Tanino Mercatali




I libri nella propria testa sono tutti belli, ognuno di noi pensa di scriverne uno. Anche chi non sa tenere una penna in mano. il genere umano è vanitoso per eccellenza, si sente dire a troppa gente “se ti raccontassi quello che mi è successo, io potrei scrivere un libro”. Potresti.
Tanino tu lo potevi scrivere un libro. Gli incipit c’erano tutti, ogni capitolo si apriva con qualcosa di promettente. Di solito le biografie delle persone comuni hanno bisogno di essere romanzate. Tu sei stato capace di ricondurre un romanzo dentro il budello di una vita sciatta. Un’impresa. Non hai nemmeno toccato il culo alla gloria e poi ha preso uno schiaffo per l’impudenza. Non sei stato ricacciato tra gli inferi dopo avere assaggiato il cibo degli dei. Le tue occasioni  si sono bruciate prima di togliere la carta dal pacco regalo.
Già cominci male, tutti ti chiamano Tanino, in realtà ti chiameresti Gaetano. In Sicilia è così, non fai a tempo a prendere le misure al nome che ti hanno dato che subito qualche parente buontempone ti estrae la colomba sacra del diminutivo. Non credo che il toro consideri un privilegio o una tenerezza quando il vaccaro gli marchia a fuoco le terga.
I diminutivi affettuosi sono marchi a fuoco sulla pelle. Ma ce lo vedi uno che si chiama, che so, Fausto, fare una importante requisitoria finale in tribunale, durante un importante processo e poi sentirsi applaudire dal pubblico al grido di “viva Faustino!”.
Qualcuno dovrebbe impedirli per legge. Intenerire con “ino, uccio, etto, uzzo” deve costituire reato perseguibile penalmente. Accorcia i sogni, evira le aspirazioni.
La prima mancanza di rispetto, a dimostrazione che i capitoli altisonanti di un libro si scrivono con il giusto nome, te la fanno già da piccolo.
Erano i primi del novecento, stavi girando per le zolfatare di proprietà di tuo padre a Villarosa, in provincia di Enna. Almeno così tramanda la leggenda. Con questi elementi si potrebbe partire col piede giusto. La tua biografia promette bene.
Tuo padre si allontana a cavallo, tu sei indietro un po’ più solo e incontri due individui.
-         Chi faciti cà? itivinni- che fate qui? Andatevene!, lo dici con fare di chi da quelle parti comanda.
-         Comu ti permetti carusieddu, ora ti fazzu abbiriri iu!- come ti permetti piccoletto, ora ti faccio vedere io, uno dei due si alza e ti dà una scudisciata sulle chiappe.
Non sai se è il dolore o l’umiliazione, ma vai via masticando rabbia e lacrime. Non dici niente, ti hanno insegnato presto che gli uomini d’onore non parlano.
Ma tuo padre è fatto della pietra delle miniere che ha. Fuori è brullo, ripido, scorbutico. Dentro ha una linfa che lo arricchisce. Ti vuole quadrato. Ti vede strano. Un padre di quei tempi che nota le stranezze di un figlio è merce rara.
Si avvicina e ti chiede cos’hai, non rispondi, ti tocca inavvertitamente e tu guaisci, come un cane.
-         Cu fù? – chi è stato? dice tuo padre, gli occhi adesso hanno lo stesso spessore della lama del coltello che porta alla cintola. Non lo domanda però. Una domanda presuppone che qualcuno ti usi la cortesia di rispondere. Tuo padre è già oltre. È già al pensiero di toccare chi ha osato violare le tue carni.
Per i costumi dell’epoca, chi possiede o sorveglia le miniere di zolfo è potente. Essere potenti in Sicilia, significa essere temuti e rispettati. Non solo per l’autorità, ma per quello che può conseguirne nelle violazioni della stessa. I due tuoi fustigatori non lo sanno, ma in un colpo solo si sono bruciati. Giravano indisturbati in territori che non gli appartenevano e hanno osato toccare un bambino
Tuo padre incrocia i due in paese. Si limita a farsi vedere, i due lo riconoscono, quasi implorano perdono, non sapevano chi fosse quel ragazzino.
