Il mio amico ha un problema





Quando ero piccolo, pur di parlare di un dramma amoroso a un coetaneo, ma non facendo la figura del mollaccione, generalmente si diceva “un mio amico ha un problema”.
Si attuava questa sorta di tranfert a cui non credeva nessuno. Nè chi lo faceva che non avrebbe ingannato un bradipo rincitrullito, nè chi lo ascoltava, che già pregustava divertito il problema “dell’amico”.
Ora anche io ho “un amico che ha un problema”. Lo faccio per proteggere gli innocenti. è Palermitano, di quelli che come il dente del giudizio è stato estratto dalla sua sede naturale e sbattuto da un’altra parte in cui si trova bene tanto quanto un Emù al Polo.
Questo “mio amico” ha ascoltato imbelle (non nel senso di imbecille del film tre uomini e una gamba), una lunga lamentela di una turista che era appena tornata da Palermo.
Questa signora riferisce che vi si era recata con piacere. Rimanendone però delusa.
Il mio amico per suo carattere anglosassone tenente alla diplomazia, già non riesce a mettere la parola “delusione” accanto alla sua città natale. Visto che praticamente non guarderà mai nessuna donna con gli stessi occhi con cui guarda la sua città.
Purtroppo l’orazione contra-Panormo, non si è esaurita solo nel termine “delusione” di per sè bastevole.
La turista che evidentemente ha la stessa flessibilità di una scarpa di granito ha proseguito. Qui apriamo una parentesi.
Il mio amico vive in un posto che non è casa sua, ogni tanto, alcuni spiritosoni ironizzano sulle sue origini con argomentazioni tanto divertenti quanto originali.
Mafia, lupara, coppola, accento palermitano, minchia. Mai sentite, ci si chiede quale umorista le abbia partorite battute con questi elementi.
E così un minimo di pregiudizio quando iniziano questi discorsi gli piglia, d’amblè.
La turista, evidentemente ignorando i suoi occhi di bragia che avrebbero fatto cacare sotto perfino Caronte, ha proseguito con una serie di esclamazioni con accessorio di cosa non andava a Palermo quando c’era stata in visita.
“Eh, ma qui strillano tutti”
“Eh ma c’è traffico”
“Eh ma è sporca”
“Eh ma c’è la mafia, tocca stare attenti”
“Eh ma c’è caldo”
“Eh ma si sentono odori strani ovunque”
Il mio amico ha pazientemente sorriso. Dopo di che, riposto ogni oggetto che potesse fungergli da arma impropria, ha cercato di spiegare una ardita teoria. Meglio che passare a vie di fatto.
E ha affrontato punto per punto le critiche della avventata.
È vero strilliamo tutti, ma è un modo di amarsi, ci vogliamo talmente bene che ce lo dimostriamo strillando. Siamo gente fragile, abbiamo paura del silenzio. Per cui abbiamo bisogno sempre di sentire suoni familiari. Noi strilliamo anche da vicino, le nostre mamme strillavano dalle finestre per chiamarci, anche se eravamo a pochi millimetri.
Traffico? Il traffico è socializzare, la mattina gridare “cornuto” a quello che ti taglia la strada e poi augurare disgrazie fino alla settima generazione serve a capirsi, a riflettere, a fare nuove conoscenze. Zuckerberg prima di inventare Facebook, per capire le dinamiche della socializzazione rimaneva incastrato apposta nel traffico di Viale Regione Siciliana.
Esiste un progetto ardito per rendere Palermo sporca apposta. Il Presidente della Regione stanzia fondi perchè NON si raccolga l’immondizia. Ambiamo a diventare patrimonio dell’UNESCO. Solo uno sciocco non capirebbe il motivo. Anzi il duplice motivo. Per prima cosa Palermo è talmente bella che se fosse anche pulita nessuno se ne andrebbe mai. Tutti se ne innamorerebbero e noi non sapremmo dove metterli. Allora seminiamo qualche bruttura qua e là. Si chiama tecnica del “però”. Chi viene ne ammira le bellezze, ne resta affascinato e poi osserva che è sporca. Ed esclama Palermo è bella, però..e va via confortato e convinto che anche tutta questa bellezza ha un neo che la rende imperfetta. Tanti ignorano che comunque l’immondizia viene lasciata apposta in cumuli creativi. Piero Manzoni, eclettico artista, nel 1961 depositò le proprie feci in vari barattoli numerati e in edizione limitata (mica poteva cacare ad libitum) denominati “merda d’artista” ognuno di essi ha un valore inestimabile. Noi abbiamo creato la “munnizza d’artista”. Ogni sacchetto è progressivamente numerato e collocato in punti strategici (ovunque..più strategico di così..) appositamente. Ogni tanto c’è pure qualche vandalo che dà fuoco a queste preziose opere d’arte.
