Anime Sbeccate


Non bisogna mai lasciar viaggiare le anime sbeccate.
Vi chiederete cosa sono. Sono quelle che somigliano alle tazze da tè antiche, quelle che non sono mai del numero giusto, perchè tra tutte quelle perfette, per quanto si siano avute tutte le cure possibili, almeno una ha una piccola crepa, in gergo sono sbeccate.
Sono anime normali, perfette, sono in sintonia col mondo e con tutte le sue novità.
Il problema è che quella sbeccatura la devono tenere costantemente sotto controllo. Una volta creata può avere vari effetti.
Ci sono le anime sbeccate che non vogliono che la crepa si allarghi, basta un niente, lottano continuamente con sè stessi. Mentre lottano si acciambellano e non vanno avanti, perdono terreno.
Poi ci sono le anime sbeccate che si autocompiacciono di esserlo. Pretendono comprensione e ascolto, vogliono far sentire in debito, il mondo e la gente gli hanno fatto delle ingiustizie e devono ripagare ad libitum.
Ho capito che tra la prima e la seconda categoria intercorre una differenza fondamentale. La concentrazione sul mondo. L’attenzione al vicino, al confinante.
La voglia di empatizzare le sofferenze.
Chi si autocompiace ha bisogno che la sua sbeccatura emerga, non solo deve essere rivelata, ma non deve avere mai sosta il parlarne, bisogna argomentare sulla loro sofferenza, non evolverla, non azzardarsi a provare a sradicarla.
Viceversa chi si danna di quella crepa a volte annaspa, non accetta la paura, vuole che tutti lo accettino per un ruolo di persona sicura, in grado di gestire tutto con spalle larghe. Inutile dire che chi sceglia imprudentemente di stare accanto a questo tipo di anima sbeccata, abbia l’immagine di un cucciolo di gatto.
Di quelli che mettono l’aria feroce, che credono di saper stare al mondo e ogni tanto cedono in maniera surreale e comica.
Posso dire con molta presunzione che mi sento di appartenere alla seconda categoria. Fatico ad accettare le mie sbeccature, anche se so da che cosa sono composte. Ho cicatrici fatte di bulimie, schegge di vetro, disamore, svalutazione. Assenza totale di fierezza in ciò che faccio. Incredulità prima di tutto per me stesso, quando riesco a far bene tutto quello per cui sono portato, che è tanto, almeno così dice chi mi ama con una pazienza infinita. Ma sono cicatrici, appunto, che come dice Po, Il panda della Dreamworks: “sbiadiscono, credo…”.
Posso dire che so mettere la faccia nelle cause importanti, nel prendere posizioni, nel difendere, nell’incazzarmi per le ingiustizie. Percepisco che da quella sbeccatura viene fuori un animale. In senso buono.
Però ho una parte di me di cui provo ad andare fiero, io permetto di invadermi. È così. Sarò fatto male ma le storie altrui le voglio vestire di dignità, a volte, quando davvero ne vale la pena, voglio che trionfino I loro diritti. Potrei scordarmi di me stesso per chi amo, potrei buttarmi via.
Io permetto che in una libreria, un cane senza una zampa e senza un occhio mi salti addosso, solo perchè l’ho accarezzato, permetto alla sua padrona di raccontarmi la sua storia, di averlo trovato in discarica così com’era, salvandolo: “ecco come va il mondo, chi non ha un pezzo resta indietro e non serve più”.
Non abbiamo in tanti un pezzo, ma rispetto a certe anime che pensano di agire bene, siamo danneggiati e vivi.
Io permetto a chi ha un’altra anima sbeccata di farmela custodire e di averne cura.
E mi permetto di piangere, per loro, o di incazzarmi, per loro. Di non lasciarmi stare.
E di volere che I loro diritti siano tali. Diritto per suo stesso nome è qualcosa di rettilineo, legittimo, inconfutabile, diritto per sua definizione non deve essere storto. Fino a che verrà un bel giorno che ci si riuscirà a volersi bene come Io comanda, non come Dio, non serve affidarsi a potenze superiori per invocare amore.




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