Forse tuo padre sarebbe passato sopra alla loro impudenza di trovarsi in territori non loro, forse li avrebbe avvertiti o farli avvertire amichevolmente di non rifarlo. Ma la sua frase suona come una sentenza, se vogliamo vedere un codice di giustizia, come campana a morto per un codice d’onore.
-         Abbassia ci perdonasse!- vossia ci perdoni!
La sua risposta sembra dare un barlume di speranza subito dilaniata:
-         Sì, ma u picciriddu è nicu- si ma il bambino è piccolo. Alle loro reiterate implorazioni ripete solo un’altra volta la stessa frase, u picciriddu è nicu. I bambini non si toccano, no devono entrare nelle logiche che regolano il mondo degli adulti.
Fa comodo rivestire tutto di leggenda, sarebbe un degno inizio della tua vita, il manto di mistero resta e ci piace tenerlo. Attenendoci ai fatti possiamo quindi dire che nessuno vide più i due in paese, nessuno seppe più dove fossero.
La biografia ha un incoraggiante inizio, tu vai di pari passo con lo svilupparsi delle logiche economiche in Sicilia.
Quando il centro di tutti gli affari siciliani sembra essere diventato Palermo, tu sei lì, ragazzo in rapida crescita in sella a due conflitti mondiali, passato e da venire, completamente diversi tra loro. il primo ti ha carezzato il capo di neonato e ti ha visto bimbo, il secondo ti attende a braccia aperte come giovane di sana e robusta costituzione, un vero maschio come la cultura dell’epoca impone. Catapultato in questa nuova realtà. In tasca la tua grande capacità di adattamento. Ma questo capitolo si apre con lo stesso problema con cui si è chiuso il primo, ti chiamano sempre Tanino.
Forse è per questo che nemmeno tua moglie ha una grande considerazione di te. L’hai trovata molto bella. Concupita da tutti. Ambita da uomini importanti che le avrebbero fatto ponti d’oro. A quanto si dice l’hai conquistata con l’inganno. Hai detto ai tuoi superiori che volevi una licenza matrimoniale. In quel periodo la guerra era imminente e raramente si concedevano regali. Figurati se si permetteva a un militare di leva di far finta di sposarsi. L’hai messa davanti al fatto compiuto.
-         Io sono venuto a sposarti-
-         Io non voglio sposarmi con te-
-         Se torno in caserma senza essermi sposato mi aspetta la corte marziale, tanto vale andarci per omicidio, o mi sposi o t’ammazzo-
A guardarti non ti si darebbe un baiocco sulla tua capacità di violenza, ma evidentemente la minaccia ha raggiunto lo scopo. Ti sei sposato.
Già questo non fa un capitolo di una biografia onorevole. Forse dovremmo scartarlo. Fa di te un uomo piccolo. Come il nomignolo che ti porti appresso.
Tua moglie non ti chiama mai Tanino. A dire il vero tua moglie non ti chiama per niente. Si rivolge fin da subito a te con quello che ha da dire, senza pronunciare mai il tuo nome e tu sei convinto che passerà. Prima o poi sarete una famiglia.
Nel frattempo non è che le tue imprese siano da ascrivere a eroismi.
La tradizione vuole che tu abbia la capacità di farti zerbino. Di compiacere la gente che ha il potere, di farti volere bene da chi può decidere. Ecco perché fai l’attendente a un ufficiale in caserma. Un buon nido caldo, niente guerra, spari e fango. Chissenefrega se non scrivi lettere tra una granata e l’altra in trincea. La tua carcassa sta bene dove sta. A strigliare cavalli per quell’uomo più alto in grado che ama l’equitazione.
Certo che il destino per provare a beffare un uomo così piccolo ce ne deve mettere di occhio.
Anche tu hai rischiato, la tua seconda guerra mondiale non è stata tutta rose e fiori. Adesso che sei quasi cieco e certamente troppo vecchio, ti consolano gli occhi della memoria. Allora ti ricordi quella volta che dovevi presentarti alla stazione per partire. Destinazione eroica ma poco confortante. La campagna di Russia.
Sei stato un genio. Magari questa pagina della tua giovinezza la strappiamo. Ma davvero sei stato una volpe. Come chiamare altrimenti quel misto di istinto e furbizia?
Non ti sei presentato alla stazione, ma al contempo sei andato a piangere dal tuo generale, che non ti lasciasse partire, che ti imboscasse, in fureria, in cucina, al cesso. Ogni posto ti avrebbe visto invisibile.
