L'autostrada dei soli

Le vacanze giungono al termine. Ogni anno le aspettiamo come si aspetta una luce nel buio più oscuro. Sembrano l’oasi dei nostri cambiamenti, delle nostre metamorfosi. Da bruchi incurvati sulla scrivania, ci trasformeremo in farfalle degne del paradiso artificiale dove spesso bruciamo le ferie. L’obiettivo è riposarsi, staccare la spina. Invece forse proprio in vacanza dovremmo essere più ricettivi, magari evitare di intessere amicizie da villaggio in cui sembriamo fratelli di sangue del nostro vicino di spiaggia, ma finita la settimana smarriamo contatti, mail e indirizzi vari, i suoi problemi che tanto ci appassionavano diventano solo un pretesto per sempre più radi auguri di natale.

Magari si intercettano storie più rare di un Gronchi rosa, a volte interessanti a volte sconfortanti. Drizzate le antenne, magari vi capita di sentire la storia dell’assessore di estrema sinistra che promuove una campagna pro scuola pubblica e poi manda il figlio alla scuola privata, pagando per la sua istruzione. Oppure quella dell’albergatore che vive e lavora in un paradiso terrestre dove chiunque firmerebbe col sangue per avere la residenza. Il buontempone però si lamenta, dice che la sua è una regione in rovina per colpa delle amministrazioni comunali, che non fanno costruire troppe brutture metalliche e asettiche dove dormire. Esclama con risentimento che ci sono assurdi vincoli paesaggistici che non hanno futuro, come le distanze tra edifici troppo eccessive.

Potreste conoscere due bagnini che non sono belli palestrati e stupidi, anzi, hanno fondato una rivista indipendente che non si schiera politicamente, ma vanta interviste interessanti come quella a Dario Fo o al Clown internazionale che ha dato lezioni anche a Benigni, nonché interessanti articoli su cinema e cultura. Ci sono alcune case editrici che li hanno già adocchiati.

Potreste avere l’onore di ascoltare l’interessante storia della hostess che doveva essere al posto della poveretta morta con tutti gli altri passeggeri sull’aereo esploso su Ustica, ma all’ultimo minuto il suo equipaggio fu sostituito con quello che si trovava a bordo di un velivolo diventato il simbolo degli occultamenti e delle false epifanie italiane, si incrociarono e si salutarono andando ognuno per la sua strada.

Oppure potete fare due chiacchiere con un uomo che sorride alla vita con occhi liquidi, sperando che la Signora Maestra sia buona con lui e non lo punisca troppo. Per la cronaca , lui chiama Signora Maestra la Sclerosi Multipla che lo fa camminare con un bastone, che, nel sentire la sua storia, avrei dato volentieri in testa ai burocrati vari con cui il poveretto ha a che fare. I finti ligi al dovere, da mesi non gli concedono una pensione di invalidità adducendo tutte le miserie immaginabili e non,negando l’evidenza con una solerzia degna di chi ha insabbiato la verità su Ustica.

Ancora vi capiterà di incrociare un ragazzo che da vent’anni vive in Germania emigrato quasi bambino per lavoro, ma dice che la gente è fredda e tutto funziona troppo bene e tornerebbe a tuffarsi nelle imperfette acque agitate di casa nostra anche domani. Oppure in un momento di relax accendere la televisione e scoprire una guardia carceraria che di fronte all’evasione di un detenuto che era poco più di un ladro di polli, dichiara: “meglio una evasione che l’ennesimo suicidio in carcere, lo dico per il profondo rispetto che ho della vita umana”.

Vale la pena o no, ascoltare un po' di più e non stare a panza all’aria arrostendosi gli zebedei chattando? A volte mi scappa di dire sì.

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