Calcio di distruzione di massa

Fate conto che una banda organizzatissima si introduca nel caveau di una banca. Arriva la polizia e invece di arrestare tutti quelli che sono a razzolare la cassaforte, ferma solo il primo che esce fuori e gli altri no. Si processa solo lui, non volendo sapere chi ha ideato il colpo e chi lo ha messo in pratica.

L’aggettivo “ridicolo” è tra quelli che definiscono questo quadro? Bene.
Nel calcio italiano, lo scandalo delle scommesse ha creato proprio questa scena da Ridolini. A pagare sono stati e sono solo quelli che in palermitano vengono definiti “pisciteddi rì cannuzza”, pesci piccoli.
Giocatori, che ancora attendono la sentenza ordinaria ma giocano. Accusati di aver falsato partite. Altri squalificati dalla procura federale. Per chi non lo sapesse è la procura del mondo del pallone, la prima che dovrebbe indagare, che si muove come un dinosauro stitico, poi però quando la giustizia ordinaria comincia gli arresti,parte con le squalifiche a raffica con criterio tecnico definito giuridicamente “ad minchiam”.

Non si capisce come un paio di calciatori, sui quali si sprecano le battute sull’intelligenza, un Serbo e un Tailandese, siano riusciti a mettere su un giro d’affari clandestino di miliardi di euro. Eppure quella che sembra una barzelletta (ci sono due calciatori, un serbo e un tailandese…), per la giustizia italiana è la realtà.

Da tempo il calcio non è sport pulito ad alti livelli. Eppure c’è chi non guarda l’illecito che c’è dietro e chi si nasconde dietro le partite truccate. Non si comprende nemmeno perchè agli scommettitori non venga concessa una class action, per avere dalla Federcalcio e dalle società e I calciatori coinvolti, un giusto risarcimento da truffa. Il calcioscommesse di per sè è solo una monelleria da educande. C’è molto peggio. E per chi ama il calcio come me, è doloroso constatarlo.

Nel 2009 venne emanata una interessante relazione dal FATF. Non è un organo che si occupa di diete, bensì la Financial Action Task Force, un organismo intergovernativo, sorto in ambito OCSE, il cui scopo è lo sviluppo e la promozione delle politiche per combattere il riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo. Nel 2009 l’organismo si espresse lanciando l’allarme sulle destinazioni poco lecite dei proventi del riciclaggio che emergevano da cessioni di calciatori e da altre operazioni collaterali. In sostanza si diceva che il mondo del calcio è un veicolo di affari poco leciti che non vanno solo allo scopo di lucro, ma al terrorismo internazionale. I fondi neri del calcio finanziano ben più che microorganizzazioni criminali.

Nel 2012 lo stesso organismo ha ripreso la relazione del 2009, sostenendo che l’allarme è ancora più grave. Specie in settori già ampiamente citati. Tra cui il calcio.
Insomma, prima di definire il tiro di un calciatore “una bomba”, assicuriamoci che colpisca solo obiettivi militari, come spesso sostengono coloro che premono il bottone dei raid aerei, prendendoci allegramente per il culo.

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