No fly zone natalizia

Sono tempi difficili, gli spazi aerei sono intasati, oltre ai velivoli e alla monnezza delle migliaia di satelliti che orbitano più in disuso della decenza di certi governanti, ci sono i sempre più frequenti sogni a due lire raccattati in cinema di periferia dove proiettano obbligatoriamente film a lieto fine, di quel sapore di sere d’estate e di vento che tra mare e aria tiepida intenerirebbe anche un serial killer. Dobbiamo disciplinare tutto quello che vogliamo far volare, allora, caro Santa Claus o come cacchio ti vuoi far chiamare sii cosciente di che cosa vola e cosa no, almeno dalle mie parti.

Non lascio atterrare i lupi che dicono agli agnelli di essere in pericolo, lascio volare tutti i fantasmi che ogni notte creano lacrime a chi è rimasto vivo e non ai veri assassini. Non lascio atterrare l’acquasanta, almeno quella che con i suoi peccati è più torbida dello zolfo del diavolo. Lascio volare Cristo, che se tornasse sulla terra sarebbe un rocker ascoltato e venerato, ma non da chi fa finta di crederci. Non lascio atterrare chi mi vuole convincere che a qualcuno interessa spiarmi e questo crea a lui inspiegabilmente, le notti insonni che dovrei avere io. Lascio volare Totò, per tante cose anche le meno note. Come quando disse “più conosco gli uomini più amo le bestie”.

Non lascio atterrare chi mi vuole convincere che ho bisogno di protezione ma mi sbaglia il nemico. Lascio volare De Gregori e la strofa colma di presagi: “legalizzare la mafia sarà la regola del duemila, sarà il carisma di Mastrolindo a organizzare la fila”. Non lascio atterrare chi fa valere le sue ragioni grazie a una minoranza caciarona che ipnotizza la maggioranza pecorona. Lascio volare chi, da Leonida a Mandela ha creduto che pochi con idee chiare e colme di libertà avrebbero convinto a venire dalla loro parte i tanti ubriachi di chiacchiere. Non lascio atterrare il finto senso dello stato, lascio volare una frase vecchia di migliaia di anni assai vicina a Falcone e Borsellino: “O viandante, annuncia agli Spartani che qui noi morimmo obbedienti al loro comando”, o giù di li. Non lascio atterrare chi: “hai ragione, è un mondo di merda, ma noi che possiamo fare?”, lascio volare chi: “hai ragione è un mondo di merda, stiamo con gli occhi aperti e insegniamo ai nostri figli a lottare come noi”.

Lascio volare chi grazie alla propria arte si è espresso, credendo di essere etereo e invece è rimasto nel cuore di chi di certe canzoni, scene di film, concerti, spettacoli teatrali, ne ha fatto certezze di granito.

Lascio volare l’Ulisse del canto XXVI dell’inferno di Dante, colui il quale inneggia a una libertà di pensiero e conoscenza che può portare alla dannazione, che rende marchiati di miscredenza ma fa sentire maledettamente vivi.

Non lascio volare chi non vola e resta a terra condannato dalla miseria di aver spezzato ali a donne e bambini. E non aggiungo altro perchè ogni parola sarebbe comunque già averne considerazione.

Non lascio atterrare chi traffica in borsa con soldi che non gli ho dato e poi parla di recessione, lascio volare gli imprenditori, ci sono lo so, che non hanno licenziato nessuno con la scusa della crisi, ma anzi li hanno tranquillizzati. Non lascio atterrare chi mi parla di libertà e poi non libera la stampa, la cultura, la scuola, i giovani, i bimbi, le famiglie e questo vale sia a destra sia a sinistra. Lascio volare chi viene definito rompiscatole e accusato di evidenziare troppo la criminalità organizzata, sono tempi in cui essere rompicoglioni è un complimento. Non lascio atterrare facebook se sostituisce face live, ovvero vediamoci di presenza. Lascio volare i tanti ragazzi che ho incontrato completamente diversi da come li descrive la tv, non dipendenti dal pc non attaccati all’auricolare o al telefonino, tra questi un sedicenne che mi ha detto “voglio fare il prete invece che il padre, così educo alla legalità tanti ragazzi e non uno o due”, o un altro che “voglio fare il magistrato, il mio modello è Falcone” sedici anni anche lui.

Non so se ti lascerò atterrare, forse è bello credere ancora a te caro Babbo, o forse già mi passa la voglia quando scopro che si narra che il tuo colore sia stato voluto rosso dalla coca-cola, questo fa cadere le braccia a molti, ivi compreso Giancarlo Giannini che nel film “travolti da un insolito destino..” Trova un crocifisso e dice che la religione è ”cchiù diffusa rà Cocacola!”. Forse ti lascerò atterrare perchè comunque porti ancora un bel dono, nulla di materiale, è solo l’allegria del dolce egoismo dei bimbi che ti aspettano. Ah! A questo proposito, visto che parliamo di cose da credere un’ultima limitazione a spazi di volo.

Non lascio atterrare il mio incubo, vedere un ragazzo in giacca e cravatta con una ventiquattrore che mi dice “papà non hai capito un cazzo della vita” e mi parla di trading, family banker e titoli azionari. Lascio volare il mio sogno, un palco in cui un trentenne canta quello che pensa e tutti lo osannano, parla di giustizia e libero pensiero e viene definito un grande artista, ed è sempre mio figlio. Spero che decollino almeno la metà delle speranze di una vita migliore degli esseri viventi non vegetanti, così come le speranze intermedie di tanti padri, figli, uomini liberi, almeno di pensare. Cominciamo col regalare un sorriso è facile, dovrebbe esserlo di più a Natale. È come digrignare i denti, ma è più bello.

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