L'uomo di Neanderthal




Guardò ancora una volta quell’oggetto.
Urlava, emetteva suoni. Dentro c’era qualcosa.
Quell’uomo lo guardava con curiosità mista a paura ancestrale. Dubbioso se rimanere lì a osservare o rifugiarsi nel suo angolo illuminato e caldo, che tanto lo faceva pensare e riflettere. Ma lo teneva anche lontano dai predatori.
Poteva esserci qualsiasi forma monocellulare dentro quell’involucro.
La vendetta degli Dei, operata in maniera più raffinata dell’ultima volta, quando ai progenitori si manifestò il sovrano vendicativo dei fulmini che bruciavano gli alberi.
Più semplicemente poteva essere uno di quegli involucri che contengono animali. Che solo in epoca moderna sarebbero stati chiamati uova.
Un uovo, si.
Di Diplodoco? Di Brontosauro? Probabile, il verso che ne fuoriesce sembra un lamento di un cucciolo.
E se fosse di Smilodonte? La temibile tigre dai denti a sciabola? no, è un mammifero, ma Darwin non è ancora arrivato a spiegarglielo e lui è troppo zuccone.
Il lamento si fa sempre più assordante, l’uomo sente salire da dentro una paura istintiva, un timore di qualcosa di ignoto che potrebbe sconvolgergli la vita.
Potrebbe dare fuoco alla “cosa”. Ma finirebbe la sua angoscia? E se si imbattesse nuovamente in un esemplare simile?
In fondo a volte affrontare la paura lo ha fatto avanzare, progredire, scoprire. In fondo è l’unico essere umano a stare completamente ritto su due zampe.
Ha qualcosa che lo fa essere predatore e preda. Ma capace di distinguere quando soccombe e quando combatte da vincitore.
Decide per una via di mezzo, stare lì ad osservare il curioso prodigio forse figlio di qualche nuova forma di vita.
Ma non averne paura, semmai curiosità. Non di possederlo, semplicemente di capirne il modo di vivere.
Anche se quel richiamo sembra attirarlo, vorrebbe allungare le sue mani prensili e toccarne la consistenza, vedere in che modo reagirebbe. Magari si calmerebbe se preso in braccio, coccolato.
Resta nella speranza che una vita più giovane ed evoluta sia in grado di spiegargli questa nuova forma di esistenza, sicuramente introdotta all’interno della comunità da qualche nato dei prossimi cacciatori di pelli.
Attende che qualcuno lo conforti e gli spieghi come comportarsi in futuro di fronte a questi strani esseri.
Questa è l’immagine che ebbi di mio padre quando lo vidi davanti al mio primo cellulare che squillava in casa. Non ne aveva mai visti. Non vi dico le risate. 


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