Il Permesso






E’ molto che aspetto ma ne dovrebbe valere la pena, guardo la stanza che mi circonda, le pareti bianche…tutto per metterti a disagio; sono restii a concedere il famoso “permesso” come lo chiamano nell’ambiente.
Ho imparato presto il linguaggio del posto, e a distinguere il gergo di chi mi rivolge normalmente la parola durante una giornata, dal linguaggio burocratico.
Ho fatto tanta strada quì, e pensare che non avrei mai supposto di esserci tagliato, il mio percorso di vita lo immaginavo del tutto diverso.
Ma ormai…a volte fai delle piccole gradi conquiste nel settore in cui non avresti mai pensato di investire la tua esistenza; io ho fatto proprio così.
A  dire il vero all’inizio è stata una scelta istintiva ho fatto un gesto che non avrei pensato mai di essere capace di fare. La gente mi ha sempre dipinto come un essere arrogante ma freddo e compunto, non ho mai perso la calma. Eppure proprio una volta che ho mi sono trovato a perdere la calma e a dire e fare quello che non avrei mai detto e fatto, proprio quella volta avevo l’esatta, fredda calcolata percezione che la mia vita sarebbe cambiata; mi si sarebbero schiusi orizzonti che avrebbero messo alla prova la mia capacità di gestirmi, in cui avrei dovuto scommettere su me e su tutte le mie più altolocate conoscenze.
Buffo no? Io, avvocato di successo sono sempre stato un tipo riflessivo e attento a calcolare la mia carriera, proprio io ho mutato la mia vita grazie ad un gesto istintivo, all’unico gesto istintivo che nella mia vita abbia avuto veramente rilevanza.
A volte guardo indietro, scavo nel mio passato, so che presto o tardi ricomincerò a scartoffiare tra i miei documenti e a curare le cause e i fascicoli dei miei clienti, anche perché non può finire che così, dopo quella breve pausa istintiva il mio cervello ha ricominciato a elaborare razionalmente. A dire il vero, se proprio vogliamo trovare un lato filosofico anche il gesto istintivo è stato paradossalmente razionale. Eh già…se ci penso mentre in quel momento attuavo una svolta nella mia vita, proprio mentre spendevo gli ultimi attimi di passione e di trasporto mi rendevo conto che mi trovavo già a pensare a queste pareti bianche, è come se la ragione e il calcolo mi suggerissero di che colore dovevo trovarmi a dipingere il mio traguardo. Di bianco. A dire il vero mi sembra anche una piacevole coincidenza. Il mio futuro professionale il mio riprendere in mano la mia vita passata dopo questa allegra parentesi di riposo che non definirei nemmeno forzata, anzi quasi desiderata nell’impeto del sentimento, lo vedevo dipinto di bianco come i tunnel alla fine quando spunta la luce e devi piano piano riabituare gli occhi, e adesso il mio futuro è dietro quella porta; una porta leggermente color vaniglia contornata da pareti bianche. Il mio futuro, anzi, è posseduto da chi varcherà quella porta e mi dirà se ho ottenuto il fatidico permesso.
Certo che, a pensarci bene, sono stato anche troppo calcolatore, ma nella mia razionalità sono stato anche follemente geniale.
Mi ricordo il mio capolavoro di “calcolo dei sentimenti”: quando ho assunto, il mio migliore amico nel mio studio; è venuto a lavorare da me convinto che gli avrei offerto il futuro.
Ancora lo ricordo quando varcò la soglia nel suo primo giorno di lavoro, a metà tra il cucciolo bagnato e chi ha aspettato la chiamata del messia finalmente arrivata. Sperava in un lavoro pieno di responsabilità e di rispetto, ha avuto camerini da svuotare e borse da portare, in compenso, tranne i primi due giorni, della sua laurea in giurisprudenza e del compito che lui sognava se ne è fatto poco o niente.
Confesso: quando mi ha detto che se ne andava stavo cercando le parole più gentili per cacciarlo io, e in più, per addolcirgli la pillola mi stavo preparando a firmare un corposo assegno che, per fortuna, non ha nemmeno preteso. La mia cosa che si agita a metà tra il cuore e lo stomaco (in molti la chiamano coscienza) mi perdoni l’espressione; ma quel fesso ha solo preteso il giusto stipendio del mese. Ho dimenticato un piccolo particolare;  si era licenziato per andare ad accudire la madre gravemente malata…che dire? Questo ragazzo ha avuto proprio tutte le sfortune!! Ma io non sono mica il suo salvatore, certo forse a pensarci, non vorrei che avesse avuto anche lui quella sensazione fastidiosa e appicicaticcia di pensieri stupidi, del tipo “è più attaccato al denaro che agli amici”, quando si fa una vita come la mia, il denaro è la benzina dell’ambizione.
