Quando tutti spengono la luce


Non ci chiediamo mai cosa c’è dopo la fine di un film, quasi nessuno prova a immaginare la vita quotidiana di due protagonisti di una pellicola giunta ai titoli di coda.
Facciamo la stessa cosa nella vita reale. I riflettori si posano su una notizia, la assorbiamo, la viviamo, la digeriamo. Il dopo non importa.

Raramente indaghiamo sulla sorte di chi è figlio di vittima di femminicidio. Raramente ci chiediamo se, spenta la ribalta e asciugate le macchie di sangue, la loro vita si possa chiamare davvero vita.
Non sappiamo che cosa porteranno nel loro dna, se l’orrore, la voglia di reagire, i segni, i sogni infranti, gli incubi. Non ci interessa, noi abbiamo spento. Titoli di coda.
Per fortuna c’è chi una domanda così elementare se la pone.
È partito un nuovo progetto a livello europeo, che si chiama Switch-off.

Consiste nel fornire assistenza psicologica ai bambini e agli adolescenti, figli di donne uccise in famiglia. Viene garantito ascolto e vicinanza, la bellezza di questo progetto è che contrariamente a tanti altri, chi se ne occupa non si fa bello lavorando sul “qui e ora”. Non esamina solo figli di vittime di recente passato, vanno anche a parlare con ragazzi la cui vita è traumaticamente cambiata anni fa.

Lo tsunami di informazioni che ci costringe a dimenticare, non esercita la memoria. O forse l’errore del nostro modo di capire le notizie alberga da un altro lato. Non siamo capaci di capire cosa si agiti nel buio calato dopo l’uccisione di una donna. Siamo abituati a considerarla una statistica, a provare orrore per un omicidio, pronti a traghettare per la notizia successiva, di costume o di sport che ci risollevi il morale.
Dietro quella donna vittima di insanità umana, ci sono figli, famiglie, bambini o ragazzi, che non avranno solo difficoltà superficiali.

Non è mai solo un problema lessicale se un essere umano non può più chiamare nessuno “mamma”. Forse se ci si pensasse, terremmo le luci un po’ più accese, per vedere se, nella notte, qualcuno ha freddo. E paura di fantasmi fin troppo in carne e ossa.

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