La bestia della porta accanto

 Da cosa si misura la civiltà di un paese? Dalla tutela dei più deboli forse. Le persone non addestrate al gioco al massacro che ci ostiniamo a chiamare esistenza. Forse si misura dal non avere pulsioni incomprensibili, che trasformano uomini in bestie feroci.

Magari partendo da queste onestà di base, si possano anche contrastare fenomeni criminosi ben più radicati.

La criminalità organizzata è molto ramificata e eterogenea. Ma vive nella consapevolezza del contrasto alle istituzioni. Invece ci sono “cosche” che creano traffici illeciti e vivono di violenza sul più debole. Clan disorganizzati eppure abili a sfuggire alla cattura. La loro abilità sta nel non aver bisogno di comunicare. Uccidono e compiono ogni forma di porcheria andando nella stessa direzione immorale, eppure non si parlano. Diventano più irrintracciabili di Bernardo Provenzano che pure campava con i pizzini. Altro che social network dove si mettono anche i latitanti e li arrestano.

Da cosa ci possiamo definire come persone civili? Nell’innocenza di certe trasgressioni o nell’impulso irrefrenabile e incomprensibile di conoscere manie da buco di deretano dell’inferno?

No perchè se sono innocenti deviazioni consenzienti da entrambe le parti, potrebbero anche stare bene. Ma le cifre e le tipologie qui parlano di una Gomorra a cielo aperto e di una Sodoma che al confronto era un convento di educande. Vasco dice che le deviazioni sono belle quando non fanno male al tuo vicino.

Non è moralismo, non è essere bacchettoni. Da recenti rivisitazioni dei dati del Ministero dell’Interno, le fattispecie omicidiarie in famiglia, e i reati in cui avviene “solo” violenza senza la morte della vittima, sono di gran lunga maggiori in un anno rispetto agli omicidi e le violenze fatte da tutta la criminalità organizzata in blocco. Più di mafia Camorra e N’drangheta, mi voglio rovinare, metto anche la Sacra Corona Unita.

Casa Nostra uccide più di Cosa nostra. Ma quel che è peggio è che invece ci insegnano ad avere paura ad uscire, a temere il diverso, l’estraneo più del consanguineo o del parente acquisto. Il numero maggiore di stupri si consuma in famiglia, anche se ne viene denunciata una piccola parte, perché certi rapporti forzosi in famiglia sono considerati poco meno che una prevaricazione non violenza sessuale.

Senza contare che ci vuole più coraggio a denunciare che a tacere, visto che dopo pochi giorni si rischia di ritrovarsi il denunciato in giro per casa. A casa si ammazza peggio che per strada. Attenti se sapete che a cena si mangia il minestrone e a tavola ci sono coltelli.

Un esperto forense della polizia di New York nel libro di Connie Fletcher “sulla scena del crimine”, spiegò che il maggior movente degli omicidi familiari, è che si litiga violentemente per soldi e sesso. Infatti la maggior parte dei fatti di sangue cui era intervenuto si erano consumati non a caso in cucina, luogo dove si fanno i conti e in camera da letto. Invitava con ironia amara a iniziare un litigio in soggiorno perché “il massimo che può succedervi è un colpo di telecomando”.

Da cosa si misura l’afflato di progresso di un paese, dalla presenza maggiore o minore di reati orribili in gran numero o dalla tutela che una nazione accorda a chi non sa proteggersi da solo?

Uno Stato efficiente, per quanto attento alla protezione dei suoi cittadini non riuscirà mai a prevenire tutti i crimini, a volte non riuscirà nemmeno a intuire la specie di crimine che si sta commettendo. La bravura degli uomini di legge si misura proprio dalla capacità di colmare più rapidamente possibile il divario che c’è tra un nuovo reato e la legge che lo preveda e sanzioni.

Lo stupro è previsto come reato contro la persona in Italia solo dalla metà degli anni novanta, dal 1996 per la precisione. Prima era reato contro la morale. Era considerato addirittura più grave non dichiarare all’anagrafe un bambino che compiere uno stupro in termini di pena.

Uno stato dovrebbe proteggere i più deboli dalle prevaricazioni. Ci si chiede cosa avessero da fare in Italia per scordarsi fino al 2006 di emanare una semplice legge contro la pedopornografia online. Tale reato fino a quell’anno per il codice penale non esisteva. E l’Italia si è adeguata solo perché la UE lo ha imposto, pena sanzioni da pagare. Eppure da quattro anni i dati che giungevano dalle associazioni di tutela dell’infanzia erano sconfortanti.

Italia tra le prime per navigazione in siti pedopornografici, abbiamo tenuto testa agli Usa, cui va il triste primato. Pensate all’estensione territoriale nostra e loro, per capire quanto abbiamo prodotto. Non basta? Infatti, non ci facciamo mancare nulla, conquistiamo piazze onorevoli, si fa per dire, anche nella per nulla nobile pratica del turismo sessuale. Dall’Italia si viaggia tanto per questo, anche in tempi di crisi.

Io non lo so se è un sentimento comune, ma a volte quando faccio qualcosa di buono mi maledico nell’aver sprecato tempo a non farlo prima. Se penso a tutte le leggi inutili e dannose, o ad personam emanate fino al 2006, mentre magari qualche bambino poteva, perchè no?, essere protetto meglio dal paese in cui era nato o risiedeva, fossi un governante di qualsiasi foggia di questo paese a volte non dormirei, al pari di chi è autore della violenza stessa. Voglio sperare che a qualcuno questo rigurgito ogni tanto venga e non lo scambi per la peperonata che gli torna su.

Senza contare che uno Stato di diritto dovrebbe avere primati ben più invidiabili. Le cifre della depravazione in settori in cui sono coinvolte donne e bambini non lascia sorridere. Troppa violenza, troppa attenzione deviata verso le categorie che andrebbero tenute lontane da qualsiasi orrore. Inoltre abbiamo un bel parlare di risolvere crisi economica, ma credo che se anche vivremo una nuova era di boom economico, avremo una crisi umana che fa avere cuori marci di gente che conduce esistenze di violenza, prevaricazione o doppie vite fatte di un lato indicibile.

Potrebbe essere un problema di presa di coscienza. Quella c’è, ma forse è la spina dell’anima di alcuni detentori di potere e di alcuni “borghesi bravi padri di famiglia” che non è compatibile con quella presa. Succede. Problema annoso e rinviabile per le istituzioni che hanno da combattere lo spread e non possono occuparsi della serenità di chi non dovrebbe conoscere l’orrore nemmeno nei film.

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