgranare vari tipi di rosari. Quello della rabbia incontrollata, fatto a grani grossi e pesanti, mi sono sentito abbandonato e lasciato partire senza una lacrima da te che non hai fatto nulla per trattenermi, poi è arrivato il rosario della strafottenza, quando lontano e costretto a lavorare in un posto diverso, scoprivo la gioia di essere padre e di avere una famiglia che mi ero creato io, che mi voleva bene più di te e dei tuoi capricci da vamp in decadenza. Poi l’amore per te ha bussato alla porta travestito furbescamente da affetto profondo per un amico in difficoltà ed eccomi di nuovo a guardarti a sembrarmi bella come prima e come il marito cornuto suddetto nella tua bellezza cominciavo a cercare i difetti, il seno cascante, le smagliature, i cedimenti, salvo poi scoprire che mi piacevi anche con la buccia d’arancia e i segni degli stravizi che certa gente ti fa fare. Stavolta eccomi con un rosario nuovo di pacca, quello della malinconia e del sentimento forte che ho per te che non ti sogni nemmeno lontanamente di corrispondere.
Adesso il nostro rapporto si è fatto civile. Ufficialmente io faccio finta che non voglio più tornare con te e da te. Infatti ultimamente ti ho portato a casa la mia nuova famiglia proveniente per intero dal posto dove vivo e che mai ti aveva conosciuta, mia moglie e mio figlio. Tu ovviamente da stronza seducente quale sei hai circuito la cosa più importante che ho, hai fatto innamorare il mio cucciolo dei tuoi odori, delle panelle, della brioscia col gelato, delle cazzille e dei cannoli. Bella mossa. Mia moglie ti ha trovata attraente ma ti ha tenuta a debita distanza. Devo dire che però inserita nel tuo contesto non sfigurava. Si muoveva bene e capiva l’idioma palermitano anche nei suoi aspetti criptici, in due giorni ti ha voluto bene civilmente e con educazione come un pezzo di me, una zita che ormai ha da pretendere solo un caffè insieme. né con lei tu hai cercato di allargarti. Almeno per ora, ma non so cosa covi onestamente. Magari mi piace pensare che da tradita come quasi tutte le femmine del mondo che ragionano col cervello cercherai di farti amica anche mia moglie e di sedurla per poi cercare di portarmi via. Ma so che lo faresti solo perché ti è stato sottratto qualcosa di tuo, non perché mi ami davvero.
Adesso che tutti e tre abbiamo ancora i tuoi pregi e i tuoi difetti davanti  agli occhi, vorrei chiederti un po’ di favori per la prossima volta che verrò a trovarti. Intanto vorrei che la piantassi di farti vedere così bella e così maleducata. O impari un po’ di educazione e accogli meglio chi ti ama o è inutile che ti vesti bene. la prossima volta quindi smettila di fare solo scena e offrimi un lavoro come quelli che fanno vivere bene chi resta con te. Allora possiamo parlare di frequentarci. Poi levami di torno le illusioni. Facendo le somme matematiche sei vissuta per quasi cinquanta anni con vecchi marpioni collusi che a citare i nomi ancora adesso vengono i brividi tanto puzzavano di mafia, poi per un ventennio, a stare larghi, hai avuto una ventata di primavera e di tentativi di legalità ma sempre provenienti da gente che veniva da un ambiente maleodorante e si è dato una ripulita fino a un certo punto, salvo poi accusare chi si faceva il sedere quadrato per liberare la Città di tenere i processi nei cassetti, infine sei ritornata in mano a quella gentaccia. Perché parliamoci chiaro credi che se il porco cambia nome e si mette il farfallino lo chiamiamo granduca? Per cui cortesemente o cambi manico e ti pigli uno che ti ama e ti rispetta, magari che per te  e la tua purezza ha rischiato la vita, oppure quelli innamorati di te come me te li scordi sempre di più, se vuoi che torniamo, per favore toglici questa sensazione di sconfitta che da fastidio come un brufolo sul culo. Poi togliti questa posa di antimafia di facciata e impara a combattere davvero per la tua onestà. Non ti fare vedere indignata solo il 23 maggio e il 19 luglio e con gente che manifesta sempre più venendo da altri posti e sempre meno palermitani, non fare scena con un paio (!) di negozi che si vantano di non pagare il pizzo e poi la situazione è sempre uguale, tanto che le estorsioni continuano. Falla finita anche con la vergogna dei finti estorti e finti fautori della legalità che hanno la scorta solo per figura, perché i veri estorti che hanno denunciato non camminano liberi per strada e fanno una vita da reclusi. Così come di una certa coscienza civica che litiga con sé stessa, ma che principalmente si preoccupa di dare allarmi sulla mafia solo per giustificare il proprio libro paga. Salvo poi una volta ottenuto, ritornare nel nulla.
Io due tre nomi di gente che potrebbe risanarti li avrei, ma è meglio che non li dico perché viziosa come sei già per pregiudizio non te li fai piacere. Ancora: smettila di fare finta di essere proiettata nel futuro quando ancora nei tuoi quartieri si ragiona col capozona che stabilisce pure le tariffe dei posteggiatori abusivi che prendono il posto delle strisce blu e dei gratta e sosta e con le persone insospettabili che fanno finta di lavorare per la collettività e intanto pigliano il pizzo. Piantala di dire che “gli altri sono tutti ladri” perché il pesce puzza dalla testa e certa mafia c’è ancora, ma magari non si quota ancora in borsa come Falcone denunciava inascoltato già dal 1989.
Poi per favore se ritorno fai una selezione naturale che dia il dono della parola solo ai palermitani intelligenti e con senso pratico e saggezza, perché ci sono, sono tanti e hanno voglia di fare. Fai tacere però quelle tipologie di palermitani che ragionano esattamente come te alcune volte che decidi di fare la sadica: fanno sentire a casa i turisti e di troppo chi in te ci è vissuto ma è dovuto partire. Non ne posso più di persone che “mi trovano cambiato solo perché non vivo più qui” oppure che mi illustrano le meraviglie con cui ti sei rinnovata che conosco anche io da trent’anni, che mi dicono “ancora ragioni e parli da palermitano” se faccio l’uscita in dialetto o conosco i posti dove si vendono alcolici tutta la notte. Levami di torno anche quelli che credono che “mi do arie da quando non bazzico Palermo”, nonché quelli che ti schifano e continuano a vivere con te sputandoti sopra e non facendo nulla per cambiarti, ma anche quelli che quando sanno che non ti sto vicino si divertono a raccontarmi le meraviglie che ogni giorno vivono nello starti accanto al posto di un mentecatto come me. non ne posso più di sentirmi trattato dai miei concittadini amici e parenti come un palermitano in trasferta, o sentirmi aggredito da chi si sente inferiore e si fa i film sugli innumerevoli vantaggi che ho da quando sto “al nord”.
Sono certo che non farai nulla di quanto ti ho chiesto, perché lo so come ragioni, resti li, mostri due panorami mozzafiato e io torno da te, più infoiato di prima e disposto dimenticare per quanto poco ti vendi e quanto ancora meno fa chi ti compra per averti. Tuo per sempre. Ci vediamo presto. 

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