In onore al mio ruolo



Lo sono stato, ero al loro posto. Ero un protagonista. E non in questo teatro scialbo di provincia. Dicevano che avevo le stimmate, sentivo il sacro fuoco scorrermi dentro, il mondo era mio. Pensavo che addirittura il mio fosse un atto di generosità, mi donavo a chi aveva sete di riflettere, di capire. Ho creduto che le assi di legno pregiato fossero la vita. Guardavo uno per uno le prime file del mio pubblico adorante, pensavo che ad un mio gesto li avrei sedotti, con una parola conquistati, pronti a morire per me, come un condottiero.
Ho cominciato a non sapermi più muovere, non vedevo l’occhio della scena, dentro il camerino, che un po’ è casa mia, solo freddo e solitudine.
Sono scollato. Separato dal talento, che tenevo a me senza naturalezza. E ho cominciato ad aver paura. Che tutto questo non fosse vero. Oltre la montagna di spazzatura parlante, di critiche e apprezzamenti, vedevo una luce. Non desiderata ma affascinante.
Mi sono anche innamorato. Una come me. Dalle arti passavano le sue pulsioni. E le mie. Non ci si innamora di chi ama l’arte. È andata via, perchè ognuno insegue il suo demone personale nella propria vetrina e nel proprio palcocenico. Troppo ingombranti le nostre anime che non abbiamo saputo difendere. Troppi attacchi di avvoltoi senza amore.
Abbiamo ammiccato a Jack lo Squartatore, ci siamo persi in camerini di puttane reali e vergini sedicenti io e di uomini pieni di soldi e promesse di successo lei.
Il fato sarà una recita, cadremo nella trappola di chi seduce e abbindola con promesse recitate. Chi recita uccide chi recita.
Il mio destino si è compiuto così. Un passo troppo presuntuoso, la convinzione di essere qualcuno. Invece fuori da questo pesante tendone non siamo niente.
Il rancore verso i più bravi, il livore di non avere più chi mi pregava di donarmi, la mia arte consegnata e arresa senza condizioni a chi non amava che se stessa, dandogli le mie stille di poco talento ho solo aiutato un furto, mi ha rubato anima e ruolo. Lasciandomi nudo. Sa quanto freddo fa dentro un camerino vuoto e freddo?
Adesso attendo di morire. No che ha capito, come ruolo. Io ho rinunciato ai grandi palcoscenici. Il mio donarmi lasciava incantati, meravigliati.
Ero un attore, e lo so caro signore che le sembrava che stessi raccontando di una vita reale fin troppo fittizia.
Siamo tutti dentro una bolla, recitiamo, vantando sincerità. Trancio ciò che di me faceva un protagonista, caro signore. Lascio che altri brucino sull’altare dell’effimero di legno pregiato.
E anche nella vita, sarò comparsa. E in onore al mio ruolo, scompaio dopo breve tempo. Tra la fame e il desiderio di chi compie misfatti e tragedie, amori e mostra di mercanzia sudicia e poco erotica. Vado caro signore, lei si goda lo spettacolo.




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