Non è solo perdersi

La guarda nella sua rigidità. In quegli occhi grandi che scattano sulla difensiva, tutte le volte che si gira dall’altra parte, per non continuare una discussione. Non sembra, ma di spalle percepisce.
Lei sempre armonica nei movimenti, occupa lo spazio con una leggerezza che lui le invidia, gli piace vederla muovere. Rimane ore a guardare le linee immaginarie che disegna. Sembra dipingere senza colori.
In quei momenti lui sente quel suo tornare bambina. Lo fa sempre. Se si sente colpita tornano tutte le sue paure di quando non era nemmeno alta un metro. Si rinchiude nelle spalle, smette di essere parte dell’ambiente. Diventa per un attimo solo quella che deve rinunciare a qualcosa. Che non prende il mondo a morsi. Lei che ama i colori nelle loro tonalità sfumate, se sta male li vuole netti. Il bianco, bianco. Il blu senza troppe varianti. Anzi nessuna.
Devono mettere troppe cose su un piatto che pesa, mostrare quello che nessuno ha mai apprezzato, la voglia di essere riconosciuti da qualcun altro che non siano loro. Elargizioni a un mondo che non merita questo dispendio.
Questo momento di incomprensione atavica può durare come il suo aggettivo. Partire dalla notte dei tempi e non finire mai più. Devono solo valutare l’uso che faranno della parola perdere. Perdersi l’uno nell’altra, perdersi l’uno senza l’altra. Però perdersi non è solo smarrirsi, è anche perdere, essere sconfitti.
Lui quasi per sfuggire ai suoi occhi grandi che chiedono un passo indietro guarda verso il balcone. C’è una notte stellata. Si volta verso di lei, che sta recuperando le sue difese.
Resettano distanze che impediscono una sconfitta, perchè troppo strette a far entrare orgoglio.
Le prende la mano, non sa se per condurla, o per un gesto di protezione e alleanza antica.
- possiamo andare al mare domani, sarà una bella giornata - le dice.
Lei non risponde, sorride, inclina la testa, ricominciando l’armonia, il canto del non perdersi.

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