La mafia? Si è vero c’è la mafia. Ma dove vive la turista improvvida hanno appena sciolto non si sa quanti comuni per infiltrazione mafiosa. E non parliamo della Campania o della Calabria, la turista abita molto, molto più su. Posti in cui durante gli anni di piombo a Palermo, si facevano allegramente affari illeciti senza colpo ferire.
Da noi la mafia sparava e nel profondo vattelapesca lucrava. E lucra. Ma ovviamente la pigrizia fa prima a creare un luogo comune che scatenare creatività riflessione e fantasia.
C’è caldo. Si c’è caldo, questa si demolisce facile. Quando in altre parti cominciano a colare le stalattiti di ghiaccio dal naso, da noi si va ancora al mare. Ma certo, che stupido, noi siamo tutto il giorno in giro a non fare nulla. Potrebbe scattare il bonus dell’ennesimo luogo comune. E poi nessuno aveva avvertito la poveretta che c’era caldo? Oppure lei all’agenzia di viaggio aveva detto “Stoccolma” e invece hanno capito “Palermo”? E si è trovata suo malgrado in una città così strana?
Gli odori, sono il nostro modo di nutrirci. Noi ci nutriamo prima con le nasche (narici) e poi con la bocca, da noi non sei mai a dieta, se lo sei rischi amicizie e dignità. Se il colesterolo è alto non ti azzardare a dirlo a casa. Nascondi le analisi. Se dici che stai male e devi mangiare in bianco, significa minimo che devi mettere tanta ricotta sopra al pane con la milza (cibo digeribilissimo comodamente in una settimana o due di metabolismo e rischiando parte del fegato per superlavoro..) fino a renderlo di quel colore lì. I cannoli sono armi improprie. La cassata dolce eutanasia glicemica, le brioches con gelato o granita sono due passi sotto l’orgasmo se fatte bene. Per non parlare di tutto ciò che si sprigiona dai mercati e dai venditori di Stigghiole, che altro non sono che budella di agnello. I figli per vaccinarsi a tutte le malattie passate presenti e future vengono portati dallo stigghiolaro di fiducia appena svezzati. Se non addirittura macinando dentro le prime pappe la pietanza. L’odore di cibo, di città, anche i fetori, ci dicono che siamo a casa. In ogni caso il mio amico mi riferisce che la blasfema abbia ordinato bresaola trovandosi in centro storico della città pieno di cibo di quella risma. E con questo credo che scatti contro di lei la scomunica a divinis.
Forse il mio amico ha esagerato. Forse palermo non va difesa con questo vigore. Ha un sacco di storture. E se qualcosa va male in altri posti, garantito che in Sicilia va peggio.
Forse la lamentante pensava davvero di essere a Stoccolma. Però mi risulta che da Stoccolma ci vengano apposta a Palermo, trovandola bella nonostante tutto.
Forse il mio amico è troppo innamorato della sua città perchè non ci vive e gli manca.
Forse, però c’è qualcosa che succede se ti adatti a questa terra. O se ci vivi. Ti dona un’aura diversa. Percepisci qualcosa che non avevi. A volte devi non far caso, a volte devi accettare che certi sfregi verranno sempre fatti a questo capolavoro di città, ma se accetti tutto questo, da abitante, da turista che sa cosa lo aspetta. Palermo ti ripaga e te la fa pagare.
Ti ripaga perchè ti dona una euforia, una sensazione di sghiacciamento delle ossa uno stare con il naso all’insù a guardare un cielo che non troverai mai da nessuna parte di quel colore, e bellezze di luoghi e multietnicità da farti credere di essere in una città che si fonde in una casbah. Ti dà gioia. Comunque. Per poco.
Te la fa pagare perchè se vai via, da nativo, o da turista che l’ha amata, quella gioia non la porti con te. La lasci in albergo, la dimentichi all’ultimo bar, la molli davanti al porto, alla stazione, ovunque. 
La gioia che dà questa città, quel poco che riesce a elargire umanamente anche a chi ci vive è tanto intenso che lo tiene con sè, non divide. E sei costretto a tornare. Altrimenti se non l’hai capita e amata, mangerai bresaola a Stoccolma e non ti mancherà.
Adesso scusate, al mio amico la sua città manca tanto, credo stia piangendo, vado a consolarlo. 


Le splendide foto (tranne quella delle "stigghiole") sono state tratte dall'album flickr di Carlo Columba 

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