Zuzzurro ci dava indicazioni a Nonantola

Siete stati la mia infanzia. Guardavo già ridendo come un matto da piccolo, questo commissario svampito e con una “esse” esilarante.
Ridevo, come risi quel giorno che vicino Nonantola, un paesino, mio padre chiese informazioni ad un tizio di spalle in bici. Non trovavamo la strada.

Lui si voltò ed aveva la barba, come il commissario Zuzzurro, la sua stessa faccia e la stessa “esse”. Con tutto il rispetto per il difetto di pronuncia, mentre lui parlava pensavamo fosse davvero Zuzzurro che ci prendeva in giro, trattenemmo a fatica una ilarità prorompente, non capendo nulla di ciò che ci diceva.

Perchè i personaggi sono così. Se funzionano fanno perfino scordare i nomi propri. Credo quasi nessuno incrociandovi per strada abbia esclamato: “guarda, Formicola e Brambilla!”. Siete stati la parte vostra più tenera. Quella che viene colpita facilmente quando si scopre che Zuzzurro, non c’è più.

Molti hanno interpretato il messaggio di addio di “Gaspare”, Nino Formicola, come freddo: Da oggi Zuzzurro e Gaspare non ci sono più. Invece è la più grande forma di amore amicale e tra cognati. Morto uno, l’altro non ha senso che viva. Morto uno, c’è davvero, stavolta, poco, pochissimo da ridere. Grazie per quei sorrisi da bimbo che mi avete regalato. Sono ancora con me. Vi abbraccio forte. Tutti e due, Zuzzurro e Gaspare.


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