Waste discariche

Siamo tutti fieri del nostro Smartphone di ultima generazione. Tanto fieri che chiudiamo col passato alla velocità della luce. Buttando i vecchi cellulari. Non sono trendy. E noi vogliamo essere fashion e cool. E ragionare del nulla fritto e della sua sintassi, con mezzi adeguati.
Vi siete mai chiesti dove finisce il nostro passato teconologico? Vi butto giù due nomi, che toccano il paradosso.
Agbogbloshie, in Ghana. Secondo recenti studi è il posto più inquinato al mondo. Esatto. Altro che terra dei fuochi. Lo è più di Chernobyl e senza troppi casini. Hanno avuto più stile e con discrezione hanno creato un giacimento di e-waste, rifiuti elettronici. Portati lì dalle aziende che li rottamano, in immensi cimiteri multimediali, torme di ragazzini vanno alla ricerca del materiale prezioso. Ogni complemento elettronico all’interno ha piccole percentuali di argento e oro, che si prendono, ma per averli questa gente respira anche cadmio, piombo e diossina che si rilascia in atmosfera. I bambini vanno e crepano allegramente, pur di guadagnare qualcosa.
Il paradosso però è Guyiu, nella provincia di Guandong. In Cina. Dalla Cina vengono la maggior parte delle apparecchiature che usiamo, in Cina ritornano. Il paradosso è che le ricomprano proprio loro, per fare il riciclaggio dei pezzi. Bruciando tutto nei forni. In quattro anni la popolazione della zona è stata sterminata per la metà con le emissioni.
Volete freddi numeri? Ogni giorno (sottolineo, giorno) ci liberiamo di 140 mila computer e 400 mila telefonini, che diventano rifiuto. Ci stiamo uccidendo da soli, più segretamente di quanto pensiamo. E pensate per cosa li usiamo, a volte. Praticamente per minchiate.
Mentre siamo qui a chattare del nulla, qualcuno in Cina o in Ghana si lecca i baffi per il nostro prossimo gadget che compreremo. Cibo per la sua tomba di cadmio. Meditiamo?

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