Social nuding e cruding

Rimango stupito da come in questi ultimi anni le persone abbiano sviluppato un rapporto quantomeno grottesco con la loro privacy. Se un tempo la discrezione era l’arma per condurre una vita senza troppi spifferi, adesso siamo noi per primi che apriamo la porta. Siamo indignati per le telefonate intercettate, poi forniamo informazioni dettagliate sul ristorante dove stiamo mangiando, fotografiamo il cibo prima di digerirlo.
La nostra pagina di facebook, quindi noi stessi, è diventata il nostro nemico più temibile.
Il 73 per cento delle aziende usano le piattaforme sociali per controllare se davvero siamo quello che esponiamo nei nostri curricula. Pertanto se ci dichiariamo animalisti e tra gli interessi sotto la foto profilo scriviamo “ amo tirare sotto in tangenziale cani, gatti, scoiattoli e porcospini”, ecco che qualcosa stride. Si chiama Social Recruiting. Sembra un modo di cucinare.
Si moltiplicano i casi di licenziamenti per aver parlato male di colleghi e azienda, per aver detto notizie delicate o non vere. A volte è invece una fortuna. Sembra che scrivere, avere un blog o usare la propria pagina perchè si è persone che hanno davvero qualcosa da dire, comporti una valutazione positiva. Una donna a cui stava per essere dato il benservito durante un colloquio di lavoro, ha avuto il posto, semplicemente perchè aveva un blog molto creativo in cui parlava in maniera intelligente di argomenti attuali.
Non vorrei essere nei panni di una persona di cui non posso fare il nome. Sul suo curriculum appare integerrima, nella sua pagina fb è una integerrima merda, mi si perdoni il francesismo, che sparge letame su qualsiasi cosa e persona. Chissà che prima o poi il Social Recruiting non si trasformi per lei nella più italiana Recrudescenza e colpisca, cucinandola come merita.

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