Potevate prendervi pure lui

Quanto sto per raccontarvi mi segna nel profondo della mia palermitudine. Tempo fa un turista ha fotografato una vetrina di una pasticceria veneziana. Esposte c’erano varie leccornie. Ma l’improvvido pasticciere, ha compiuto un reato che non può derubricarsi allegramente come il falso in bilancio in un paese sottosviluppato. Non fate i finti tonti che avete capito tutti di quale paese sto favellando.

Il fellone ha esposto una sorta di vescica marrone piena di crema bianca e l’ha appellata “cannolo siciliano”.
Ora, per prima cosa mi si dica che senso ha esporre in una vetrina di Venezia di una pasticceria veneziana, con tutte le attrazioni turistiche veneziane e le specialità alimentari veneziane, un cannolo siciliano. Cos’è, voglia di stupire? Integrazione delle specie? Io ce lo vedo un turista che arrivato in mezzo a gondole e calli (non quelli al piede), esclama gongolante (o gondolante, tanto per dire una cretinata): “andiamo a farci un bel cannolo siciliano che per associazione di idee mi è venuta proprio voglia”. Siamo proprio all’errore di comunicazione enogastronomica di base. Partiamo già fraintesi.

Ma poi magari fosse veramente cannolo siciliano. Manco cannolo è! Già i palermitani, se gli dici che hai mangiato una specialità loro oltre terra consentita, ti guardano come un alieno verde che si è appena cagato addosso. Tra lo schifo e il meravigliato. Si badi bene: l’ultima zona franca ove per i siculi puoi mangiare siculo è il lembo di terra prima della Calabria, se non hai finito di mangiare l’arancina o la cassatina e sali sul traghetto, lasciata la terraferma non è più mangiare siculo. Lo dice anche L’ONU in una nota risoluzione emanata a livello mondiale: “Sicilian Food rules when you leave the island”.

Quella era una sacca molle con ciliegina, il cannolo è diverso. Per cui c’è pure il prodotto millantato. Roba da denuncia al tribunale dei diritti umani che ormai ci possono andare cani, porci e, perchè no, cannoli.

Ma io credo alla buona fede, per me era un tentativo di invitarci a scambio culturale, a Venezia viene rappresentata una specialità palermitana e Palermo si prende qualcosa di veneziano. Già lo facciamo a dire il vero: in inverno quando le fogne non tengono la pioggia e saltano i tombini ci sono zone panormite che sono uno sputo Venezia, a parte le bestemmie degli autisti in dialetto che proprio veneto non è, mentre annegano per strada con il fango fino al cofano. Ma basta viaggiare con la fantasia ed ecco che per magia divengono gondolieri, che remano per canali intonando serenate.
Una cosa è certa: potevano dirci che volevano fare cambio con qualcosa di nostro.

Almeno avremmo scelto cosa dargli. Potevano prendersi Diego Cammarata, ex sindaco di Palermo, ad esempio, che adesso va a fare il direttore dell’agenzia dei beni confiscati. In pratica va a decidere a chi riassegnare i beni patrimoniali della mafia.

Non so voi ma a me qualcosa stride. Pressappoco come nominare Federico Moccia direttore della Biblioteca Nazionale, o Jack lo squartatore alla guida di un bordello, considerata la sua maniera di amministrare Palermo e qui mi fermo.
Gliel’avremmo consegnato volentieri al posto dei cannoli, come imitazione di esemplare Palermitano, anche lui faceva la sua porca figura.

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