Ce l’hai fatta. Non sei un disertore. Forse lo specchio per un po’ è difficile da affrontare, ma anche Don Abbondio a modo suo era un eroe.
Questa parte la stracciamo. Ma l’altra va scritta. Un comico tempo fa diceva che la fortuna non è tutto nella vita, c’è anche il culo. Aveva ragione. Mentre la fortuna è un fenomeno continuo e irritante che tiene una persona sotto una buona stella, il culo è intuitivo e casuale, capriccioso. Come quella volta che tornavi a casa con una sporta di provviste militari piena fino all’orlo. Avevi preso un po’ di roba in caserma, dopo l’imboscamento eri diventato cuoco, o meglio, pelapatate. Il problema è che in tempo di guerra col razionamento e con le tessere annonarie, quello che stai facendo è più di un furto. Questa pagina sarebbe da stracciare, se non fosse che diventa pittoresca e comica nella sua drammaticità. Ti fermano due soldati. Guardare è arrivato lì dove ancora non è giunto il chiedere. Hanno capito, ti fanno delle domande su dove hai preso quella roba, ma hanno già deciso. Dovresti metterti nei loro panni. Incazzati come bestie per il cibo che gli viene centellinato, per la lontananza da casa, per la guerra. Magari si prenderanno loro quello che hai rubato tu. Ma nel frattempo la legge marziale è dalla loro. “chiunque sia sorpreso a sottrarre beni militari per uso personale è passibile di fucilazione sul posto”.
-         Mettiti al muro, fermo-
Quel rumore di grilletto che si alza, a volte ti perseguita la notte. Ma tu non sai dire “ho paura”. Tua moglie poi sembra tutto tranne che disposta ad accoglierti e a fare da calda custodia del tuo cuore, e sì che è un po’ più massiccia di te.
Il capriccio del destino è poliedrico. Quello che per qualcuno è una tragedia per altri è un bene.
Il bombardamento di quel giorno fu tremendo, non si contarono i morti, si seppellirono e basta. Addirittura un intero palazzo fu spianato senza nemmeno cercare le vittime, così vuole la tradizione. A pochi passi da tutto questo c’eri tu. Si può essere felici per tutto questo? Tu lo eri, lo sarebbe chiunque. Questa la possiamo scrivere Tanino, ormai non fa più male a nessuno.
Le note dolenti iniziano ora, caro mio!
Nel dopo guerra sei un uomo che ha accesso a molte cose. I cambiamenti in città non sono mai vissuti come delle innovazioni. Le lumache del potere magari si sono allontanate dalle tane. Ma nel frattempo hanno lasciato altre lumache a sorvegliare. Pian piano, strisciando, rientrano a casa loro. Però hanno bisogno di manovalanza. La guerra ne ha dispersa parecchia. Palermo è capitale del cambiamento statico. Gli edifici che ancora oggi portano cicatrici delle bombe stanno a dimostrarlo. Un turista distratto potrebbe pensare a una rivalutazione storica del patrimonio architettonico, ma in tutti i settori della vita cittadina non si va appresso alle mode. Magari si frequenta il locale di tendenza, magari si festeggia la squadra in serie A, alla fine la sostanza non cambia. Cuonzala comu vuoi sempre cucuzza è – combinale come vuoi sono sempre zucchine.
Il palermitano non mette mano, tanto quello che il destino ha fatto prima o poi rifarà o scombinerà.
Tutto sta nel ficcarsi negli anfratti.
Tu hai bisogno di pane, due figlie, che tra parentesi sono uguali alla madre. Quindi un po’ ti odiano.
Al tuo posto c’è da sentirsi circondato. Troppe donne, tutte coordinate da quel donnone a cui si dice tu alzi anche le mani. A volte bevi troppo. Addirittura una volta hai provato ad ucciderla con una bottiglia rotta. Ma qui la cronaca diventa leggenda e le fonti ormai non sono attendibili.  
Però Tanino, anche tu, ma ti sembra questo il modo di attraversare la storia di quegli anni? Eri immediatamente dopo i primi piani e sei riuscito a diventare tappezzeria, sei riuscito a passare dalla porta di servizio stando zitto.
