I delitti peggiori avvengono in cantina

I peggiori crimini si commettono nelle cantine o nei solai. No, non parlo di fatti di sangue.
Sono lì che cerco un martello, nuotando nell’oceano di cianfrusaglie, colto da una certezza. Il ciarpame del mio sottoscala scopa e si riproduce. Non si spiegherebbe altrimenti perchè ci sia roba che nemmeno pensavo lontanamente di comprare anche quando ero un bulimico ossessivo-compulsivo.
Tra le varie isole di nulla comprato a pochi euro e immediatamente rotto, intravedo un ricordo pruriginoso, un gioco che avevo da bambino.
Si chiamava “Giocagoal”. Il parente povero del calcio da tavolo nobile. Il subbuteo. Le pedine erano in plasticaccia, giocatori in posizioni diverse a seconda del ruolo, il campo di cartone, con i contorni dei colori della squadra dentro la scatola. Addirittura uscì anche una versione extralusso, con campo plastificato e molto più grande. Non aveva regole particolari e non ci voleva la laurea in fisica per manovrare i giocatori, come con l’altro gioco più figo.
La plastica storta di alcuni pupazzetti, schiacciati da troppi traslochi. Subito penso che era prima. Prima di ogni dolore, parola da pronunciare a significato pieno e corposo, prima di ogni gioia conquistata a fatica. Prima di capire il concetto di mutuo, di difficoltà economiche e stipendio. Crisi.
Era prima, prima di imparare a viziare un figlio, colmando i sensi di colpa con giocattoli, che ci compravano con lo stesso diabolico scopo.
Prima dei tornei di calcio del quartiere, delle socializzazioni e condivisioni senza strumenti che ci fanno parlare con un amico in Ghana, ma non ci fanno più citofonare a quello vicino. Forse perchè c’è un campanello e non il tasto “mi piace”.
Era prima di andare via, di sradicarsi. Di togliersi un organo dal proprio corpo per sempre. L’anima del luogo di nascita. Era prima dei “ti amo, no, non ti amo”, dell’imparare a radersi, arte mai appresa completamente, visto che ancora adesso mi passo il rasoio con il metodo latino “ad minchiam”.
Era quando indossavo la prima maglia da calcio che mi regalarono, di sintetico quasi urticante. La volli della Fiorentina, mai fatto il tifo, ma mi piaceva come era disegnata. Ci dormivo.
Era quando non dovevo fare spazio ai miei pensieri tra altri pensieri. Forse perchè semplicemente li rimuovevo più rapidamente, di una macchina sospetta parcheggiata di fronte a un ministero.
Ricordo perfettamente la sensazione che provavo giocando con quella realtà virtuale, anzi fantasiosa.
Mi sentivo il mondo in mano, più precisamente, il mio mondo era in punta di dito.
Ho la netta sensazione di essermi ucciso quella fantasia, da solo. I crimini peggiori si commettono in una cantina, dove ho scoperto l’anima trucidata della mia parte infantile. Confesso. L’assassino sono io. Rimuovete il corpo.


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