Ma io sto qui a divagare e intanto non vedo aprirsi quella porta, e questo non so se interpretarlo come un buon segno. Mi sembra lo stesso stillicidio che ho subito quando ho chiesto alla mia fidanzata di sposarmi, non so chi mi ha detto una volta che tra una domanda e una risposta veramente data col cuore non devono passare più di tre secondi, a tre secondi e mezzo puoi cominciare a preoccuparti perché ogni secondo che passa diminuisce tutta la spontaneità….lei ci ha messo sei secondi, può sembrare una stupidaggine, ma col senno di poi quei tre secondi in più mi avrebbero fatto sperare in questo permesso per una fortunosa combinazione tra trionfi di razionalità e mezzo secondo di passione.
Il mio aspettare e il mio sperare si incontrano di botto in uno sguardo familiare e  freddo allo stesso tempo, dell’aggettivo “familiare” ne sono sicuro, perché lo sguardo che incontro è quello di Alexander; sull’aggettivo freddo mi piacerebbe non essere d’accordo con me stesso, forse per la prima volta nella mia vita, mi piacerebbe che quello sguardo risoluto, piano si sciogliesse in un sorriso.
Dimenticavo, sono anche sorpreso di vederlo, ora che ci penso mi domando cosa possa farci qui lui, anche se sono anni che non lo vedo, tutto posso immaginarmi, tranne che possa concedere permessi come quello che aspetto io. Eppure il curioso seguito di quell’aprirsi della porta color vaniglia, è stato incontrare proprio il caro amico Alexander.
Se devo essere sincero fino in fondo nemmeno quella risatina sommessa e nemmeno tanto stupita, dopo le sue occhiate alla mia uniforme, bianca come le pareti di questa sala d’attesa, mi lascia particolarmente felice.
Mi incuriosisce particolarmente il fatto che abbia come “resettato” la sua vita, almeno al mio cospetto, non mi dice più nulla, anzi, da quando i nostri sguardi si sono incrociati non mi ha ancora detto una parola.
Anzi sono io che per primo vado al sodo, evitando questa grottesca recita a due fatta di sguardi criptati. Decido di dire due parole tra la cortesia e l’effettivo piacere di vedere che forse ho trovato chi mi può aiutare. A questo punto immaginatevi di leggere un copione degno di un pessimo Kafka, anzi di un orribile b-movie..perché è questo il metro di giudizio che posso adottare per questa conversazione.
- Allora…….., che piacere vederti, non dirmi che ti occupi del rilascio-permessi…sai lo aspetto con ansia. (forse gli appaio eccessivamente spocchioso, anche se il tono voleva essere supplichevole, ma sono mai stato supplichevole?)
- Innanzi tutto vorrei che tu fossi più burocratico e preciso, voi CARCERATI (notate con quale enfasi mi evidenzia questa parola) tendete ad addolcirvi la pillola e a credervi che quello che aspettate è il permesso di continuare a vivere normalmente. Non capite che siete con la vita in sospeso, la vostra vita può solo ricominciare dopo le NOSTRE DECISIONI (e due!!..mi evidenzia anche questo..), ma prima non potete dire di vivere normalmente in attesa di quello che voi chiamate permesso, ma in realtà sarebbe più esatto chiamare DOMANDA DI GRAZIA…..sai mio padre diceva sempre che se si ha un nemico bisogna affidarsi al proverbio cinese che ti dice di trovarti una sponda di fiume e su quella sponda vedrai il suo cadavere passare attraverso il corso d’acqua. Io non ho fatto niente di tutto questo, ho semplicemente e naturalmente cambiato lavoro. Adesso lavoro qui. credimi, sono veramente stupito di trovarti da queste parti, quando ho visto l’incartamento sul mio tavolo che ti accusava di omicidio ho per un attimo creduto se si trattasse di un caso di omonimia.  Purtroppo o per fortuna non è stato così…..hai ucciso tua moglie con una freddezza ed un calcolo incredibili, avevi sospetti che avesse un amante, hai provato a seguirla e hai avuto la conferma della tresca, che poi è stata anche fatica sprecata….seguirla intendo, visto che non era possibile per lei starti vicino ancora a lungo…è sempre stato un tuo problema non sei un tipo sopportabile perché sei troppo nei difetti e i tuoi pregi sono solo scenari di cartapesta…belli da vedere ma al primo soffio di vento volano via, puf!!! Con tutta la loro effimera tenerezza, poi resta lo scheletro, fatto di grettezza, avarizia e sollecitudine a prevaricare il prossimo. Tua moglie quello scheletro l’aveva intravisto molto tempo fa, ti ricordi quando mi confidasti che le hai chiesto di si sposarti ma lei ci aveva messo più di sei secondi a risponderti, e questo ti aveva preoccupato non poco? Ti avevo detto di stare attento, per lei avevi lasciato una ragazza acqua e sapone, carina, dolce. Tua moglie mi è sembrata interessata tanto ai tuoi soldi e tanto meno ai difetti che avrebbe dovuto sopportare per arrivarci. 