Eri riuscito a entrare nelle grazie di un uomo potente, potentissimo. Deputato di una coalizione che a Palermo ha fatto il bello e il cattivo tempo, comandato e disposto anche quando pareva chiaro di che risma fossero i suoi appartenenti. Negli anni del boom economico, in quelli dell’Italia operaia, tu facevi “u spicciafacienni all’onorevole”, lo spiccia faccende dell’onorevole. Praticamente lo scarrozzavi ovunque e gli facevi le commissioni. A lui e alla famiglia. Gli ambienti politici odierni ti qualificherebbero come “stagista”, “membro dello staff della segreteria dell’Onorevole G.
Ma i palermitani sanno essere prolissi quando bisogna allunngari u bruoru, allungare il brodo della chiacchiera, per vanteria di rigonfiamento di petto, solitamente per descrivere le avventura cu una fimmina.
I palermitani sanno essere sintetici per quei lavori ondivaghi. Non qualificati. Degradanti ai più ma che ti tengono in prossimità del potere.
Potevi chiedere favori all’onorevole. Non ne sei mai stato capace.
Ma c’è di più. Tu sei stato la prova vivente di quello che si è sempre mormorato. Si diceva che i voti si comprassero con beni di prima necessità, come pasta o pane, avevi la casa piena. Forse memore della tua esperienza con i soldati, non volevi che venisse toccata. Né tua moglie né le tue figlie dovevano metterci mano.
A quei tempi si distribuivano i buoni benzina, valevano come i soldi. La finalità era uguale, do ut des servivano per quello che molto, troppo dopo verrà denominato voto di scambio, io ti metto la crocetta su quelli che tu candidi, ma in cambio tu mi fai dei favori. Più voti ti porto più grosso è il favore. È sempre andata così, tutti abbiamo fatto finta di non sapere e ci siamo succhiati il ditino.
-         Papà, posso prendere un po’ di buoni benzina per uscire col mio fidanzato?, così facciamo rifornimento alla macchina senza spendere-
-         No!-
La risposta era sempre no, addirittura fino al punto che hai continuato a negarli anche dopo scaduti. Forse un po’ per dispetto, visto che ti sembrava di essere un paese confinante di una superpotenza governata da un gineceo a tua figlia negavi la chiave per una uscita col fidanzato, il biglietto d’accesso a un’ora di paradiso. Che tanto credenti come erano, tua figlia e il fidanzato, giusto una guardata si sarebbero scambiati, forse si sarebbero tenute le mani arrossendo vicendevolmente.
Ma già questo, Tanino, già il fatto che tu sei stato la reliquia vivente del legame tra corruzione e politica, basterebbe a farti raccontare ai nipotini qualche gustoso aneddoto. Tu puoi affermare di avere avuto in casa le prove che nelle campagne elettorali si distribuivano beni effimeri e voluttuari, in cambio di voti.
Ma si sa, i miti sono tali proprio perché niente può provarne il contrario. Ettore è morto da eroe ucciso da Achille fuori le mura di Troia, Leonida guidò trecento valorosissimi spartani a morire per difendere la patria dai Persiani, barbari e invasori. Nessuno può negare la tradizione orale.
Per questo senza ombra di smentita raccontavi questo e altro al tuo nipotino. Ne avevi uno solo, figlio di una delle tue figlie.
Col tempo il rapporto ha smesso di essere una guerra. Tua figlia viene col marito a casa vostra, spesso vi lasciano il bambino. Tua moglie sorveglia che questa figlia non abbia a deluderla come l’altra che ha sposato un poco di buono.
Le tue figlie sono innegabilmente tue. Lo sai. Lo sapevi anche quando hai detto l’inutile cattiveria che una delle due non lo era. Lo dicesti a tuo nipote ormai adulto. Quando uno dei tanti conflitti interni squarciava la tua famiglia come un lenzuolo lavato male e usato per stracci. Il sangue non mente, traccia visi, nasi, espressioni e facce, aldilà delle illazioni. Ma il fatto che ogni tanto tu possa dire qualcosa per il puro gusto di mentire, fa sì che quello che dici non venga sempre preso sul serio.
Solo che ogni tanto ti piacerebbe fare più parte di quel gineceo. Tua moglie e le figlie hanno un loro equilibrio e delle loro leggi che ti sfuggono. Ti fanno anche incazzare a dire la verità.
