La bellezza è claudicante

Meglio di una favola, un quartiere piccolino, di una città che va in serie A. Il Chievo. Non appena nella scena massima, si piazzò al primo posto. Costato poco o nulla e composto da giocatori non eccelsi. Valse lo spirito di squadra. Quando li intervistavano, i giocatori avevano l’aria smarrita di chi diceva “io che ci faccio qui?”. Osarono sfidare i grandi, abituati a vincere con i soldi e le stelle. Ovviamente non durò tantissimo, ma fu bello provarci. E fu bello guardarli mentre ci provavano, a sfidare le colonne D’Ercole.
Una delle più belle canzoni d’amore che io abbia mai sentito, esprime una devozione ai limiti del sacrificio. Si intitola “brucerò per te”, la cantano i Negrita. È dedicata alla moglie di Pau, il cantante. La storia è semplice nella sua brutalità, la band stava uscendo con un album nuovo e poi “è successo quello che succede a tanta gente, ma che finchè non ti sfiora non sai cosa vuol dire”. Parole di Pau.
Una grave malattia. Una bellissima ballata che proclama un amore incondizionato, o la salvezza insieme, o il bruciare per lei. Il disco è uscito molto dopo. In tutto quel periodo, Pau non è mai apparso, non ha mai speculato sul dolore, non si è mai incorniciato con esso. Ha aspettato, e combattuto, o lei o il fuoco.
Io non ho mai amato le favole a lieto fine;
sorrisodiceraevisserotuttifeliciecontentivatuttobene. Mai, mi sono sempre sembrate da psicopatici.
Troppo artificiali, artefatte, senza arte. Senza arti inferiori per correre bene e ovunque.
Ho goduria di una bellezza particolare, quella della caduta all’ultimo metro perchè davvero non ne hai più. Lo sguardo sorpreso di aver trovato dov’è l’interruttore della propria anima. E lo si accende, senza chiedere nulla in cambio. La perfezione del successo che fa filotto mi è antipatica.
La vera passione che sfocia in devozione equilibrata, è leggermente claudicante, e sorride, anche quando il fianco fa male. Ma non importa. E amore ha una rima strana, anche con Tumore.


Powered by Blogger.