Equilibristi ed equilibrati

Vedo le foto del manicomio di Volterra, ne fanno una mostra. L’abbandono che esce fuori da quel posto credo sia pari alla disperazione che ha assorbito. Stanno cercando di salvarlo, come isola maledetta di ricordi dei folli, ma anche come archivio di opere, disegni, scritti incoerenti nati e disegnati in quelle pareti dove ogni uomo andava in scena con una commedia della realtà, presente solo nella propria testa. Alcune opere sono proprio belle, alcune lettere sono capolavori. Simone Cristicchi vinse un festival di Sanremo, trasformandone una in canzone.
Forme d’arte visiva e di espressione che promanano dalla pazzia, verrebbe da chiedersi, da dove se no?.

Perchè è quell’ingranaggio impazzito, quella scheggia che fora le convenzioni e la morale, che crea il genio. Solo che purtroppo a volte va oltre. Credo di ricordare poca gente che possa definirsi equilibrata, dare vita a qualcosa di geniale. Se c’è e la mia memoria non mi aiuta chiedo venia. Ma voglio credere che solo una follia contenuta, abbia creato dipinti che mozzano fiato, solo un cantare fuori dal coro, ha dato vita a forme di talento espressivo che fanno intuire il confini del genio e scatenano l’invidia, per non potervi arrivare, quasi fossimo degli Ulisse che avranno strali divini, solo per aver osato immaginare le colonne d’Ercole. Ma è vero. Fatti non fummo a viver come bruti e la follia ce lo dimostra. Non a caso l’uomo che si piega alla convenzione, spesso abbrutisce.

Mi trovo spesso di fronte a gente che ama definirsi equilibrata, con la coerenza del comportamento. La lucidità del pensiero organizzato. Ma mi verrebbe da dirgli che quello non è equilibrio, è rigidità. È essere metodici, è non concepire una variazione perchè sconveniente.
Il vero equilibrio avviene secondo dopo secondo, come fossimo su una fune, come tanti equilibristi, ogni momento dovremmo cercare un nuovo assetto, sopportare il vento che ci spinge dove non vorremmo e sforzarci di mantenere un punto saldo mentre le raffiche ci fustigano, tirare un sospiro di sollievo per non essere precipitati, per aver raggiunto un traguardo dopo aver provato paura, panico e poi coraggio e fiducia. Una sfida di un piede dietro l’altro mentre il mondo picchia forte. Quello è equilibrio.
Forse i pazzi hanno solo rifiutato un equilibrio che non era vita. Preferendo il vuoto, la perdizione. A volte solo un gioco del destino li ha resi tali.

Ma a guardarli in quegli occhi liquidi, mentre sto pensando che qualche confine delle loro colonne d’Ercole l’ho intravisto anche io, penso sfinito e felice che, sì, vale la pena. Vale la pena un passo dopo l’altro, capire che chiunque può essere normalmente speciale. Che è struggente ma rende vivi, provare a sbattersi in questa fune percossa dal vento, dove non tutti arrivano integri dall’altra parte, e chi lo fa è fortunato, e coraggioso. E tanto altro che appartiene a una tombola d’esistenza in cui ci danno una cartella per tirarci avanti. Ci va di culo se facciamo terno.
Meglio equilibristi, che equilibrati. Finalmente l’ho capito.

Powered by Blogger.