Però tua moglie riesce a farti fare alcune cose solo dando ordini. Tu ubbidisci. Quel tuo passato che ti hanno appiccicato di uomo violento al tuo nipotino non è nemmeno immaginabile.
Non capisci nemmeno gli spostamenti degli equilibri, Tanino.
Tua moglie ha due figlie, fin qui ci siamo. Tu sei il padre, questo è innegabile. I punti fermi ci sono. Ma a un certo punto tu capisci che una delle due è più favorita dell’altra. Più viziata, più coccolata. L’altra viene palesemente trattata peggio. In un barlume filosofico, verrebbe da scrivere che casualmente viene bistrattata proprio quella che delle due ti somiglia di più. Fisicamente e nei modi di fare.
Ti adegui anche al modo di gestire i rapporti. In questa casa affetto non ce n’è. Fattene una ragione. Se devi scrivere una pagina del tuo libro su questo, scrivilo a lettere cubitali.
I dati certi però si fermano qui. Poi è tutta una danza di alleanze strane. Tua moglie per tanto tempo sembra adorare la figlia più grande. La piccola ti somiglia, questa somiglianza fisica gli costa cara, infatti viene trattata da inferiore. Ma non in maniera occulta, tua moglie a quella figlia glielo dice in faccia che non è la preferita. Forse per questo riuscirà a creare un clima strano, di rivincite mai prese e di rancori trasformati in affetto.
Tu Tanino ti stai assestando. Pian piano capisci che la tua vita può essere vergine solo fuori da lì. Dentro casa tua non hai margini. Non hai spazio, né parola. Fosse per le parole non ne dici mai tante. La chiacchiera ti verrà solo nella vecchiaia, quasi che la parola fine la volessi scrivere in posti lontani dal silenzio.
Proprio il silenzio la fa da padrone in un tuo atto topico. Scrivessimo il tuo romanzo a questo punto tu dovresti cristallizzarti. Questo è il momento in cui dare senso a tutte le pagine che il lettore avrà sfogliato magari di malavoglia.
I fatti, almeno come li hai raccontati. I notabili cui fai i servizi, nascondono una persona dentro la sede del partito.
A Palermo ti nascondi per due motivi. Sei onesto e te l’hanno giurata, sei disonesto e sai a chi rivolgerti.
In questo caso c’è gente importante che a quanto pare ha voglia di nascondere qualcuno, tanto da rischiare di metterlo in un posto scomodo.
La location, per usare un termine adesso in voga è fortemente simbolica. L’interno della sede del partito.
Ma tu ci pensi Tanino? Stavi in mezzo alla storia. Se un sociologo, un magistrato che dopo essere sopravvissuto a mattanze di giudici scomodi, a tritolo e kalashnikov, uno scrittore o qualcuno che ricopre tutti e tre i ruoli, decidesse di scrivere un libro, di te avrebbe potuto scrivere:
quanto ai legami tra mafia e politica, se degli anni fino al secondo conflitto mondiale ne esistono avvisaglie, il dopo guerra, vede un episodio al culmine. Per la prima volta gli inquirenti hanno la prova schiacciante che il maggior partito del capoluogo siciliano, nascondeva nella propria sede elementi di spicco della criminalità organizzata. La prova si ebbe grazie al coraggio di un maresciallo dei carabinieri che vede di fatto entrare una persona ricercata e qualificata come pericoloso latitante,  all’interno della sede del partito. Giusto di fronte alla caserma. A quel punto, atteso il momento in cui all’interno ci fosse solo una persona oltre che il ricercato, il maresciallo bussò alla porta. Non avendo un mandato potè solo dare un’occhiata in giro. La persona dentro lasciò fare, ma era chiaro che nascondesse qualcosa. Inutile negare che il maresciallo non poté riuscire nell’intento di arrestare il latitante. Evidentemente ben nascosto.
Nessun sociologo, niente magistrati che hanno smesso di esserlo e si sono buttati in politica coltivando la dolce arte della scrittura.
Semplicemente ogni uomo è un libro. Va saputo sfogliare. Ma se dentro di sé non ha scritta una storia con la giusta enfasi, nessuno la ascolterà. Ci vuole anche un certo carisma per dare un valore al proprio passato.
A te è passata davanti una minuscola porzione di vita un po’ diversa. Il sapore era stran. In quel momento ti sentivi un eroe. Ma chi può davvero dire cosa sia un eroe?
