Quante deviazioni hai?

Per un festival creativo mondiale lo hanno rispolverato.
Il vecchio super Santos è diventato simbolo del gioco e della creatività italiana, dei designer lo hanno reinventato disegnandolo in mille modi.
Curioso o forse ovvio che il nostro simbolo da esporre fosse questo pallone. Era il simbolo comunista del calcio di quartiere, la sua traiettoria era meno ingannevole del più economico super tele. Per questo si facevano collette, su collette per comprarlo. Era duro a morire, utilizzabile come camera d’aria storta per palloni di cuoio sventrati.
Nel mio quartiere degradato, a Palermo era da non mandare sulla traversa della porta, che altro non era che un cancello col filo spinato.
In fondo, per tanti, troppi di noi era la salvezza. Da genitori in crisi coniugale, da un futuro che ci aspettava al varco, e avrebbe fatto di noi le sue palline da flipper impazzito e truccato. Chi sarebbe diventato impiegato, chi disoccupato, chi, peggio, killer. A volte solo di se stesso. Bastava la sua presenza gommosa arancione, e tutti per quel giorno eravamo fuori da ogni giro che ci avrebbe fatto male.
Le sue traiettorie. Spesso storte, sottoposte a deviazioni da correnti d’aria, avevano un perchè.
Ci distoglievano da altre deviazioni, quelle che ci avrebbe imposto la vita, dai progetti che sarebbero finiti nel cassonetto della raccolta differenziata, perchè irrealizzabili, per sogno tranciato, o perchè non eravamo differenti da un mondo che ci avrebbe fagocitato e omologato. O portato ad avere depravazioni e pensieri che al confronto i cinema porno erano per candide educande. Ci distoglieva dal falso divertimento senza coscienza e non aveva ritagli in cui reperirlo
Adesso ho troppe deviazioni, non dipendenti dal vento, e non mi diverto più. Tu, quante deviazioni hai?

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