Esegesi della telefonia in auto

Ogni mattina mi alzo, ben conscio che il mio smartphone sarà l’oggetto più osservato della giornata. Ammetto di aver fatto analisi sociologiche, di aver detto anche io: “stiamo diventando dipendenti da questi aggeggi infernali”, ma poi faccio come i nonni che vivono con i figli, borbotto, mi lamento e poi torno a ipnotizzarmi.
La verità è che stiamo sfiorando vette di ridicolo. Possiamo essere ovunque, in pieno tsunami o a casa in poltrona, se il cellulare dà segno di esistere ci scaraventiamo su di lui, come pitoni su un topolino.
Rimango basito in special modo dalle evoluzioni che usiamo fare in macchina, pur di dare il nostro tributo al dio dalle batterie di litio. Ho visto diverse tipologie di specie umana, provo a elencarle. Ovviamente tutte persone che ignorano l’esistenza di quell’apparecchietto denominato auricolare.
L’ACROBATA - deve assolutamente condurre la conversazione, ma al contempo guidare, il risultato è passarsi il cellulare da una mano all’altra, cambiare marcia col piede e girare lo sterzo col culo. A questo tipo di automobiltelefonista si deve l’espressione “guidare col culo”, per nulla metaforica.
LO STUPITO - va a 20 all’ora, in mezzo alla corsia, parla beato, cornetta all’orecchio, prima ingranata senza remissioni di cambiamento, se quando lo sorpassi gli elenchi tutto il repertorio tratto dall’enciclopedia dello smadonno, dal pleistocene ai giorni nostri, ti guarda come un bimbo offeso, quasi a dirti: “un attimo diamine, sto parlando…”.
LO SCAFISTA - ligio alla legge, se gli squilla il cellulare accosta e si ferma a parlare. Ma non lo fa dove si può. Lo fa ovunque, dalla piazza di Città del Vaticano durante l’Angelus Domenicale, fino al passo carrabile di uscita mezzi dei vigili del fuoco mentre l’incendio divampa in città. Non posteggia la macchina, l’abbandona a mo’ di relitto lasciato da uno scafista.
L’AMANTE CLANDESTINO - esce dall’ufficio, uomo o donna che sia, ha una relazione extraconiugale, l’unico inconveniente è che può gestirla solo nel tragitto da casa al lavoro e viceversa, in quei pochi chilometri parla come un colombone innamorato, tuba litiga e amoreggia. Col risultato che l’autovettura viene guidata a seconda dell’umore, piano se è in fase aulica, a strattoni se sta facendo scenate di gelosia, fluida e veloce se è tutto un sorriso, tanto il risultato una volta tornati a casa sarà un ritardo giustificato con il traffico e una serie di bestemmie in dote degli automobilisti che hanno avuto la sventura di incrociarlo.
IL COLLETTIVO - per lui la conversazione privata non esiste, sia a piedi che in macchina. È capace di telefonare e parlare degli affari suoi ovunque, rigorosamente di fronte a tutti, quasi obbligati ad ascoltarlo. Mentre guida è l’apoteosi, possiede un kit vivavoce degno dell’impianto di amplificazione di un concerto heavy metal, lo sentono tutti, anche dalle auto vicine. Il più delle volte il soggettone non avverte l’altro interlocutore di essere in vivavoce. Con gli spiacevoli inconvenienti che l’altro, credendo di essere in due, magari si abbandona a flatulenze rumorose e variopinte, ignorando di essere ascoltato da un pubblico che manco l’assemblea condominiale del grattacielo di Dubai.
IL SUVERIORE - scritto proprio così, solitamente ha un automezzo lungo quanto la portaerei Forestal, paga un bollo che nemmeno l’IMU della villa di Silvio ad Arcore, ben vestito, firmato pure nel cordone ombelicale. Per misteriosi motivi pur avendo il mondo in mano, non possiede 20 euro per pagarsi un auricolare, quindi gira con il suo T-rex a 4 ruote, parlando e cicaleggiando col cellulare in mano, ovviamente di affari a suo dire importanti. Forse sta contrattando l’acquisto di una azienda di auricolari, così gliene regalano uno.
L’ASPIRANTE SUICIDA - lui ci prova, poveretto, entra in macchina e si mette gli auricolari, mette il cellulare nel taschino, ma quando suona non sa quale bottone premere, il filo delle cuffie si incastra nel volante, lui cerca di districarlo. Al primo semaforo la scena che si presenta agli astanti è un gruppo in stile Laocoonte, di fili, cambio,sterzo e telefonante color melanzana impiccato alla cuffia.
Ovviamente lascio alla vostra fantasia il tratteggiare altre categorie, la zoologia è bella, specie quando trova nuove specie. Mi si perdoni il gioco di parole.

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