In teoria tu pensavi di meritarti un encomio solenne. Era successo che ti avevano chiesto di sistemare in un nascondiglio quell’uomo. Leggenda vuole fosse un controsoffitto. A quanto pare era un uomo con trascorsi poco onorevoli. Quindi era un uomo d’onore. O no?
Ma questo non importa a te importa che in quel momento vorresti non essere lì. Non lo sai, ma stai tra la legge e il crimine. Sei in mare. A equa distanza tra il relitto che affonda e la riva. In entrambi i casi può essere pericoloso decidere.
Il maresciallo vuole entrare. Le tue poche informazioni che balenano in mezzo al sudore sono dirette a tenere lontano il latitante e il maresciallo. Sudi, ma non cedi. Lui entra e non trova. Tu non entri nella storia e ognuno va per la sua strada.
E adesso Tanino? Potevamo sfruttare meglio questo pezzo di vita. Ma è troppo tardi. Tu eri il tramite tra il mondo politico e tutto quello che in Sicilia regge lo scenario e il teatrino. In un film con tanti effetti speciali, tu eri dietro, tu capivi i trucchi. Ma non ti sei vantato per questo. C’era poco da vantarsi.
Poi a te interessava avere il comando della tua famiglia. Che invece ti delegittima sempre di più.
Non hai voce in capitolo, parli solo dopo che tutti hanno già deciso cosa fare. In più hai questa nomea di padre odioso per le tue figlie. Ti monta una rabbia dentro. Ma sarà sempre una rabbia fine a sé stessa.
A volte hai proprio l’aria patetica. Cerchi di essere più autoritario, ma come in una scena comica scivoli su una merda proprio quando dovresti guadagnare solennità.
Le tue figlie prendono strade che le fanno attorcigliare su sé stesse. Da un lato ti isolano e ti tengono in disparte, dall’altro fanno a gara a imparare l’arte del rancore e dell’odio sordo che tua moglie dispensa a piene mani. È una donna strana tua moglie. Vuole bene, è generosa, disposta ad aiutare. Ma guai a contrariarla, ad andare in una direzione diversa.
La tua figlia maggiore, quella che più di tutti tua moglie avrebbe elevato a esempio, continua a esserlo. Un cattivo esempio però. Si gode la vita e frequenta gente non proprio raccomandabile. Ma non è proprio così, semplicemente per l’epoca è troppo autonoma.
Sceglie come compagno di vita un uomo. A suo modo una brava persona. come si può essere brave persone a Palermo sviluppando l’arte di arrangiarsi.
Tra i colori che esprime questa città esistono tantissime tonalità intermedie e irriproducibili. Ma tu questo lo sai. Palermo ha cielo e mare di azzurri non censiti in nessuna tavola cromatica, ha una struttura multirazziale imbarazzante per la sua promiscuità. Ma ha anche il bianco dell’onesta di chi vive in miseria “ma miegghiu chistu ca iri arrubbari”, il nero di chi sa come vanno le cose e nelle fogne del potere trova merda che si trasforma in oro.
In mezzo a questi colori netti c’è un circo. Nani ballerine esperti nell’arte del piccolo furto. Lecchini di professione che insegnano ai figli a esserlo altrettanto, famiglie con il notabile cui portare a cassatiedda e u cannulicchiu alla domenica, “hai visto mai che poi ci fa il favore di farti entrare in Regione Figghiu miu”.
Tu questo mondo di questue e favori scambiati lo conosci bene, tu hai sfiorato la tenebra, ma sei sempre rimasto alla luce. Tuo genero non ti convince poi così tanto. Espansivo, è espansivo. Però ha l’aria di uno che nel ghetto di certe cose losche che si fanno ma non si dicono sembra sguazzarci. Quantomeno sa nuotare bene.
In compenso ti accorgi che il periscopio emotivo di tua moglie, dopo una solenne virata ha rivolto lo sguardo verso quella coppia da fotoromanzo di recente formazione. Alla fine degli anni sessanta tu in casa trovi l’intero panorama di quel periodo adolescenziale tormentato.
