La linea sottile

La linea che divide qualcosa. A volte è tracciata a vernice indelebile. Spesso è solo immaginaria, il limite che mettiamo nel tollerare o meno qualcosa che ci addolora o ci fa male. Il tracciato monocromatico, di colore vivo o grigiastro, con cui diamo una direzione alla nostra esistenza. Se ci facessero una domanda a bruciapelo, come risponderemmo?

Qual’è la linea che noi tracceremmo per distinguere una tragedia da una banalità. Sembra facile. Poi le nostre vite scelgono di indossare maschere da attori grotteschi e la risposta diventa una battuta da avanspettacolo, con un doppiosenso volgare, e poi si aspetta la risata.

Per Benjamin Lee è diventato un modo di ridicolizzare, quella incapacità umana di distinguere le vere tragedie. Una inabilità, una atrofizzazione, che porta a risultati sconfortanti. Lee ha ideato la campagna di sensibilizzazione “middle class problem”, compiendo una semplice operazione, ha messo accanto a delle foto tragiche, addolorate, dei post e dei tweet trovati su facebook, veri, verissimi, che giudicano tragedie delle solenni cagate. Mi si passi il termine. “Ho bevuto una tazza di tè col latte di soia, la peggiore decisione che abbia preso nella mia vita”, “non posso credere di aver comprato un tostapane senza la funzione bagel”, oppure la più sublime: “sono stata 15 minuti in coda per scoprire che avevano finito il caviale, un lunedì rovinato”.

Quella linea di confine facciamo sempre più fatica a tracciarla, potete accorgervene tutti. Basta aprire facebook, spesso contornato da nostre, sottolineo nostre banalità da elettroencefalogramma piatto. Una linea sottile, lunga. Nera funebre. Noncurante di ciò che accade intorno, attenta solo ai “mi piace”, ai commenti. Il mondo esterno passa da lì, dai link degli amici, dagli slogan ripetuti, dagli “ahahhahhah” per sottolineare la battuta riuscita.

Linee, che fanno distanze, che fanno chilometri, mentre noi siamo immersi nel nostro socialnulla. Una campagna recente di Amnesty international ritraeva scene atroci di sevizie di parti del mondo, “non sta succedendo qui, ma sta succedendo ora” dice lo slogan. Dove c’è un’altra linea dal colore netto. Una linea rossa, dove in questo momento un bambino attraversa un confine in Siria, con la sua bici. Non sta giocando, sta sfuggendo ai cecchini, ha un incarico importante, deve portare viveri alla sua famiglia, mentre gli sparano addosso. La linea della pazzia umana, che acceca.

Un bambino è un bersaglio, se non ci si vede più con gli occhi degli uomini. Un bambino è solo un essere minuto, che viene scelto a rischiare la vita perchè giovane, agile e in grado di sfuggire alle pallottole. Di andare oltre la linea. Quel bambino forse non ce l’ha fatta a superare la linea rossa. Noi e i nostri problemi a volte da quattro soldi, narcotizzati, sicuramente una linea l’abbiamo superata. Quella oltre la quale c’è il nulla condito di insensibilità. Benvenuti. Non si sta poi male con questa morfina di coscienze.


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