Sotto a chi conta!




È matematico, non c’è tanto da trovarci implicazioni filosofiche. Quando succede non c’è da girarci intorno. Non è un gioco di prestigio che poi la monetina ti appare dietro l’orecchio. Non ci siamo, non siamo sintonizzati coi numeri.
Anche la superstizione ubbidisce alla matematica, non spaccare uno specchio che sono sette anni di guai, non rovesciare il sale o buttatene tre scariche dietro le spalle.
È tutto numeri, quello che scrivi. Parole? E quante sono?
Fai un concorso letterario e poi mi racconti se i numeri non sono importanti. “Il manoscritto verrà analizzato se non supera 400 battute spazi inclusi”. Numeri.
Lasciati prendere dalla fantasia di trasgredire dalla tua vita da apnea in letamaio, dovrai contare i soldi dell’assegno di mantenimento a tua moglie. Numeri. Numeri di soldi. Numeri di amici. Numeri, anche nelle sensazioni.
Mi piaci, posso avere il tuo numero? Dal cuore alla composizione matematica.
Quanto costa al metro quadro? Numeri, centimetri
Quanto ce l’ha lungo? Quanto ce le ha grosse? Numeri, che fanno centimetri che fanno sesso. Certo non pensieri nobili.
Quanto mi ami? Impossibile da misurare, e se si misura allora sei un cinico, meglio non dirlo, si fa poesia non esprimendo quanto, non si dà una misura di riferimento che si danno vantaggi al nemico.
Ma perchè lo aiuti? Quanto te ne frega.
Perchè ti dedichi con tutta questa passione? Dove non c’è guadagno la remissione è certa, quanto, quanto ci fai su a fare quello che fai.
Ma lo fai per qualche tornaconto, ti paga qualcuno? Allora perchè lo vedi come un lavoro? Numeri.
Non scappi. Quante bombole ha usato per l’attentato?, quanti ne hanno arrestati?
Quanto si è fregato l’assessore?, ah però, ingordo. E il calciatore? Non hanno hanno limiti alla decenza, è una enormità.
Chissà quegli appalti del dopo terremoto quanto renderanno, numeri, numeri. Fidanzate, quante ne hai avute?
Quanti figli hai?, puoi farmi un prestito, quanto ti serve? No è troppo.
Dio quanto ho mangiato, quanto, quanto.
Quanto mi fa star male vedere certe cose a ora di cena in tv e spegni che ci sono i bambini. Spegni. Che. Ci. Sono.
Dove? Da questo lato ci sono i bambini?
E dall’altro lato, quello che hai spento, che cosa c’era? Hai cancellato uno stato, un paese dove si massacra gente inerme con un gesto rapido. A te basta un dito.
Curiosamente anche a loro a volte. Il tuo spegne la tv, il dito della gente che fa guerre aziona missili terra-aria.
Quanti ne ha ammazzati oggi? Il tuo dito non li vede, sta contando i giorni che ti mancano alle ferie. Quanti? Matematica.
Però qualcosa che non è il condimento troppo salato ti si ripropone. L’idea che certa gente starà scomoda in un letto di obitorio. Un letto così  duro non capita di dormirci tante volte. Magari una volta, sicuramente o raramente non due.
Quanti strati di merda avvolgono questo mondo? Te lo dico io, una buona metrata per ogni bambino che muore per follie altrui, cominciamo a fare i conti, che magari tocca ricominciare tra poco.
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