Goffredo

Racconto contenuto nel libro "Vent'anni" - Salvatore Coppola editore, di Daniela Gambino ed Ettore Zanca


A Goffredo non gliene fotteva di niente e di nessuno, ogni giorno sole o pioggia, sia benedetta la routine. Sveglia cibo, sonno, cibo, sonno, cibo letto notte. Non che avesse molto da fare. Campava di rendita. Ogni tanto affacciatina al balcone, con il genere umano alcuni piani più sotto che era impegnato a correre e farsi il culo. “tutti di fretta, ma dove vanno?”.

A lui stava bene così, solo la sua famiglia, niente contatti col mondo. Però stando sempre in casa quando cerchi di dire qualcosa che pensi, la tua opinione conta molto poco. Suscita tenerezza. Quel giorno di maggio Goffredo posa gli occhi sul televisore. Vede auto sventrate, macerie. La famiglia è sconvolta. Lui se ne fotte, sbadiglia e va a dormire. Tanto nessuno ha voglia di ascoltarlo. Per lui è un giorno come un altro. Però vede qualcosa cambiare. Nei giorni seguenti, vede gente che si agita sotto nelle ore più strane, macchine che vanno e vengono. Goffredo sa poche cose, ma una di queste è che alcune volte arriva un signore con i baffi con tante persone accanto, preceduto da un suono fastidioso di sirena che lo sveglia sempre. Va da qualche parte all’interno del palazzo. Dove abita anche Goffredo.

Quel passio però è strano. Anche quegli operai che si arrampicano per aggiustare i telefoni non gli piacciono, uno lo ha anche aggredito e cacciato via, “torna dentro!!” gli ha detto in tono brutto. Goffredo è rientrato, permaloso e ferito. Chi era quel signore per apostrofarlo così? Quel 19 luglio 1992 a via Mariano d’Amelio è il finimondo un’autobomba uccide il signore con i baffi e la sua scorta con le sirene, vista dall’alto è una zuppa di terra sangue e macerie, ci si agita, si grida, si cercano i feriti. Il balcone di Goffredo è a pezzi e lui non si trova. La famiglia vorrebbe chiedere ai vigili del fuoco di provare a salvarlo, ma non ne ha il tempo, tutti via. Goffredo è dato per morto. Qualche giorno dopo consentono agli inquilini del palazzo di rientrare, Goffredo è vivo invece.

Occultato dietro il frigo, gli ha fatto da scudo, sguardo vitreo, occhi che non dormono da tanto, ma vivi. Goffredo vorrebbe raccontare degli uomini strani, dei movimenti, ma escono suoni incomprensibili. Sarà lo choc che non lo fa spiegare bene. Prima sembravano capirlo tutti, anzi anticipavano le sue intenzioni. Adesso per Goffredo ogni rumore forte, una sedia che si sposta, un oggetto che cade, il festino di Santa Rosalia coi fuochi è una commemorazione di quel giorno, che rivive all’infinito. Per rispetto a lui a volte in casa si sta zitti. Ma per lui è un nascondersi continuo e terrifico. La famiglia l’assiste teneramente, per loro l’importante è che uno della famiglia, il gatto per la precisione, un bel felino a pelo nero, sia ancora vivo. Anche se non ha voglia più tanto di passare le sue giornate a guardare dal balcone.

Goffredo non se ne fotte più, di quello che succede, anzi ora è attentissimo e non ha più tanta fiducia negli umani.

NOTA: La storia è vera. Goffredo era un trovatello allevato e regalato da me ai nuovi padroni.


Powered by Blogger.