Di coltelli, fragilità fatemorgane e mangiafuoco

Le immagini delle persone ferite dalla vita sono delle fatemorgane, la colpa è tutta della loro paura. Si sforzano di abbassare il loro livello di desiderio, per non ferire, per non urtare la sensibilità di chi gli elargisce il loro amore. Adattano il loro cuore come le sorellastre la scarpetta di Cenerentola.
Dietro però è tutto un lavorio di spine. È come provare a stringere un riccio. Il frutto è di sapore pieno, ma la buccia fa un male cane.
Mio padre diceva sempre che di me va preso tutto il pacchetto. Poi con calma si smussano le spigolosità e si limano le reazioni. Immediate, istintive, di difesa. Io attacco prima di essere morso.
Non c’è ferita che renda buoni, ma ci si può lavorare, cominciando a distinguere chi ama e chi pugnala, cominciando a liberarsi dei fili di tutti i mangiafuoco che vogliono solo controllare e manipolare. Ci si può lavorare, prima di trovarsi soli e dire che si può benissimo fare a meno di tutti. Che sarebbe una sconfitta.
Bisogna prendere tutto il pacchetto. E avere un’arma che annulla i coltelli di parole che si disperdono. La pazienza.
Le immagini delle persone ferite sono fatemorgane, ma il miraggio non è mai bello quanto l’originale che si è trovato cercando con assiduità.


Powered by Blogger.