Le parole che indossiamo

Col tempo ho imparato il peso di certe parole. Perchè se le vedi le parole sono leggere, se le usi sono familiari, se le indossi, diventano come armature di lana di ferro, quelle che usavano i cavalieri. Le parole indossate sono quelle che vivi, che si attaccano alla tua pelle e ne diventano, pelle.
Ho indossato diverse parole. E mi è pesato, a volte come prendere in braccio un bambino che ti accorgi che è cresciuto, una sensazione bella e struggente, a volte. Ho capito e pronunciato a significato pieno parole come: cordone ombelicale, padre, lite, infedeltà, schiaffi, puttana. Ho colto appieno cosa significasse trasloco, nave, nostalgia, suicidio, tumore. Donazione di organi, fegato. Morte. Che brutta parola.
Ho accarezzato belve fonetiche come, morbo di Krohn, binge-eating, termini sensuali, odore, profumo, parte animale, pelle, mani. Volgarità che fanno da contraltare a poesie, fare l’amore, scopare.
Vocaboli da sorriso, gita fuori-porta, allegria, amici, stronzate. Uomo Ragno, Grecia, Gatto, nero soprattutto.
Assaporare il benessere quando si calma la parola “pancia”, il veicolo di altre due parole da dolcezza infernale, cuore e cervello. Poi, corsa, calcio, partite. Tombini del ricordo in alfabeto: obiezione di coscienza, beneficenza, volontariato, sclerosi multipla. Nuoto, mare, Palermo. Rosanero, questa è fin troppo facile.
Ricordi da esplosione mnemonica, magistrati, libro, Capaci, Via D’amelio, strage, rispetto. Quartiere, musica.
Parole che non ho ancora capito, incomprensione, comunicare, parlarsi, dubbi, separazione. Parole olfattive e che prendono tutti i sensi. Annusare, bambino, cucciolo, crescita. Accudire.
Nomi associati in maniera indelebile. Uno per ultimo, alla parola Compagna di vita, fiducia, ferite da guarire, per sempre. Spero, e lotto. Altri due termini in cui credo. Un nome per il termine figlio. E poi sto imparando ad associare il termine amico a un paio di nomi, non pensavo più di esserne capace. E poi ovviamente scrittura, poesia, mutilazione d’anima.
Tutto questo si comprime in una sola parola, vita, ogni parola è una storia che la compone. la sillaba.
E mi viene un lieve sorriso, pensando che c’è chi vorrebbe insegnarmene il senso, avendo meno parole delle mie che la compongono.
E mi viene da pensare che tutte queste parole non devono declinare la disillusione, che devo chiedere scusa al mondo, per tutte le volte in cui non l’ho guardato con gli occhi di stupore infantile. Che è grasso che cola di questi tempi, vedere e godersi l’ennesima alba.
Guardate quante parole compongono la vostra vita, provate a pronunciarle a voce piena. Potreste scoprire di averne più di quanto pensate. E forse saranno pochi quelli in grado davvero di insegnarvi a stare a schiena dritta. Non si deve mai desistere d’esistere.

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