Hanno solo fame di noi

Jorr è una dolcissima bimba, chiude gli occhi nella foto in braccio al padre. Sappiamo tutti che solo stando a palpebre chiuse intrappoliamo la polvere magica che ci ha lasciato un sogno. A volte non li riapriamo per paura. Che tutto ci restituisca, un mondo da affrontare. Il sogno ci asseconda. Jorr è tosta. La fame di genitore, la fame di un padre da rivedere, le ha fatto fare quattromila chilometri, le ha fatto prendere un barcone di disperati, fino a stringere suo padre nella città più corale del mondo. Palermo. Così amava definirla Don Pino Puglisi. Non proprio uno qualunque.

Provate a dire a Jorr che il suo Natale sarà disadorno, senza regali, senza alberi, vedrete che vi guarderà con l’espressione di chi vi sfida, dicendovi “io ho mio padre, ho colmato lui con il mio abbraccio, ho colmato le distanze con lui". Nessun metro, nessuna distanza, dovrebbe mai impedire a un padre di riannusare il proprio figlio. Non è solo amore. È fame. La fame che faceva urlare a Jorr in braccio a suo padre: “guardami papà, guardami!!”.

Josè Pepe Mujica sarebbe un padre che non dormirebbe, se il suo sogno si realizzasse. Il presidente dell’Uruguay, ha detto che a fine mandato gli piacerebbe adottare 40 bambini poveri e portarli a vivere con lui. Per chi non lo sapesse, il buon Pepe vive con 1000 euro al mese, in una fattoria, va al lavoro senza scorta e devolve tutto il suo compenso presidenziale in beneficenza. Pensatelo a 75 anni che dà la buonanotte a uno stupendo esercito urlante di bimbi.

Il profumo della pelle di un figlio, un battito ansimante, per la speranza di non trovarlo addormentato, dopo una giornata di lavoro senza vederlo. I suoi occhi che si riaprono, solo perchè c’è papà o mamma. Le lontananze, le liti dei grandi che non devono riguardarli. Le offese che si rivolgono i genitori nelle separazioni e nei divorzi, che non danno certo il sorriso ai cuccioli.
Tutto questo se fatto o evitato, nel bene e nel male, porta il ricordo di natali belli, incatenati ad altri giorni più tranquilli e sereni per chi è innocente. Oppure condurli all’inferno.

L’amore che vuole un bambino è fame di sorrisi dei genitori, fame atavica. In guerra, in pace, in salute, in carestia, sotto le bombe, sotto le luci di Natale.
Facciamo a meno di comprargli un gioco per colmare quello che manca a noi, per dare alibi ai nostri sensi di colpa. I giocattoli sono contenitori vuoti. La felicità sta nei muscoli. Facciali e cardiaci. Lo sanno bene, loro, i bimbi, come Jorr.

Powered by Blogger.