Il gigante e la bambina

Succede sempre così, ci si avvicina per ferite somiglianti, perchè la vita ha inferto coltellate più o meno negli stessi punti. Solo in maniera diversa.
Non crediate, non c’è differenza. Adreian cresciuto in un sobborgo, che perde la madre da bambino per un attacco d’asma all’improvviso e ha il padre in carcere per droga.
C’è tutto per non farcela. O invece per mettersi a mordere le rocce della povertà, per azzannare una esistenza e fare ciò per cui qualcuno lo ha designato. Un giocatore di Basket. Adreian diventa un giocatore dei Michigan State Spartans. Il gigante. Manca la bambina.
Eccola, Lacey, bellissima, una bellezza solare, sofferente e sorridente. La sua ferita da taglio si chiama Neuroblastoma. Tumore che colpisce il sistema nervoso. Adreian la incontra in ospedale, scocca la scintilla, non solo idolo e fan. Amici. Parola grossa di questi tempi. Ma loro lo sono davvero. Lei è sempre alle partite di Adreian.
“Quando perdiamo abbiamo il muso, ma se Lacey è con noi ci rendiamo conto di cosa sta passando e siamo sorridenti, lei non merita tristezza”, dice Adreian. E lei sorride, quei sorrisi che aprirebbero in due una montagna di diffidenza.
L’ultimo capitolo di questa storia è tutto in una immagine che nessuno scatterà mai. Un gigante solo e dei fari spenti. Lacey non c’è più, non ce l’ha fatta. Le ferite erano troppo difficili da superare. Adreian adesso potrebbe mollare tutto, per rabbia. Guarda il canestro. Su quel metallo inanimato ci aveva issato Lacey per prendere la retina, celebravano una vittoria.
Ogni canestro, per tutta la vita, sarà per Lacey. Questo giura Adreian. Mentre si tocca le sue ferite. E una fa tanto male. Fresca. Troppo fresca.

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