Le cipolle fanno male quando te ne vai



La storia raccontatami da un padre separato, scritta in prima persona, come fosse lui a parlare

Siamo stati insieme in quella che tu chiami “la casa di papà”, ti ho cucinato una cosa nuova, mi hai detto che era buonissima, la volevi rifatta, abbiamo fatto i compiti e ogni tanto mi dicevi "non voglio andare via", abbiamo giocato insieme alla playstation, che chissà da quanto non la accendevo. Per la prima volta hai voluto il videogioco del calcio, hai fatto due gol bellissimi ed eri contento, non mi è mai sembrato così importante un videogame, non mi è mai sembrata così fondamentale una amichevole "virtuale”. Hai voluto disegnare, mentre mi dicevi "dai, parliamo un po' di noi due".

Io e te al cinema.
Vediamo un cartone animato, oggi sei parte di me per un pomeriggio fatto di occhiali 3d e di popcorn, da un sapore che mi sembra miele ogni volta che sorridi.

Il sorriso è un vasodilatatore, I tuoi discorsi mi pompano sangue buono. E quando mi dici “mi manchi tanto”, devo spiegarti che spesso i grandi non riescono a parlare, meno ancora a comunicare e ci andate di mezzo voi figli. Allora vuoi capire, ti devo spiegare una parola che sembra semplice: “comunicazione”. Comunicare è difficile, spiegare che cosa significa comunicare, è impossibile. Specie quando quello che vorrei fare è non parlare: ti stringerei a me per non provare più questa sensazione di squartamento. Il cuore è possibile dilatarlo anche per chilometri, questo potrei spiegarti.

Un avvocato mi regolerà gli orari per sorriderti, quando e come abbracciarti, annusarti, incontrarti, portarti al mare, questo dovrei spiegarti. Ma come faccio a dire una cosa così difficile mentre tu mi illustri come si evolve un Pokemon? E come faccio a non ridere mentre mangi la pizza che sembra viva, dotata anche di forza per aggredire lei te, visto che ce l’hai tutta addosso?

Poi sei dovuto andare, in questa nuova vita che affrontiamo divisi. Io sono tornato a casa e le stesse pareti sapevano di nulla. Mi mancava un pezzo del mio cuore che ho donato a te quando ho dovuto scegliere. Perchè quando non si va d’accordo, tra grandi, si sceglie. E le scelte sono spesso con una sola operazione matematica, la divisione. E spero mi capirai e perdonerai le divisioni che stai pagando, una separazione che è da tutto, fuorchè da te, da cui non potrei mai dividermi. Mi sono messo a cucinare anche un po' incazzato.

Volevo restassi. Poi ho guardato sul frigo. Eri andato a prendere un disegno e lo hai messo lì. Senza farti vedere. Per questo mi dicevi "guarda bene quando torni a casa". Ho guardato e sento qualcosa, sicuramente sono le lacrime che vengono quando uno affetta le cipolle. Anche se non le sto nemmeno affettando, le cipolle, ma è così, punto e basta. Sono le cipolle. Difficile per me dire tutto quello che sento. Specie a chi amo. Ma giuro che ci provo. Però, cazzo quanto fa male, quando guardo quel disegno col sole, con su scritto “ti voglio bene”. Quanto fa male questo bene diviso.

Un grazie particolare al papà che ha diviso con me le sue emozioni.

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