Ustica, Cantine, solai e scheletri

 Primavera, tempo di pulizie, almeno così diceva la buonanima di mio padre quando mi beccava con le dita nel naso. Primavera è anche l’ideale per le diete. Si sente più caldo, si mangia più leggero. Bisognerebbe spiegarlo ai capi di stato che probabilmente dopo cene a base di peperoni, hanno un rigurgito notturno di democrazia. Il che li porta ad invadere il paese petrolifero più vicino dove all’improvviso si sono ricordati che il dittatore fa il cattivone e massacra il suo simile.
Nel frattempo prima partono i caccia e poi ci si ricorda di discutere se sia o meno guerra. Così un’isola diventa catino per poveri cristi che scappano nella speranza di essere trattati più umanamente. Vedi La Sicilia, o nel suo piccolo, Lampedusa.

Quando si parla di isole, chissà perchè la mia mente plana a quel 27 giugno del 1980, anno in cui credo che abbiamo ingiustamente pagato il debito di vittime di un conflitto esploso adesso nella sua interezza dopo averla giurata a Gheddafi per anni.
Alle 20.58 di quel giorno un DC 9 con 81 persone a bordo sparì dagli schermi radar nella rotta tra Bologna e Palermo. Il ritrovamento fu tragico, solo pezzi umani e lamierati galleggianti sul mare antistante Ustica. Ecco che torna di prepotenza un’altra isola. Il dopo, se non ci fossero di mezzo innocenti che non torneranno, è addirittura tragicomico. Radaristi suicidati, piani di volo strappati manualmente dai registri, prove mancanti, omissioni.

La dinamica ormai la sanno anche I sassi, molti militari a fine carriera, qualcuno già deceduto, che quella sera erano coinvolti magari ad amici e parenti la vera verità l’avranno pure raccontata, anche se sarebbe meglio dire confermata.
Una hostess, in una occasione informale, raccontò che all’ultimo minuto gli fu cambiato il volo, a lei e al suo gruppo.
La (adesso) signora ricorda ancora che mentre scendeva dall’aereo incrociò l’altra hostess che saliva per sostituirla e si salutarono. Si conoscevano bene.
La bella hostess che salì sull’aereo fu la stessa trovata cadavere galleggiante tra i rottami, poche ore dopo. Quel 27 giugno 1980.
Il DC 9 è stato di fatto abbattuto da un fuoco amico (se si hanno amici così, chi ha bisogno di nemici?), stando a quanto risulta informalmente due caccia americani si levarono in volo per intercettare un Mig Libico, dove i servizi di “deficience” (intelligence sarebbe troppo, visto che si sarebbero fatti scappare pure gli aerei che hanno abbattuto le torri gemelle), ritenevano viaggiasse il Raìs. Insomma lo volevano fare secco, ma il pilota del Mig al primo missile sparato dai Caccia si era nascosto sotto l’aereo civile. Verrà abbattuto all’altezza dell’altopiano della Sila.

Volendo continuare a ridere per non piangere, aggiungiamo anche che l’aereo libico verrà fatto ritrovare venti giorni dopo e spacciato per appena precipitato sull’altopiano (già circondato e proibito nell’accesso dai militari ai civili la notte stessa). Chissà come avranno spiegato l’avanzata decomposizione del corpo del pilota. Di Gheddafi ovviamente nessuna traccia.

Vale la pena ricordare che quella notte, non c’erano no-fly zone e non c’era guerra. Vergogna da quel momento in poi, tanta, ma sembra un sentimento che appartiene alle persone oneste. Per una notte si giocò al tiro al bersaglio, con nonni, bimbi, mamme, passeggeri e piloti che pochi secondi prima di esprimere un “guarda!” pieno di sorpresa raccontavano barzellette.


Oggi, che su Ustica non è ancora stata fatta luce, vorrei che qualcuno si preoccupasse prima di svuotare cantine e solai dai propri scheletri pieni di marciume. Magari prima di Lampedusa meta di pellegrinaggi della disperazione, da qualche baule gli salterebbe fuori Ustica. 

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