Tu eri cieco, sei stato reso cieco dalla tua voglia di rivincita, sei sempre stato convinto che i soldi avrebbero compensato la tua oggettiva bruttezza fisica, che avresti avuto quella bellissima donna tutta per te. Non ti sei mai reso conto che tante persone oggettivamente brutte custodiscono dentro loro tesori, interessi, culture e patrimoni di sentimenti che tu hai dilapidato…ed è questo che ti rende brutto, non è il tuo aspetto, si passerebbe sopra ad esteriorità ben peggiori, è la tua grettezza il tuo vuoto al di là della sfera lavorativa. Sei di gran lunga più brutto dentro che fuori. È quella che ti ha fatto perdere lei. Dopo averla seguita per una settimana, e verificato attentamente che proprio di tresca si trattava, hai atteso pazientemente il momento giusto per chiedere spiegazioni, volevi rimetterla in riga, hai atteso un paio di giorni…doveva essere tutto perfetto dovevi fare trionfare ancora una volta le tue argomentazioni razionali, l’avresti convinta magari con una tua improvvisa quanto calcolata generosità; una vacanza un gioiello e lei avrebbe fatto ritorno alla gabbia dorata. Il tuo spettacolo teatrale, l’avevi preparato nel più piccolo particolare, fatto di discorsi con tonalità crescente e doveva farti apparire insieme uomo di polso fermo ma di immensa comprensione. Le avresti detto che la perdonavi ma la relazione clandestina sarebbe dovuta finire. Avevi trascurato che lei si era seriamente innamorata di quell’uomo. Quel giorno sei tornato a casa prima, per fortuna lui era già andato via, ma lei era ancora in atteggiamenti inequivocabili quando sei tornato a casa, si capiva che si era appena passata dei bei momenti; ha fatto due errori però, non ha fatto assolutamente nulla per nasconderlo né si è tanto meno sentita in colpa per averlo fatto a casa vostra non pensando che saresti tornato prima, e soprattutto ne ha approfittato per confidarti i suoi sentimenti e per dirti che se ne andava e l’avresti rivista solo per decidere l’entità dell’assegno da erogargli ogni mese, insieme al suo avvocato. Sono squallidamente convinto che sia stata questa ultima dichiarazione a farti incazzare..o meglio, per parlare con i tuoi termini forbiti, alterare alquanto in maniera considerevole. Ma la tua razionalità ha trionfato ancora. Non solo hai detto che la capivi e che ti aspettavi tutto, che ammettevi tuoi errori e ti auguravi che col tempo le cose potevano tornare a posto..lei si è quasi commossa, ha accettato di mangiare un boccone con te prima di fare le valigie, ha cercato magari di provare a tessere le tue lodi (mio dio che impresa titanica!!!) e a cercare anche tra le pieghe dei suoi errori. Risultato…lei dopo cena sente dei dolori lancinanti allo stomaco, non perché la cameriera cucina male, ma perché la massacri  a coltellate, dopo il caffè. 

