La storia (dell'arte) non siamo noi

La cancellazione della storia dell’arte dai programmi scolastici prevista da Sua Sapienza Gelmini, avrà creato uno tsunami di ricordi a molti ex liceali del secolo scorso. Una marea di ritorno, che parte dalle interrogazioni che facevano sudare, con la professoressa carampana e intransigente, una corrente che ci travolge andando a ripescare i primi amori del ginnasio, le prime crescite brutali e i primi confronti quasi da adulto.

A me ha riportato in memoria un libro sgualcito, l’Argan, che tenevo tra le mani con quel colore verde-ramarro, il mio testo di studio. Ma anche una passione che la materia mi sparò per endovena, specie per l’arte greca di ogni forma e stile, unito a una adorazione quasi mistica per la storia, i trecento di Leonida per me erano leggenda, molto prima che diventassero carne da film.

Mi crea lutto pensare a una classe politica che non si cura del nostro futuro, i nostri figli. Questo non è un taglio alle spese d’istruzione, è uno sfregio, è lacerare un quadro del Caravaggio.
I nuovi liceali impareranno che il Pinturicchio altri non è che Alessandro Del Piero, li stiamo educando a pensare in velinese e in Belenese. Che non è il linguaggio delle balene, ma di una agitatrice di culo che abbiamo importato dall’Argentina, come se a casa nostra mancassero. Fare il calciatore sarà meglio che il ricercatore scientifico, copertine e perchè no, a questo punto sdoganiamo il pallone per il Nobel. E parla uno che il calcio l’ha sempre amato. Procura dolore ai ventricoli (e anche giramento di testicoli, a dirla tutta) vedere la fatiscenza dei nostri edifici scolastici e poi guardare spot televisivi che inneggiano al “calcio che fa scuola”. Se poi escono alunni come Balotelli, abbastanza maleducati e spocchiosi, c’è proprio da stare Allegri, in maiuscolo visto che l’allenatore del Milan, dove gioca il giovanotto si chiama proprio così.

Tutto questo proprio quando l’Europa si muove in direzione contraria, puntando al recupero della storia dell’arte, la cui mancanza è una palese violazione internazionale dei diritti umani. Da non crederci? Eppure è così.

La convenzione quadro del Consiglio d’Europa del 2005 e poi rivista nel 2011, afferma che: «La conoscenza e lo studio del Patrimonio storico-artistico rientrano nel diritto di partecipazione dei cittadini alla vita culturale e al lavoro, come definito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo». E si affianca anche l’Unesco, con le sue linee guida stilate per l’educazione artistica e inserite nella Convenzione di Lisbona del 2006: «L’educazione all’arte e alla tutela dei beni artistici delle nazioni si realizza obbligatoriamente nelle scuole pubbliche con la partecipazione di insegnanti preparati e aggiornati». In teoria potremmo anche denunciarli.
Non ci hanno solo cancellato una materia, ci hanno leso un diritto fondamentale dell’esistenza e della dignità umana, applausi. Che aspettarsi da chi, a proposito di materie, ci governa con totale mancanza di quella cerebrale?

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