Tempo perduto e tempo perso

Secondo un recente studio fatto negli USA, si starebbe diffondendo nel mondo una nuova patologia originata dai social network. Apro una piccola parentesi, mi sfugge perchè ogni malattia vera o presunta sia sempre scoperta da dottori a stelle e strisce, loro isolano virus, loro scoprono nuove pestilenze. Mai una volta che si dicesse nei Tg “scoperto nuovo batterio killer, in uno studio medico di Roccacannuccia”, minimo si parla di Palo Alto.

Con questi nuovi metodi di condivisione su facebook, affermano i dottori sapienti, stiamo perdendo la cultura del passato. Non siamo in grado di distinguere un ricordo che vogliamo tenere da uno da cestinare.
Il problema starebbe nel fatto che, nel giro di pochi minuti il nostro cervello riceve, tre perle di saggezza, una frase spiritosa, una foto osè, una canzone e un appello a firmare una petizione.
Con un niente, lasciamo sfuggire il concetto più importante o quello più valido, solo perchè meno recente. Resta impressa la orribile imbecillità dell’amico, che si fotografa i piedi al mare, se è stata tra le ultime immagini che abbiamo immagazzinato.

Si chiama filosofia del now. Inoltre, siccome non ci si fa mancare nulla, il 35% della popolazione mondiale, sarebbe affetto da forme di ansia e tachicardia, ogni qualvolta apre la propria pagina personale dei social, con il fremito di vedere cosa gli è stato scritto. Alla lunga questi micro - battiti accelerati creano stress.
Non ci rimane che sperare di essere l’unica forma vera di vita di ogni galassia conosciuta, se esiste anche solo una popolazione aliena che ci sta studiando, siamo rovinati.

L’extraterrestre curioso, si chiederebbe, come mai un essere umano così intelligente si sia poi gradatamente rimbecillito, tanto da passare dal giocare per strada con il pallone super santos, o inventandosi avventure ricche di fantasia bambinesca, allo sbattere contro i pali della luce per la faccia incollata a un display senza guardare per strada. Senza contare che ormai non viviamo emozioni, le postiamo. Siamo di fronte a un tramonto mozzafiato? subito parte lo scatto del cellulare, ci emozioniamo per delega, condividendo subito qualcosa che a livello emotivo non abbiamo nemmeno capito.

Sempre gli americani, ci informano che adesso nelle loro università stanno cominciando a privilegiare la gente creativa e fantasiosa, a limitare le interazioni dei ragazzi con i social network, facendoli accostare di più verso la vita vera.

Io non so voi, ma a me stì ‘mericani che magnano mostarda e vincono le guerre (cit. Alberto Sordi), che scoprono malattie e hanno già i rimedi mi stanno sulle balle. Antipatia epidermica a parte, dovremmo tenerci stretti i ricordi, il patrimonio che ci rendeva davvero vivi da ragazzini, una malinconia da tempo perduto, forse, ma sempre meglio che guardarci adesso, con le facce da trichechi imbolsiti appresso a uno smatphone, una tristezza da tempo perso.

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