Hai una figlia contestatrice che rinnega le regole familiari e fa di testa sua. Inoltre rifiuta ottimi partiti. Ha sempre avuto un debole per il tipo di uomo bello e maledetto. In fondo quel fidanzato di tua figlia è quasi come te. Non sei bello, ma nessuno può dire che nell’ambiente familiare tu non sia maledetto. Su questo aspetto si potrebbe insistere per esempio. Anche il male ha una sua perversa bellezza. Intere frotte di donne nelle fascia di età tra i trenta e i quaranta, forse anche oltre, si sono letteralmente bagnate, eccitate, inturgidate di fronte al monologo di Al Pacino ne “l’avvocato del diavolo”. Un attore che non è bellissimo ma prende a palate di fascino chiunque.
Dovremmo insistere su questo lato del tuo look. In questa fase della tua vita, sei non più giovane , ma maledetto. Potresti avere anche il fascino di certi uomini di potere, quelli che poco parlano e tanto coordinano. Ma sei troppo emotivo. Non sei freddo. Tu pensi solo a sfangarle tutte. Ecco perché poi quella merda su cui scivoli si ripresenta inesorabile. Non hai credibilità, né la pazienza di essere una figura di riferimento.
Intanto la scialuppa dove ti trovi tu sembra arrancare a fatica rispetto alla corazzata formata dalle donne del tuo gineceo.
Per la madre delle tue figlie sono momenti duri. Lei è cresciuta con un punto di riferimento. Quello che gli altri possono pensare. Non le si può dare torto, l’apparenza è il nutrimento del palermitano. Forse anche del Siciliano in genere, ma non è questo il momento di fare filologia.
Tutto all’esterno deve essere virtuoso. Tutto deve apparire lindo e pinto da giudizi e maldicenze. Ma si sa, più uno si adopera a tenere pulito, più i maiali vengono attirati. Poi ci sono quelli che godono a parlare male di te solo per farti addannare.
Insomma, alla fine la matrona, moglie e madre vira l’intero transatlantico degli investimenti emotivi della famiglia e punta decisa sull’altra figlia.
Meno appariscente, cresciuta nella disistima, fidanzata a un futuro professore.
Meno pericolosa, intrisa di cultura cattolica, quel che più conta l’unica che donerà alla famiglia la gioia di un erede.
In fondo a tutto non occorre guardare. Quando scavi e hai il culo di trovare pezzi archeologici rari, devi fermarti. Può succedere anche che ti capiti di trovare anche reperti scadenti. Vecchie tracce di beghe familiari di infimo ordine.
Quello che importa qui è dire solo che a quel nipotino in fondo gli hai voluto bene, in fondo hai voluto bene a tutti. A parole hai fatto male, ma anche perché in fondo nessuno ti ha saputo davvero prendere. La vecchiaia che non va come vorresti poi rende acidi. Quando tua moglie è morta l’hai pianta il giusto. Era passato tempo, ormai tra uno scossone e l’altro la famiglia viveva litigata il giusto. Il bollettino di guerra recitava un nipote all’università, una figlia a cui non rivolgevi la parola su perentorio ordine di tua moglie, un genero che era la causa di questo silenzio.
Già perché l’ex bello e maledetto aveva avuto la bella pensata di provare a salire i gradini delle fogne di potere panormita. Alcuni settori commerciali sono a chiara vidimazione poco lecita. Diciamo che tuo genero aveva pensato bene di cavalcare il settore commerciale import export. Di cosa non si sa. Ma se ti vengono a prelevare alle tre di notte a casa i poliziotti, qualcosa deve pur significare.
Il buio della cella per lui, il litigio tra madre e figlia per te. Natali ognuno a casa propria, rancori, sangue marcio. Poi tua moglie che ovviamente vede i fantasmi delle calunnie altrui, si scorda bellamente che ognuno rovista nel torbido altrui, perché nel proprio c’è da farsi venire le vesciche alle mani e i dolori in petto.
Non ha retto al dispiacere di un arresto finito sui giornali. Ti ha lasciato solo.
Poteva essere il capitolo della rinascita. Una famiglia che rifioriva sotto la tua egida.
Invece è stato un rompete le righe.
In sintesi, il professore e la figlia con ammirazione “di scorta” si separano, non si sa perché, né t’importa, tanto basta che a te dicano che lei va in un’altra città per lavoro. Ogni tanto chiedi dei chiarimenti su questo esodo, ma in famiglia sono poco disposti in merito.
