Spero sia vero almeno una volta


All’Elba un gattino nero viene investito da una macchina che non si ferma. Fin qui nulla di strano, le bestie bipedi hanno fretta nel lavoro e nelle vacanze e non si fermano mai per soccorrere, nemmeno un umano, figuriamoci un povero animale. 
Quello che fa venire davvero I capelli dritti, più di certi orrori a cui siamo abituati ormai a pranzo e cena, tra un primo e un limoncello, è ciò che è successo dopo. 

Il micio viene aiutato. Sembrerebbe una benedizione celeste che giusto da quelle parti ci sia il responsabile dell’Enpa che se ne prende subito cura. E chiama tutti I soccorsi disponibili. L’unica a venire è una veterinaria dell’ASL. Ripeto per I poco attenti e scandisco sillabando: ve-te-ri-na-ria. Quindi nessuno ha detto nè primario in oncologia, nè portantino, nè semplice possessore del gioco l’allegro chirurgo.

La veterinaria (non serve rifare il giochetto, abbiamo capito che mestiere fa..) giunge sul posto e non sfiora nemmeno il gatto. Si mette a polemizzare sulla sua competenza a intervenire. Per logica, competente o no, veterinaria + gatto sofferente = lo curiamo e poi facciamo tutte le polemiche possibili e immaginabili esercitandoci come Gorgia da Lentini, padre dell’arte della retorica, tanto che era capace di affrontare un discorso convincendo la platea della bontà delle sue affermazioni, esercitandosi dopo ad affermare l’esatto contrario per ottenere lo stesso plauso. 
Invece nulla di tutto questo. Non le riguardava intervenire e non presta cure al povero micio. 
Che ovviamente nel frattempo muore. Non contenta la solerte appartenente alla casta di Ippocrate, esclama una frase cinica che al confronto il Dottor House è Candy Candy con crisi iperglicemiche. 
Udite udite, ella esclama: “ho perso il mio tempo”. Intendendo che è giunta invano e per futili motivi sul posto. 

C’è anche un filmato a testimonianza sul suo eloquio, che non metto perchè ho il voltastomaco. 
Non so se sia vera la maledizione che risale ai tempi della Dea Bastet, egiziana, raffigurata come gatto. Contrariamente alle superstizioni moderne, culture ben più nobili sostenevano che uccidere un gatto inutilmente, specie nero, portasse sfortuna.

Che poi I faraoni schiavizzassero e massacrassero popoli per farsi piramidi e sfingi è un altro discorso che affronteremo postumo. 
Io spero che per una volta sia vero il fatto della sfiga. 

Non auguro nulla di tremendo, ma l’automobilista che non si è fermato e la veterinaria “non competente” nemmeno a essere considerata membro più basso del consorzio civile, devono avere un bel po’ di piccoli e sfortunati inconvenienti sulla loro strada, nulla di trascendentale, ma non devono mai stare davvero tranquilli. 
Non devono dividere la maledizione che viene arrecata da Dei pagani nel far morire un gatto nero. La devono cumulare. a firma di Tutankamen, magari.

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