Non racconto altri finali

Correva l’anno 1992, mentre Giovanni Falcone veniva ucciso dalla mafia a Capaci, insieme alla moglie e alla scorta.
Arsene Wenger, futuro allenatore dell’Arsenal, su incarico di Platini, che dirige la Nazionale Francese, va a visionare una squadra contro cui i galletti devono giocare.
È successo che in Jugoslavia c’è la guerra e la nazionale di calcio slava non viene ammessa al campionato Europeo, in Svezia, pur qualificata.
Viene ripescata la Danimarca. I giocatori vengono richiamati in fretta e furia, erano già tutti in vacanza, nemmeno il tempo di creare la differenza tra la pelle sopra e sotto il costume. Il loro allenatore, Moller aveva ricevuto la notizia mentre smontava una cucina, figuratevi.
Wenger guarda una loro amichevole, poi va da Platini, che gli chiede:
- che hai visto?
- sicuramente la squadra che non vincerà gli europei, non stanno in piedi - chiosò spocchiosamente Arsene.
Favola a lieto fine? Non proprio. Kim Vilfort, centrocampista danese, durante quegli europei apprende che la figlia è malata di leucemia, l’allenatore lo lascia libero di scegliere, giocare o stare a casa da lei.
E lui sceglie, gioca, e riparte per andare dalla bambina. Ogni partita, nemmeno la doccia, quasi.
La sua armata Brancaleone arriva in finale, contro la Germania, è già troppo, sarebbe abbastanza per una nazionale raffazzonata di ex vacanzieri.
Non è abbastanza, minuto 78; Vilfort ha tra i piedi la palla del 2-0 per la Danimarca, e non sbaglia. La Danimarca è campione d’Europa.
Ci sarebbe un lieto fine, e noi vogliamo che ci sia, per cui, per una volta, non continuiamo a narrare, magari parlando di cosa accadde alla figlia di Kim.
E adesso mi dimetto. Non intendo raccontare due finali diversi. Mi tengo quello più bello. La mia storia finisce qui. Anzi posso dirvi di Henrik Larsen, altro giocatore danese, in quelle partite epocali fece il fenomeno, segnando due gol in semifinale, e che poi in Italia, al Pisa, fece schifo, con decenza parlando. Misteri del calcio d’altri tempi.
La Danimarca è campione d’Europa, Vilfort segna. E la Francia, che pensava di avere a che fare con una accozzaglia di perdenti vacanzieri, non vince nemmeno una partita, una che sia una. E perde anche con Vilfort e soci. Due a uno.
Tiè! Wenger…

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