Libero Grassi - io parlo la loro lingua






Chi si offende tradisce il patto dell’ i n u t i l e
omertà, rimane senza la protezione del silenzio, dell’assenso del tanto dobbiamo
sopravviverci qui dentro, allora dillo pure che sei offeso….
Niccolò Fabi, “offeso”
Non ne posso più. Sono convinto che se mi ribello, non sarò solo. Io parlo la loro lingua e questo mi avvantaggia. Io lo so che cominciano col chiedermi una piccola tassa. Ma poi a loro interessa davvero tutto quello che ho. Io non lavoro per vivere, vivo per lavorare, la mia azienda l’ho cresciuta, ci ho giocato la mia esistenza e sto rimanendo a galla. 
Mi hanno rapito il cane, io parlo la loro lingua e lo so che non è un caso. Come non è un caso che poco dopo hanno cercato di rapinare le paghe dei dipendenti della fabbrica. Io parlo la loro lingua e capisco quanto la posta che vogliono mi possa costare. Vogliono prendersi la mia fabbrica, che vuol dire prendersi la mia vita. 
Allora che senso ha continuare a costruire e far crescere qualcosa che non mi apparterrà. È un sopruso, l’ennesimo di questa terra che amo ma che vive nutrendosi delle ingiustizie. Io parlo la loro lingua e loro lo sanno. Io capisco che certi atteggiamenti, certi amici che non mi vogliono più vedere, le persone che non mi invitano più a prendere il caffè, sono alcuni dei passi che portano all’isolamento. Lo so come fanno. I predatori attaccano in tanti, prendono la vittima alla gola e la finiscono, quello che resta poi va nello stomaco degli avvoltoi. Ma questa non è natura. 
Questa è cultura dell’omertà e della disinformazione. Basta provare a parlare una lingua comune che il nome di tutto quello che mi sta succedendo si trova. Ma io non voglio i riflettori su Palermo perché si veda che è mafiosa, io voglio essere il primo mattone per una città non mafiosa. Io voglio essere il primo tra tanti che mi saranno accanto. 
A tanti non si può far male. Adesso sono a un bivio. Se faccio questa cosa, se scrivo al giornale, potrei essere solo davvero, quella solitudine che sembra gelo. Il freddo che questa città non farebbe sentire climaticamente te lo da nell’anima, quando contrasti il male. Ma se non la faccio anche la mia coscienza mi lascerà, non potrei guardare in faccia nessuno di quelli che amo. Magari finisce che da qui si creeranno associazioni di imprese contro il racket, magari i giovani, i commercianti, inizieranno a dire “basta”, si inventeranno nomi solari per delle organizzazioni che contrastano le richieste di pizzo a muso duro. Sì, magari sarà così. E io non sentirò più freddo. Allora lo faccio… e domani consegno le chiavi dell’azienda a chi mi dovrebbe proteggere, ma io non voglio essere protetto, io so che la gente mi proteggerà e proteggerà la SIGMA, io parlo la loro lingua, ma non voglio essere come loro. Ecco, comincio a scrivere..

CA Giornale di Sicilia
Caro estortore, volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere… Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al “Geometra Anzalone” e diremo no a tutti quelli come lui.


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