Orfani del tempo

Una canzone di Niccolò Fabi, "una buona idea", descrive di cosa si è orfani, di tempo, silenzio, illusione, disillusione, di dignità. Di una terra svilita. Essere orfani è una mutilazione. Di qualsiasi cosa si manchi. Non l’abbiamo lasciata noi, ci ha abbandonato.
È questa la sottile differenza, lasciarsi alle spalle per nostra scelta, tempo, foto, tessere di mosaico che compongono la parola “passato”, e esserci sottratto tutto, contro il nostro volere.
Rebecca Litchfield ha descritto questa mutilazione per immagini. Un lento fiume di case abbandonate, che a guardarle nella loro pienezza fanno tutte pensare che qualcosa d’improvviso abbia troncato la normale usura di una vita. La sua mostra si chiama “orfani del tempo”.
Non c’è nulla di più destabilizzante di una casa abbandonata piena di mobili, libri, foto, tracce, quadri.
Perchè ogni scorrere del tempo è come un corso d’acqua, sia che ci sia una piena, sia che sia un fiumiciattolo, segue una direzione, la aggira, la cambia, ma cammina.
E tutti noi abbiamo bisogno del conforto atavico di sapere che panta rei, come dicono i greci, tutto scorre. Che il sangue si trasmetta, che gli occhi prendano colore e curiosità da genitori a figli.
Guardando una casa abbandonata, hai la piena idea fisica della mutilazione, della privazione improvvisa.
Senti a pelle, che è contronatura tranciare. Tagliare di netto. Non consentire a un fiume, di scorrere anche scomposto. È contronatura.

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