Dif-fame da social

Stando a delle ricerche condotte sulle modalità di uso di Facebook la maggior parte delle persone che ne fruiscono, si comporta come un bambino di sette anni che reclama attenzione e desidera mettersi in mostra. Proprio così, è finito anche in un corto animato.
La percezione che noi abbiamo dei “mi piace” e dei commenti a un post, sarebbe una risposta inconscia di amore corrisposto. Come se attraverso i nostri “amici”, noi ci sentissimo dire che siamo importanti, che siamo amati. E invece scivoliamo nella solitudine. Il tutto sarebbe grottesco, ma ci sono anche conseguenze giuridiche di questo comportamento infantile.
Da tre anni a questa parte, la Corte di Cassazione, ha cominciato a definire in maniera seria il fenomeno. Specie sulla diffamazione.
La leggerezza con cui conversiamo di qualcuno su fb costa tantissimo, se scatta la querela per diffamazione, il valore del risarcimento aumenta esponenzialmente. Questo perchè, contrariamente al parlar male a mezzo stampa o giornali web, se tu offendi sul social network, non è la notizia che cerchi, ma è lei a cercare te, attraverso le notifiche. È come se ti bussassero alla porta e ti facessero una lista dei disgraziati del vicinato, senza che tu chieda nulla.
Ma non è finita, molti hanno il costume nobilissimo di parlar male in maniera cifrata, dando elementi vaghi e non facendo nomi. Questo non mette al sicuro chi crede di essere scaltro. Se dagli elementi emerge comunque chiaramente, che si sta parlando di qualcuno che è individuabile, il reato di diffamazione è dietro l’angolo.
Non serve nemmeno ripararsi dietro la scusa che lo si è detto nella propria bacheca, e che magari la persona offesa non poteva accedervi. La diffamazione, appunto, è una offesa che ci arriva “conto terzi”, per riferimenti o elementi che qualcun altro ci può riferire, ergo: se un amico in comune fa copiaincolla delle nostre boutade, la frittata è fatta.
Il capitolo bambini poi è delicatissimo, si moltiplicano i casi in cui uno dei coniugi non era d’accordo alle pubblicazioni su facebook delle foto dei figli. Ebbene non basta cancellare, può scattare la denuncia, stessa cosa, ad esempio per varie loro gesta, dal pensierino a scuola, al riassunto, al bigliettino. Esagerazione? Forse, ma intanto il tribunale è dietro l’angolo.
Senza contare che per esempio riferire esattamente ogni elemento della nostra vita, consente di avere un tracciato di ciò che siamo, molto più chiaro di quanto si pensi e questo è stato più volte segnalato e sconsigliato dalle polizie di tutto il mondo. Uno dei concetti che non vogliamo capire è che Facebook non è composto per lo più da chi ci commenta o ci ammira, ma da un esercito silente che passa e guarda, di cui non sappiamo assolutamente nulla, perchè non lascia traccia.
Ma noi continuiamo beati, a vivere connessi e poi scrivere di getto. Come bimbi, appunto, che non controllano più se è il caso o meno di dire qualche verità frignante e istintiva. E per noi intendo proprio tutti. Nessuno escluso.

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