La polizia che un classico solerte vicino chiama subito incuriosito dalle urla, tu recuperi dal raptus e ti lasci portare via buono buono. Il tuo legale ha insistito fin dall’inizio sul motivo passionale, sapeva che le nostre leggi prevedono corposi sconti di pena se c’è preterintenzionalità, ha motivato il gesto con tutte le frasi ingiuriose che tu hai sostenuto averti detto tua moglie, indubbiamente guardandoti e conoscendoti qualsiasi giudice sano di mente non fa fatica a pensare che di offenderti si avrebbe tutti un po’ voglia. Intanto tu di udienza in udienza scomodavi tutte le tue amicizie altolocate, quelle che ti dovevano dei favori, o quelle a cui hai salvato il sedere ma basterebbe un tuo segreo rivelato che finirebbero in galera a farti compagnia. Alla fine il processo sta quasi per vederti assolto, sembra tu sia riuscito a convincere il giudice con argomenti e amici giusti. Ma l’accusa ottiene delle prove inoppugnabili, i tuoi appunti. Quelli che hai buttato giù per tutto il tempo che hai seguito tua moglie hai sempre avuto poca memoria hai sempre scritto per paura che i ricordi ti voltassero le spalle al momento sbagliato, sapevi che dovevi essere tecnicamente preciso se lei avesse negato per salvare tutto. Invece in quel blocco-note c’era proprio tutto. Ore, luoghi, scheda anagrafica dell’amante, durata degli incontri. Il bello che quando ispezionano la casa trovano immediatamente il posto dove tieni i tuoi appunti, del resto sono stati condotti allo scomparto segreto da una persona che conosceva bene l’esistenza del nascondiglio….il giudice ha fatto solo due più due, appunti accurati più omicidio dopo cena, uguale paziente premeditazione fino al momento giusto, uguale condanna a morte per iniezione letale da eseguirsi domani mattina. Domande?

-  solo due chi è quel figlio di puttana che ha scoperto i miei appunti e chi è quell’altro figlio di puttana che mi ha mandato a morte respingendo la mia domanda.
-  Li hai davanti entrambi….siamo stati amici fin dal liceo vuoi che non sappia dove tieni i tuoi appunti? Sai quante volte mi hai detto che, temendo di scordarti dove li tenevi, volevi che me lo ricordassi io? Mi sono solo limitato a raccontare la mia adolescenza e la nostra amicizia alle autorità offrendo dichiarazione spontanea , e poi quando mi sono licenziato dal lavoro che mi hai gentilmente somministrato ho vinto un concorso come ispettore capo alle domande di grazia. Sono riuscito tante volte a far commutare la pena a dei poveri disgraziati; anche perché, resti tra noi sono profondamente contrario alla pena di morte, e ho pensato a fare questo concorso proprio pensando che se non puoi cambiare le leggi ingiuste dal di fuori almeno rovinale dal di dentro , prendi un posto di potere e agisci nell’ombra e se non puoi cambiare il sistema inceppalo, rovinalo, ma sempre fingendo di essergli utile e fedele.

Nel tuo caso ho pensato che hai sempre privilegiato l’applicazione razionale della legge. Non potevo deluderti, mi sono limitato ad analizzare le prove, la sentenza e, conoscendoti personalmente ho tracciato un profilo che ho consegnato alla commissione. Senza enfasi, entusiasmo o appello ai sentimenti. Non è quello che hai sempre voluto? Ho imparato la lezione….

Mangia d’appetito amico mio, ci attende una lunga giornata domani..ah! chiedi il vino migliore, offro io.

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