Atanato



Me lo raccontò mio padre un giorno. Avevo pochissimi anni, non spiccicavo una parola.
Leggenda narra che mi misi in piedi e afferrai la ringhiera di un balcone, come posseduto. Urlai per tre volte una parola straniera, non dicendone nemmeno ancora in madrelingua.
Atanatos. In greco antico, immortale. Quasi come bestemmiassi al mondo che non lo temevo e non mi faceva paura già a quell’età.
- Forse sei davvero la reincarnazione di un guerriero greco - mi disse tra il serio e lo speranzoso. Per un mondo come il nostro avere grinta è il minimo.
Immortale, già, chissà a che prezzo, pensavo. Invece no. Immortali si diventa quando si riesce a lasciare in eredità ciò per cui si sta a questo mondo. L’ho capito quando ho cominciato a scrivere,
Volevo lasciare qualcosa a chi veniva dopo di me, sono solo capace a fare l’acrobata di parole e ad amare con un sentimento sincero, quindi con difetti centuplicati e pregi che possono disorientare.
Se mio figlio cercherà di capire oltre l’amore che gli ho dato, cosa ho saputo fare avrà qualche pagina scritta. Se avessi fatto il fornaio gli avrei insegnato a fare il pane. Ognuno ha un talento. Ognuno.
Atanato, immortale. Lo possiamo essere tutti, regalando quello che meglio esprimiamo. Mi resta la curiosità e la magia di pensare che chissà…
-Potresti essere la reincarnazione di un guerriero greco- diceva
Potrei, magari.


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