"Quel fango di (SU) Falcone.."


La vicenda di Fabrizio Miccoli, ex calciatore del Palermo, che in una intercettazione al telefono col figlio di un boss mafioso, definisce Giovanni Falcone “fango”, mi porta a riflessioni a cerchi concentrici. Dei giramenti e non dico di cosa. Miccoli avrebbe detto più volte, per prendere un appuntamento per dei soldi che gli dovevano: “ci vediamo davanti all’albero di quel fango di Falcone”. Ovvero l’albero che c’è di fronte all’abitazione del magistrato ucciso con la moglie e la scorta nel 1992. Non pago avrebbe poi canticchiato la nenia “quel fango di Falcone” mentre aspettava sul luogo dell’appuntamento.
Per chi non lo sapesse, l’appellativo “fango”, in palermitano ha valore di offesa massima, chi viene definito tale è l’ultimo essere umano degno di considerazione sul globo terracqueo, tipico rincaro all’offesa è esclamare: “il fango in confronto a te è acqua distillata!”.
Di primo acchito, ma anche di ventisettesimo, mi vengono in mente ingiurie pesanti. Nei confronti del giocatore salentino.
Tuttavia indulgo a un ricordo.
Nel 1986 Michele Greco, Capomafia delle cosche perdenti sterminate dai Corleonesi di Totò Riina, nel rivolgersi a Falcone gli disse:
- Sa Dottore, lei è come Maradona, è bravissimo, non si ferma facilmente, a Lei bisogna farle lo sgambetto.
Una minaccia mista a un attestato di stima, aveva paragonato Falcone a uno dei campioni assoluti di tutti i tempi. Un genio, nel suo campo. Anche se bisogna sempre avere la giusta proporzione di quanto eroismo ci sia in un uomo che ha condotto una vita blindata, con uno stipendio fisso e non certo altissimo e un calciatore strapagato. Come Miccoli, che, a differenza di Falcone, è libero di girare per la città. E che adora Maradona, tanto da farsi tatuare Che Guevara sul polpaccio per emulare Diego, confessando candidamente di non sapere nemmeno chi fosse il “Che” (sic!).
Tanto da comprarsi un orecchino di Maradona a un’asta.
In questa gretta commedia di serie B (a proposito di categoria dove è retrocesso il Palermo, nel frattempo), viene da tirare una conclusione come fosse un calcio di rigore scagliato in porta con rabbia.
Maradona ha avuto l’onore di poter essere accostato a Giovanni Falcone, un prestigio non da poco.
Miccoli non credo potrà mai essere accostato a Maradona, potrà solo essere paragonato a sè stesso. O forse alla sostanza di cui diceva fosse fatto un uomo come Falcone. Al massimo si potrà disquisire sulla sua profonda capacità di intagliarsi le sopracciglia, come se gli si fosse imbizzarrito il rasoio elettrico.
 Per quanto mi riguarda ho avuto l’onore di scrivere un libro su Falcone e Borsellino, insieme a Daniela Gambino, abbiamo raccolto testimonianze e toccato nervi scoperti di dolore di chi li amava, amici, parenti, persone famose che li hanno come riferimenti di vita.
Lascio alla vostra fantasia immaginare come mi sono sentito a leggere questa notizia. Da Palermitano onesto che ha Falcone e Borsellino come esempi, ma anche da tifoso della squadra rosanero, che ammirava Miccoli. Ho tenuto lezioni sulla legalità ad alunni delle scuole elementari, ho parlato loro di mafia e di chi l’ha combattuta. Ho usato il calcio come metafora di vita. Ho parlato anche di Miccoli. E loro mi hanno regalato dei disegni che lo ritraggono. Chiedo scusa umilmente a tutti loro, per aver parlato di un esempio così deludente.
I giocatori geniali come lui vengono definiti fantasisti.
Sarà, ma da oggi, a un giorno da fantasista di questa stregua, preferisco una vita da mediano. 




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