Borderline

Ho letto ultimamente un appello di Riccardo Orioles, giornalista antimafia, sullo scrivere di legalità. Devo dire che sono parole che, chiunque abbia scelto di percorrere occasionalmente o professionalmente questa strada, dovrebbe tenere a mente.

Cito testualmente: “Fare giornalismo antimafia e fare lotta, oggi come ieri, è possibile solo a costo di rinunciare a una vita “normale”. Non tanto per i rischi fisici – che liberamente si accettano – ma per l’estromissione dai principali circuiti politici e professionali. Non è un prezzo troppo alto, considerando gli obiettivi. Ma il prezzo è ancora tale, ed è bene che non ci siano equivoci su di esso.”

Non voglio entrare nei dettagli, ma credo che chiunque si occupi di tenere le coscienze sveglie con passione paghi un prezzo.

Lo paga a livello umano, considerato che continua a occuparsi di cose poco remunerative, lo paga a livello morale, perchè spesso si trova da solo, anche sentimentalmente, non a tutti piace stare accanto a chi si occupa di questioni che dovrebbero stare coperte, per quieto vivere.
Ciò che fa più male però è proprio il taglio dai circuiti che dovrebbero essere meritocratici.


A questa società fa comodo da una vita “il coraggioso”. Uno che magari gratis, o a poco prezzo, scrive, denuncia, fa inchieste, o semplicemente racconta tutto ciò che non va.
Fa comodo perchè parla per gli altri, trova le parole giuste, è un sognatore e lotta senza tregua. Gli altri possono battergli una pacca sulla spalla e dirgli che lo ammirano.
Spesso l’ammirazione, a molti di questi novelli Don Chisciotte, non fa conciliare il pranzo con la cena. Se eravate convinti del contrario svegliatevi.
Anche perchè quando si scrive di illegalità, spesso ci si trova proprio ad avere a che fare con una bestia ancora peggiore, la legalità di facciata.

Quella composta da benpensanti, da persone impegnate solo a fare I passaparola virtuali. Per poi lasciare ad altri il compito di farsi davvero male. Ancora peggio è chi però ha utilizzato il canale della legalità per altro. Non serve fare nomi, anche se potrei, sono tutti quelli che battendosi “contro” in un determinato periodo della loro vita, hanno poi valutato scelte di carriera che li fanno stare al caldo. Per loro un certo periodo di combattimento alla mafia, è da ricordare come “vecchi tempi”, meglio I nuovi, pieni di occasioni mondane e bella gente.

Mio padre se ne è viste passare tante di figure che poi, mentre lui era ancora in trincea, ricordavano “i vecchi tempi”.
Ma c’è qualcosa che fa molto più male. Più male dell’illegalità come ferita aperta da denunciare, più male della finta legalità.
È sapere che questo coraggio resta tra le righe. Che la lotta porta ammirazione il tempo di leggerla, che la vita quotidiana è fatta di chi ti lascerà solo.

Molti di noi denunciano, scrivono, tengono coscienze sveglie e si chiedono come tirare avanti, molti in nome dell'impegno civico perdono lavoro o non ne trovano, lo schieramento infastidisce, l'esposizione anche. Ma non smettono. Per qualcuno sono anche di cattivo esempio ai figli, visto che gli insegnano a ragionare su cosa c’è dietro.
Per quanto mi riguarda mi riempie di gioia scrivere libero quello che penso, che si tratti di parlare della mia terra martoriata dalla mafia, o di storie di vita che rendo romanzate. Così come mi piace sapere che chi divide la mia vita con me, non si cura solo di quello che scrivo, ma di quello che sono e riesco a dare.

Questo è l’importante, non credere alla fata Morgana che quando scriviamo, siamo interamente ciò che esprimiamo, a volte siamo peggio, a volte è solo una parte.
Io la chiamo coerenza. Qualcuno la chiama utopia. Comunque si voglia appellarla, è meglio digiunare sognando, che mangiare con compromessi putrefatti. Poi si vedrà. Domani.

Photos by Deviantart

Powered by Blogger.