Un caffè all'Autogrill






Arriva un’onda diversa dalle altre, è quella che fa partire.
Lo so perchè è quella dove ti butti in mezzo senza pensarci. Quando ero bambino era così. Al mare. Beccavo l’onda più alta, più forte. Facevo finta di distruggerla, di sconfiggerla scagliandomi contro.
Adesso però non è un’onda vera. È uno stato d’animo.quello per cui adesso sono qui.
Partire mi piace. Non so perchè ho questa gioia anomala. Quando sto per fare un viaggio mi sembra di godere di un privilegio. Io mi muovo mentre tutto il mondo sta fermo. Questa sensazione è accentuata quando non vado via in giorni in cui tutti partono. I periodi imprevisti. Che non sono Natale, Pasqua, feste varie. C’è quel leggero e immotivato senso di colpa sullo stampo “io sono in vacanza il mondo no.”
Ci sono stati viaggi di lavoro, di piacere, di vacanza.
Poi ci sono i viaggi di recupero.
Quelli in cui vado a trovare chi conserva un pezzo di me che resiste al tempo. E ai pregiudizi.
Sono attimi in cui hai bisogno che qualcuno ti dica “non sei poi così malvagio, non è vero che sei spocchioso, sei solo uno che si espone col petto ai colpi di lancia così com’è, in poche parole un deficiente empatico con movenze di cuore da sanbernardo ”. Ogni tanto devo andare verso nord a sentirmelo dire. Da chi mi conosce da quando sono nato. Siciliani, trapiantati come me. Attecchiamo dappertutto, come l’edera.
- un caffè per favore
- novanta centesimi grazie
Autogrill che rimane sempre quel paese dei balocchi della precarietà, popolazioni di ipnotizzati che comprano le specialità della regione, veri pezzi di antiquariato.
Quel salame al pepe nero lo vedo presente in questo posto da così tanto tempo che le sue quotazioni sono da asta inglese. Credo lo tenesse in mano San Giorgio in un celebre affresco.
E la gente ci casca.
Compra a prezzo quadruplo.
A me piace scrivere, da passione è diventato quasi un mestiere. Non remunerato, ma si sa, in Italia si uscirà dall’Euro per entrare in un nuovo tipo di moneta, con un suono simile. L’aria. La classe di governo e la casta di quelli che stanno bene sono convinte che i poco abbienti possano benissimo campare d’aria.
Siamo ricchi. Basta convertirla in titoli.
Vedo i libri sugli scaffali. In questo regno precario di punto fermo per gente che viaggia non si può indulgere a libri che non siano stravenduti.
Non sei celebre se da scrittore vinci il premio Strega. Lo sei se ti vendono in autogrill. La mia vita svolterà quando un mio libro lo venderanno qui.
Prendo il caffè. Fanno un concorso. Storie di caffè.
Se hai una storia te la pubblicano, basta che abbia ad oggetto il caffè.
Io ne ho sentita una. Potrei raccontarla.
E racconto.
Un ragazzo è al supermercato. Lo chiamano al telefonino.
Lui comincia a parlare tranquillo, quello davanti a lui lo guarda e poi passa dietro.
Il ragazzo chiude la conversazione. E osserva di traverso l’uomo che gli è passato dietro.
E chiede - perchè è passato dietro?
- perchè mi sei simpatico - fa lui.
Il ragazzo teme già di aver intuito il triste epilogo della sua insistenza, ma non vuole rassegnarsi.
Gli si fa vicino.
- ti ho chiesto di dirmi perchè sei passato dietro -
Un passaggio dal “lei” al “tu” che è il termometro di una irritazione atavica, come è atavico quello che credeva di aver sepolto.
- perchè con quelli come voi non c’è da scherzare -
- come noi chi? -
- ho sentito il tuo accento, sei siciliano -
- si, e allora?-
- a voi è meglio non contraddirvi, passa avanti -
È un momento, un soffio. Quando vengono toccati i nervi scoperti di chi ha un passato e delle ferite, il dolore arriva prima. Il principio fisico è stranissimo in effetti.
Un far male che parte da lontano dovrebbe arrivare dopo. Anche perchè la sua pesantezza lo dovrebbe rendere difficile al cammino.
