Rapporti astratti



Fu per le celebrazioni di una santa Patrona siciliana molto nota. Venne scelto lo scultore Arnaldo Pomodoro per realizzare un cero votivo in onore alla Protettrice della città. Bellissimo, altissimo, purissimo, l’espressione massima della volontà dell’uomo di rendere omaggio agli dei. Mi si perdoni il paganesimo dell’espressione, ma al sud i santi sfiorano il politeismo.
Il cero era fatto secondo i canoni estetici e ispiratori dell’arte astratta, venne facile immediatamente ai cittadini spiritosi definirla “l’astratto di Pomodoro”. Una assonanza spiritosa. Se non fosse che al momento della accensione, successe una cosa ancora più ilare e grottesca. Il cero doveva rimanere acceso per tutta la durata della festa patronale. Si sciolse in pochi minuti, tanta maestosità crollata in attimi di bizantino e simbolico mutismo. A quanto pare il candelone, pur bellissimo non era stato fatto seguendo le esatte proprorzioni di impasto della cera e si sfarinò come una…no lasciamo perdere che stavolta la dico grossa. Diciamo che cadde come corpo morto cade, che suona meglio.
Si potrebbero scomodare i pervertiti dei simbolismi. L’effimera fiamma di fede, la grandiosità e lo spreco per il nulla, che si avvicina alle spese di certi politici.
O miutòs deloi, dicono i greci. La favola insegna. Scomodiamo una parte più emotiva, per fare contenti quelli che vivono di mielosità cibandosi di metafore.
La favola insegna, appunto, che non serve fare roboanti e solenni promesse di scalata al cielo, artistiche evoluzioni di devozione e amore, promesse e regali di eternità. In ogni rapporto umano, come nel fare un candelone del santo patrono, contano equilibri, saggezza, umiltà e poche parole arzigogolate, peggio di un fregio corinzio. Soprattutto serve non far sciogliere miseramente ogni passione e impegno, solo per insignificanti, microscopiche essenziali minchiate

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