Breviario di sopravvivenza (al) Palermitano

Ogni tanto bisogna fare opere di bene. Lo dicono anche in Vaticano, quando capiscono che stanno perdendo audience.
In questi giorni alcuni miei amici di varia estrazione e natura sono stati a Palermo, telefonandomi per chiedere informazioni su posti da vedere e specialità da mangiare. Chi mi conosce sa che per me Palermo è una città per la quale non ho il minimo coinvolgimento emotivo. Sentirne parlare non mi provoca alcuna emozione, specie da quando ho dovuto lasciarla per lavoro. Ne sono interessato quanto le abitudini sessuali dello scarabeo stercorario. Ovviamente sto ironizzando. Grazie alle loro richieste ho stilato un piccolo breviario, per tracciare il profilo del palermitano.

ATTIA - espressione monitoria che le madri esclamano ai figli e agli amici dei piccoli criminali che giocano per strada,. Tecnicamente si traduce in “ehi tu!” ma contiene molto , molto di più per il principio del “non detto”. Una semplice esclamazione che va dalle minacce di morte subitanea a sanzioni corporali che si avvereranno in un nanosecondo qualora il fanciullo non si affretti a risalire a casa.

VERSO - preposizione pericolosissima se pronunciata da un palermitano, specie se seguita da un orario orientativo, se un abitante panormita dice: “ci vediamo VERSO le sette di sera”, si presenterà alle dieci, scandalizzato perchè non lo avete aspettato per cena.

VARO - per molti sarebbe l’inaugurazione di una nave, da noi però vige la “parlata larga”. Noi allarghiamo tutte le vocali. Per cui la A resta A, la E, I, O, U, invece diventano anch’esse A. Pertanto “varo” starebbe per “vero”, seguito da punto interrogativo: “Varo??” è espressione di stupore per qualcosa che si stenta a credere sia accaduta. Il parossismo sarebbe un dialogo tra un palermitano che ha assistito a una inaugurazione di nave e il suo interlocutore stupito: “sono stato a un varo” , “Varooo???”

MAGIONE - in italiano casa, in palermitano una piazza, famosa perchè luogo di infanzia di Falcone e Borsellino, dove adesso molti ragazzini giocano ancora a pallone per strada.

CHI GHITTASSI SANGU RU’ CUARI - rientra a buon diritto dagli anatemi, ciò che è peggio è che spesso sono lanciati da parente o consanguineo a suo simile. Può essere utilizzato come un abito in fresco di lana, in ogni stagione. Tecnicamente invita il destinatario a espellere fiotti di sangue dal cuore, la motivazione di tanta sorte può essere un ritardo, un non ascoltare un ordine paterno o materno, un mancato pagamento. Non di rado è prodromico alle BOFFE e/o TIMPULUNA, ovvero lo schiaffone di inizio lite, con regole di ingaggio libere, sono ammesse tutte le armi, dal coltello all’ordigno nucleare, qualora in possesso dei due litiganti.

BUONA PO' CALARI - ambigua espressione con il quale il palermitano fa intendere che quanto trovasi sul suo piatto sotto forma di pasta, è sufficiente appena a saggiarne la consistenza per verificarne la cottura.

MPEMPO - il palermitano non è una lingua univoca, spesso i termini variano di significato da quartiere a quartiere, a volte si coniano neologismi validi solo in un condominio, se non in un appartamento. Questa espressione arcaica, fu usata nel mio quartiere, la Zisa, nella mia via, quindi altamente circoscritta, denota una persona poco sveglia e totalmente priva di intelligenza, dotata di andatura caracollante.

PIRULLE' - sarebbe il gioco della “campana”

MINACCE - in palermitano sono criptiche, lunghe, articolate e altamente scenografiche. Normalmente il panormita tende a minacciare con una escalation, parte in silenzio, poi ti fa capire che tu non sai con chi stai parlando, una volta capito con chi stai parlando (il più delle volte questa minaccia è priva di un pedigree che intimorisca l’avversario che può mettere in campo la stessa minaccia, annullandola, manco fosse un gioco di ruolo..) si passa alle occhiatacce a pochi millimetri, con frasi del tipo: “ti rugnu na’ buoffa accussì fuorti cà pi dariti a secunna te bieniri a circari”, trad: ti do uno schiaffo così forte che per darti il secondo ti devo venire a cercare. Se siete in grado di essere fantasiosi potete litigare, altrimenti lasciate spazio e ragione a chi ha inventiva.

ASSUNTUMARI - letteralmente spaventarsi, farsi venire un colpo, per estensione il malessere di chi ha le malattie assuntumatiche, che sarebbero esantematiche.

TAPPINA - nel resto del mondo è quell’arma non convenzionale denominata ciabatta, usata dalle nostre nonne, come il boomerang dagli aborigeni australiani. Da denuncia al tribunale dei diritti umani, per come e dove colpiva. Per estensione “Tappinara” è una donna volgare e poco aggraziata, appunto perchè costantemente dotata dell’arma impropria ai piedi.

BROSCIA - sarebbe la brioche, ovvero ciò che il resto del mondo chiama cornetto, ma da noi è un’altra cosa, un panino dolce gigantesco, da mangiare con dentro la granita o il gelato. Sostitutivo di molti pranzi, nel senso che se ne mangi una in certe gelaterie, stai a posto sia per un letargo invernale, sia per qualche giorno al risveglio. Per loro capacità nutritiva le BROSCE col gelato nutrono un giovane grizzly per giorni.

SUMMUTH - apoteosi della distorsione linguistica del palermitano, i termini stranieri vengono prima digeriti e poi risputati in maniera diversa. Il summuth altro non è che il summit, un incontro in inglese, però si suppone che nella preistoria fosse un animale dotato di zanne, pelliccia e proboscide, che amava tanto indire riunioni

AGEVOLARE GIOVANI - frase universale usata negli autobus per esortare ogni fascia di età dai tre ai 147 anni a sbrigarsi a scendere prima che si chiudano le porte.

BUSSOLA! - esclamazione che a prima vista potrebbe sembrare proferita da Colombo in prossimità delle Americhe per orientarsi, in realtà è il grido con il quale in autobus si esorta ad aprire le porte dello stesso, misteriosamente appunto, bussole.

PIPISTRELLI, SCHERMO, CAROTA - sempre per la distorsione liguistico-sadica del palermitano, sono parti del corpo, polpastrelli, sterno e carotide.

SBITARI L’OSSU RU’ CULU - minaccia onomatopeico-ortopedica, letteralmente significa che se non si cessa un comportamento pernicioso, verrà applicato un movimento rotatorio che sviterà l’osso sacro dalla sua sede naturale, dividendo in due il corpo del malcapitato.

VERME TAGGHIARINU - di solito è la tenia, in ogni angolo del globo, da noi è più che un parassita, quando a qualcuno si dice “hai il verme tagghiarinu” è definire un essere abietto senza fondo, capace di ingurgitare ogni cosa in porzioni che ovunque sarebbero da obesità cronica, ma per il palermitano sono appena un assaggio.

PIZZO - sarebbe la punta, la sommità, l’espressione “essere seduti in pizzo” viene usata per definire chi è facile a irritarsi. Da non confondersi con un altro tipo di pizzo, di cui faremmo volentieri a meno, tutti e per sempre, di cui, purtroppo, sapete il significato.

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