Il bello e maledetto, tornato a casa a chiusura del primo grado del procedimento, dice a tutti di essere stato assolto. Nel frattempo dentro sé sale l’angoscia per una condanna a quindici anni di carcere. L’imputazione è aver fatto materialmente da corriere per traffici di stupefacenti tra il Veneto e la Sicilia. A nulla vale il suo proclamarsi non colpevole.
In effetti c’è il tuo nipotino che comincia a masticare diritto, si è iscritto a giurisprudenza, lui un giorno chiede effettivamente a tuo genero come mai ricorra in appello da innocente. Lui si difende proclamando che vuole ottenere un risarcimento per ingiusta detenzione.
Fatto sta che una mattina l’appello fissa un’udienza con un giudice imprevisto. La moglie lo trova rigido, accanto a lui una bottiglia di scotch e un pacchetto di sigarette. Aveva già avuto tre infarti. Scrivessimo della sua vita e non della tua Tanino, ci sarebbe da romanzare parecchio su questo modo leggendario di andarsene tra alcol e fumo.
Il bollettino di guerra si accresce di morti e feriti mentre tu continui a farla da spettatore. Tua moglie non c’è più, una tua figlia si è separata dal marito (cazzo, diciamo le cose come stanno, tutti a ballarti intorno e a raccontarti stronzate!), l’altra tua figlia sempre più incazzata, il tuo genero bello e maledetto che muore like a James Deane.
Adesso con meno gente a comandare ti dovrebbe essere facile mettere pace. Invece no. Sbatti i pugni, ma le figlie sono uguali alla madre, anzi più grandi e incazzate.
Finisce che vai a vivere con la figlia reietta, la contestatrice. Quella che ti ha dato un genero simpatico e generoso, ma finito in fauci sbagliate. Il genero  professore ti tratta bene e il nipotino è presente il giusto. Ti affezioni a una famiglia nucleare, in fondo è il richiamo del sangue. In più il professore è ancora regolarmente sposato, questo accresce il tuo dubbio amletico su questa separazione strana, in fondo è giusto così. L’altra tua figlia non era nemmeno sposata, il contrabbandiere aveva lasciato la famiglia e due figli per viverci insieme. Bello, maledetto e morto con due famiglie alle spalle. Gli mancava solo di essere un rocker.
Vorresti essere il leader di questa accozzaglia di freak. Ma non ti riesce, ti coglie anche lo sgradevole istinto di essere chiamato in causa solo quando c’è da pagare qualcosa. Ti chiedono sempre del denaro. Tutti. A volte fai anche dei dispetti. Lo regali o lo presti a persone che sai che non restituiranno nulla, così, solo per richiamare l’attenzione su di te. Hai capito che è l’unico modo per avere un po’ d’affetto. Poco importa se intossicato, poco importa se le tue figlie non si rivolgono a te con dolcezza.
Direi che può bastare Tanino, se cominciamo a guardare a ritroso ci prende una sensazione amara. Sembra che più andiamo avanti e più diventi comparsa di questi capitoli che ti riguardano.
Direi che abbiamo abbastanza elementi per potere buttare giù un nuovo personaggio, diverso dallo squallore arrugginito dall’acqua del fiume del tempo. Non scorriamo altre pagine, soffermiamoci a te nel momento storico in cui Palermo la vivevi portando a spasso gente importante.
Lasciamo perdere quello che è successo dopo. La morte per tumore dell’altro tuo genero, le liti con le figlie, il clima irrespirabile degli ultimi tempi. A volte ti affacci e pensi che sino le ultime date della recita. La compagnia si sta per sciogliere, ognuno andrà per la sua strada. Il maledetto e il professore si vorranno bene come se ne volevano in vita. Si trovavano simpatici e nonostante i vari embargo imposti da mogli e suocere, trovavano molte cose in comune. Chissà, ci piace pensare che si invidiassero reciprocamente, che volessero prendere un po’ della vita dell’altro. Le due sorelle, tolto tu saranno unite, morbosamente in matris memoriam. Non hai sentito bene, ormai sei sordo e cieco e fai apposta a far finta di isolarti, ma sembra che tuo nipote sia padre. Non ti chiedi come sarà il tuo pronipote. Non ti importa. Il libro è finito, possiamo metterlo alla stesura finale. Poi te lo porto corretto e riveduto. Va bene Tanino?...Tanino, mi senti?, Tanino svegliati, non giocare, Tanino?

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