Gentlemen's agreement



Patto tra gentiluomini, basato sull’onore e il rispetto della parola data. Non serve firmare nulla, dovrebbe valere più di un contratto. Per chi fa un mestiere che comporta “creatività”, come scrivere, inventare, sembra quasi un sogno.
Un mio amico fa un lavoro abbastanza difficile, vive di ciò che scrive e crea. In un momento come questo figuratevi quanto pane può guadagnare.
Tempo fa un imprenditore, o sedicente tale lo notò. Gli disse che apprezzava il suo lavoro, che lo ammirava. Gli aprì grandi scenari. Cominciò a passargli del lavoro da fare.
In quel momento per lui si aprirono prospettive da frigo pieno e da pizza e cinema in cui portare moglie e figli, senza contarsi l’euro in tasca.
Lavorò alacremente. Scrisse, creò. Quello che gli fu chiesto fece. Per correttezza, bussarono alla sua porta anche dei concorrenti e rifiutò tutto. Bastava la stretta di mano e la parola d’onore di chi gli aveva promesso per ignorare ogni sirena.  
Consegnò il suo lavoro. Con la garanzia, da parte del nobiluomo che aveva commissionato, di formalizzare tutto e procedere a firme di contratti, e pagare, in primis. Sono passati mesi, sta ancora aspettando. Non essendoci nulla di firmato, ciò che ha creato può benissimo essere stato trattato alla stregua di un tonno. Squartato, tranciato, sezionato e venduto a tocchetti. Lui ha provato qualche volta a chiamare e chiedere informazioni. Silenzio.
Gentlemen’s agreement, ciò che resta al mio amico è solo una mano vuota dopo una inutile stretta vigorosa. E forse anche un un po’ unta. Parola d’onore.

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