Il sale è sangue

Guardando mio figlio bagnarsi senza timore in mare, fottendocene entrambi di eventuali malanni, pensavo che stanotte ho sognato mio padre.
Non accadeva da sette anni, prima che nascesse quel pesciolino che adesso prende a calci l’acqua. Quella volta mi lasciava il testimone, chiudendo il sogno con una frase, dopo aver taciuto per l’intero film onirico. “Fino a qui ti ci ho portato, ora te la cavi da solo”. Così chiuse il nostro ultimo etereo incontro.
Mentre osservo con finto distacco il mio cucciolo d’uomo cercare sole e sabbia, penso che il sale è sangue. L’acqua di mare è il posto dove io e mio figlio ritroviamo grazia e armonia. E coordinazione. Anche mio padre era così. Fuori dall’elemento idrico era un orso ubriaco. In acqua cambiamo colore d’occhi, io e lui, come mio padre. Verdi. Verde bottiglia.
Tornando a casa lo osservavo. Si addormenta come suo nonno, quando mi aspettava seduto su una sedia, arrabbiato per il ritardo dei miei bagordi. E si appisolava sulla settimana enigmistica. Al ritorno gli vedevo un’aria imbronciata ormai in fase rem, comicissima. Tutto questo essere similari non è sangue, è trasmissione per sale d’acquamarina.
Per la cronaca, stavolta ho sognato che mio padre mi diceva di scrivere una poesia in rima. E me la dettava.
Come passeggero di treno
Osservo questo mondo con distacco
Mentre penso che, per sua logica da matto
Mi piace sempre meno

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