Invece più fa danno, più arriva prima.
E infatti arriva.
Il ragazzo inchioda al muro l’altro.
Gli sussurra peggio di un crotalo affamato.
- lo sai perchè non ti dico chi sono?, perchè se sai il mio nome informandoti, forse capiresti cosa scrivo sulla mia terra e ti sentiresti un essere inutile per quello che hai appena detto -
Presuntuoso, arrogante, incazzato. Forse va fuori dalle righe.
L’altro non replica, ma quando il male viene umiliato, non si sazia facilmente.
Prende fiato. Ma non smette.
-sono nato nello stesso posto di Falcone e Borsellino e lo dico con orgoglio, tu di cosa sei orgoglioso?? Rispondi!!-
Non attende la risposta, si volta. Perchè lo sconfitto è lui.
- se ho sbagliato persona chiedo scusa - insiste quello con aria di sfida
- non devi chiedere scusa, ma ringraziare la gente come Falcone, quelli che ti hanno dato quel briciolo di libertà di espressione che ancora ti resta, lo devi a gente come lui -
Questo è un mondo in cui abbiamo bisogno di avere paura. Ce lo hanno insegnato. Temiamo tutti. Temiamo a strati. Si parte da un “Dio cattivo e noioso, preso andando a dottrina che come un arbitro severo fischia tutti i perchè”, come cantava Carboni, al diverso, quello che non mangia, prega, parla come noi. E se non ne abbiamo qualcuno sottomano abbassiamo l’asticella. Va bene anche un connazionale, l’importante è che non sia “normale”.
La propongo al volo al banconista dell’autogrill, non c’è molta gente.
- manca il collegamento col caffè, deve essere una storia che parla di caffè -mi dice.
- facciamo che il ragazzo nella lista della spesa aveva il caffè - ribatto.
- resta un altro problema, la storia deve essere contenuta dentro lo spazio di una bustina di caffè - contrasta piacevolmente lui.
- avete bustine di caffe in A4? Magari ci entra-
- lei mi fa sorridere, dopo una giornata pesante di gente impossibile, ci voleva-
- e adesso che ne faccio di una storia che mi sono creato in un autogrill? -
- le restano due possibilità, o la scrive in centomila bustine di zucchero, o la scrive dove mette il resto delle cose che spero continui a creare -
- si ho un posto dove metto quello che scrivo e chi ce la fa a tenersi tutto dentro? -
- allora mi annoti qui dove posso trovare quello che deve dire per forza -
- grazie, dopo tutta la storia, mi aspettavo un vaffanculo -
- l’ha inventata davvero adesso? -
- si, si adesso -
- la saluto, torno al lavoro, è stato bello ascoltarla -
- è stato bello averla come ascoltatore -
Vado via, sapore di caffè e profumo di storia da scrivere che mi perseguiterà fino a che non sarà messa su carta.
- ah scusi! -
Brusca frenata con domanda incorporata, mi richiama indietro perchè non ho pagato il caffè?
- mi dica-
- lei non è bravo a inventare storie -
- ah no? -
- no, per me inventare storie significa anche saper descrivere quello che non si possiede dentro, chi inventa e basta non ha cuore, magari sceglie le parole giuste, ma non prova le emozioni, si volti, guardi quei due libri -
- li vedo, allora?-
- la gente li compra, ma io so che nessuno dei due autori è “vero”, sanno solo usare bene le emozioni -
- e invece io non so inventare -
- no, lei è peggio, perchè racconta la realtà, la tira fuori nel suo marciume-
- Un dentista esistenziale -
- bello, mi piace -
- si, ora la lascio, grazie per quello che mi ha detto, anche per il caffè che devo pagare -
- le volevo anche dire che da meridionale, anche io avrei fatto come lei, anzi come “il ragazzo” col tipo del supermercato, abbiamo poche cose, ma le difendiamo ancora. Come la nostra terra, il profumo che ci manca. Faccio questi quattro caffè, la abbraccio, buon viaggio, scriva la sua storia in una bustina di zucchero A4, ovunque, ma la scriva, il caffè lo offro io..-

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