Sacche di resistenza

L’ultima che ho visto stava come un neo, tra le cosce cellulitiche formate da due tangenziali che si incrociavano. Un lumicino che sembrava essere l’ultima guardia di una memoria che non apparterrà ai nostri figli. Una piccola bottega, col bancone dei salumi, i detersivi agli scaffali. Ai fianchi due centri commerciali e Ikea, che sembravano velociraptor che si avvicinano suadenti e crudeli verso la preda e la mettevano all’angolo.
Di queste botteghe, ne vedo sempre meno. Resistono nei centri storici, sembrano quasi volersi nascondere, per paura della pulizia etnica che subirebbero dal primo vicino ipermercato.

Mi piace pensare che rimangano aperte quasi a farci un favore. Ci ricordano che siamo stati bambini, acquirenti con fari abbaglianti al posto degli occhi, quando avevamo in mano il bastevole per un ricco panino e una gomma da masticare, col tatuaggio da fare sputandoci sopra e strofinandolo sulla pelle.
Erano la nostra sala premiazioni, quando per la partita a pallone, contro gli abitanti del condominio accanto, si metteva in palio una gazzosa, da più grandi e temerari, una birra Messina.
Negozi tedofori, custodi delle ultime amicizie di quartiere, prima che tutto venisse inghiottito da questa bestemmia frenetica che chiamiamo vita. Mi ricordo del mio “tè delle cinque”, una parentesi fortemente etilica della giornata che dividevo con il mio migliore amico. Birre, o vino, comprate in fretta e consumate filosofeggiando su vita e donne. Più sulle seconde che sulla prima, a dire il vero.

Il mio migliore amico. Che non ha resistito al tempo, lui sì era da “conversarci preferibilmente entro…”, come le etichette delle scadenze sui cibi. Primi fautori del pagamento ritardato. Bastava dire “segna, che poi passo”, per veder tirare fuori un quadernone appuntato di cifre con matita grezza. Magari salvano ancora qualche vita, dando da mangiare a gente che non ce la fa ad arrivare a fine mese, se non potesse far debiti. Magari alcune resistono perchè sono riuscite a darsi un tono, praticano prezzi da orafi, perchè puntano sull’ultimo feudo della qualità non dozzinale. Passeranno, forse no. Forse ce la faranno. Come Leonida, che pensava di poter resistere all’orda Persiana con i suoi 300 soldati. Non voleva essere spazzato via.

Sono le ultime sacche di resistenza, della nostra memoria, del nostro essere stati con occhi curiosi. Abbiamo guardato anche noi il mondo con stupore gratuito. Che non ci sarà restituito. Combattono anche per noi. Per farci ricordare, che ci siamo voluti più bene di adesso.


Powered by Blogger.