L'avvoltoio Salutista






La specie dell’avvoltoio salutista è in natura la più perniciosa. Apparentemente innocua, crea invece disagio, fastidio e ricerca affannosa tra codici e leggi se per caso il suo comportamento non sia passibile di arresto ed ergastolo buttando via la chiave. Ma poichè tale pena non viene comminata nemmeno a criminali che la meritano, inevitabilmente è una speranza effimera.
Egli vive cibandosi di tragedie, in mancanza di accadimenti che movimentino la sua giornata, capace di pianificare il suo pasto o di trovarlo invece casualmente in giorni in cui nemmeno programmava di fagocitarsi.
L’avvicinamento pianificato alla preda o il suo reperimento casuale modificano sensibilmente il suo comportamento. Tuttavia quasi uniforme al momento in cui sta per cibarsi delle sue interiora.
Per semplificare poniamo due esempi calzanti. Qualora l’avvoltoio salutista scorga attraverso elementari mezzi di informazione l’accadimento di qualche tragedia, immediatamente sente salire un lieve languorino, ascoltando attentamente si potrebbe sentire brontolare il suo stomaco. La sua pulsione iniziale è solo quella di sapere se ci sono morti. Una volta verificato che nella sciagura, aerea, navale, automobilistica, strage, omicidio plurimo o mono, ci sono cadaveri visibili, meglio ancora se contornati da dispersi, l’avvoltoio si libra in volo seguendo l’odore di putrefazione, stando bene attento a mettersi sottovento, in quanto la sua puzza è similare a quella dei cadaveri e potrebbe confonderlo.
Non sono rari i casi in cui la fame dell’avvoltoio salutista è tale che se non si ciba per troppo tempo può uccidere uno o più consimili, se non addirittura se stesso onde soddisfare una estrema voglia autolesionistica.
Arrivato sul luogo pone immediatamente un’aria da “addetto ai lavori”, il solo permanere nell’area di chi si fa il mazzo a reperire corpi, lo fa essere soccorritore a sua volta, talmente del mestiere che nei casi più ardui di fame, si avvicina facendo finta di dare aiuti o suggerimenti ma in realtà per guardare meglio.
Nell’avvoltoio salutista di nuova generazione non è il pasto a essere importante, per quanto necessario, è  il cosidetto vanto post prandiale a eccitarlo.
Egli infatti gode nel raccontare a amici e parenti ciò che ha visto, pertanto è sempre dotato di strumenti di riscontro, macchinetta digitale, in emergenza telefonino oppure  videocamera, così per una volta filma cose eccitanti piuttosto che riprendere il figlio in vacanza, che gioca con paletta e secchiello per due ore, che manco un film minimalista russo conterrebbe. Nel mostrare la documentazione visiva l’avvoltoio fa quasi le fusa, fingendo costernazione di facciata per quello che “i suoi poveri occhi hanno visto..”

Diversa è la tecnica di approccio al reperimento di preda casuale, l’avvoltoio volteggia in giro senza meta precisa, se vede un capannello di gente vola in picchiata, prima di partecipare al pasto, qualora veramente affamato, fa la fatidica domanda: “si è fatto male qualcuno?”.
Se ha fame comunque, si accontenta anche di feriti lievi.
Nell’approccio casuale come in quello studiato, per l’avvoltoio è essenziale un elemento imprescindibile. La telecamera. Il morto deve fare audience, essere di tendenza e essere possibilmente raggiungibile. Anche per questo, oltre che per menefreghismo geografico , a chi stracavolo interessa un centinaio di morti in posti in culo al mondo, mica ce li ha dietro casa, non va a vedere i morti esteri. La Tv tanto gli fornisce comunque lo spuntino quotidiano.
Il comportamento di nutrizione di fronte ad un  cameraman è degno di studi antropologici.
L’avvoltoio passa davanti alla scena della tragedia, non si ferma volutamente, onde indurre i presenti a pensare che non è interessato, poi torna indietro e con aria stupita guarda l’obiettivo, l’aria è del tipo “oh! Ma tu guarda, stai riprendendo me?”, poi osserva in giro, conquista la postazione migliore e la difende dai consimili che a sua volta vorrebbero cibarsi della sua gloria indiretta. Quello è il momento del pasto, l’avvoltoio non lascia il posto conquistato nemmeno se si piscia addosso.
Spera nell’intervista, nella domanda, che gli venga chiesto “cosa ne pensa di questo fatto efferato?”. Nel frattempo, anche a fronte di tragedie, che tanto sono di terzi mica sue, sorride, sorride e guarda, guarda e telefona a casa. “Guardami, sono qui, in tv, mi vedi? Accendi presto!”.
Dopo essersi pasciuto di interiora scavate con morbosità si appollaia soddisfatto e osserva verso la platea. Poi saluta, cenno piccolo della mano, quasi timido. E poi sempre più deciso, da qui il nome di Avvoltoio salutista.


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