Molòn Labè

Più guardo questo vecchio pazzo mondo, più la mattina mi sveglio stanco. Come chi sa il gioco e ormai si è stufato di partecipare. Vittime che sembrano carnefici e viceversa, si va dai politici collusi con la criminalità che sembrano vittime della giustizia a chi fa subire le peggiori angherie in famiglia e fuori appare un consorte perfetto.

Sono stanco di vedere classificate come “giusta pretesa” la prevaricazione. Come legittima la delegittimazione.
Disilluso nel vedere che non cambia nulla, perchè i posti di lavoro sono sempre più padronanza degli amici di parenti degli amici. Senza distinzione, a destra e a sinistra.
Un paese senza la minima traccia di meritocrazia, non va avanti il più intelligente, ma il più furbo. Dove chi paga le tasse si sente defraudato da stipendi, incarichi e consulenze delle caste, chi non paga le tasse è quasi un eroe. Un Robin Hood surreale.
Appalti truccati peggio di una mignotta, soldi sporchi e ottenuti illegittimamente, che circolano indisturbati. Finta onestà di facciata.
De Gregori cantava “legalizzare la mafia, sarà la regola del duemila”, tra poco devolveremo l’otto per mille alla criminalità organizzata, sarà tutto lecito.

Un pregiudicato che si erge a martire, quando avrebbe ben altro, molto ben altro da pagare, che fa regole elettorali.
Sarebbe forse meglio insegnare la prevaricazione ai bambini, piuttosto che la legalità. Un giorno a Luigi Garlando, autore di un libro per bambini su Giovanni Falcone chiesi come avrebbe spiegato ai più piccoli la trattativa stato-mafia. Mi rispose che non lo sapeva, che sarebbe come se la maestra fosse d’accordo col bullo che tormenta la classe. Inconcepibile. Recentemente abbiamo anche stabilito che avere regalata una casa vista Colosseo, a propria insaputa, non è reato. Con i facili umorismi che si possono scatenare in argomento.

Viene voglia di arrendersi. Per qualche secondo, poi però penso a un parallelismo. Tra Leonida e Giovanni Falcone. Leonida impedì a Serse nel 480 A. C. e alle migliaia di soldati Persiani di avanzare alle Termopili per invadere la Grecia, con soli 300 uomini, resistette a un’orda immane. Il re Persiano lo minacciò: “le nostre frecce oscureranno il sole”, lui rispose: “meglio, combatteremo all’ombra”. Morì massacrato, ma eroe. Massacrato, ma eroe fu Giovanni Falcone. Non devo certo narrare le sue gesta, come del resto è inutile con Borsellino, le scorte e quanti hanno dato la propria carne perchè credevano in questo Stato.

Perchè si resiste per una idea: che chi ci governa capisca il sacrificio, che non sempre nella vita, nel lavoro, nelle relazioni umane ha ragione chi grida più forte o piange più rumorosamente, pur non avendo nulla per cui farlo. Che non può essere la violenza lo strumento dell’affermazione della propria posizione.

Per una iscrizione che ricorda i 300 alle Termopili, ma varrebbe ancora adesso, per qualsiasi vittima dimenticata o falsamente idolatrata da questo Stato: “va’ o passeggero, narra che qui noi morimmo in obbedienza alle leggi”.

Nonostante tutto dobbiamo resistere e combattere, che sia scrivendo, urlando il nostro sdegno, stando svegli, e se ci chiederanno di asservirci, di accettare questo schifo che chiamano vita pubblica, o la grettezza umana, se ci intimeranno di consegnare senza condizioni le nostre coscienze e la dignità, risponderemo come Leonida quando gli fu chiesto di consegnare le armi dall'esercito Persiano, o sarebbe stata guerra. In segno di sfida esclamò sprezzante: "Molòn labè!", in greco antico. Venite a prenderle.

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